Processi cognitivi

Questo particolare momento, legato al Coronavirus

Questo è sicuramente un momento storico culturale senza eguali, per la maggior parte; soprattutto per quelle generazioni che non hanno mai vissuto periodi di guerra o restrizioni importanti.

Ci troviamo a dover fronteggiare un “Nuovo”, un nuovo Virus, Il Coronavirus, che si trascina molte altre dimensioni di nuovo, un tempo nuovo, nuovi spazi, nuove modalità quotidiane, giornaliere.

Il Coronavirus è un virus molto potente, che mette a rischio la vita di molti ,e che impone regole rigide e restrittive rispetto alla libertà di essere e di agire di tutti. E’ un virus che ha una trasmissibilità molto elevata e che contempla il contagio per vie aeree e quindi che penalizza le distanze tra le persone.

In questi giorni siamo bombardati da stimoli continui e frequenti che sollecitano la nostra attenzione e il nostro arousal, cioè la nostra soglia di attivazione, c’è una sovraesposizione di immagini e notizie che ci informano e allertano su ogni minima novità. Ci sono informazioni pertinenti e poi ogni tipo di informazione che scaturisce dal personale punto di vista di ognuno di noi, quindi sicuramente gli input da seguire e quelli da scremare sono molti.

Sono molteplici gli stati d’animo della maggior parte delle persone, ma sicuramente uno particolarmente condiviso è l’Ansia, l’ansia si delinea come “l’incertezza verso il futuro”, che in questo momento è la quotidianità condivisa. E’ quel sentimento che lascia quel margine di non chiarezza di oscurità e convivenza con l’ignoto, quella via percorsa, fievolmente illuminata .

Sono cambiati i ritmi, le abitudini e le priorità di ognuno, tutti siamo messi difronte alla sopravvivenza.

Molte sono le riflessioni che si posso affrontare in questo periodo, ognuno di noi si orienterà rispetto alla propria personale sensibilità, molti i temi da toccare in un momento storico, politico e relazionale molto delicato; che sicuramente avrà delle ripercussioni in ognuno di questi ambiti.

Si è molto parlato della paura, della paura dell’altro, che questo periodo avvolto dal Coronavirus, ci fa respirare, la distanza di sicurezza per la propria salute dall’altro è di 1/2 metri, è necessario girare con una mascherina protettiva davanti al naso e alla bocca, indossare dei guanti ed evitare ogni forma di contatto se non strettamente necessario per le funzioni vitali, le possibilità di incontro e contatto con l’altro sono limitate al minimo indispensabile, è consigliato condividere gli spazi solo ed esclusivamente con chi si divideva già un quotidiano. C’è stata un accesa polemica in merito alla figura del runner, il corridore, la diatriba fondamentalmente riguardava la libertà degli spazi condivisi.

Una riflessione che mi ha sollecitato questo periodo di particolare sensibilità e di innumerevoli sollecitazioni esterne, è stata la differenza tra Paura e Diffidenza, partendo dal significato etimiologico.

La “Paura; stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o fatto che sia o si creda dannoso: più o meno intenso secondo le persone e le circostanze, assume carattere di un turbamento di forte e improvviso, che si manifesta anche con reazioni fisiche, quando il pericolo si presenti inaspettato, colga di sorpresa o comunque appaia”

“Diffidenza; l’esser diffidente, mancanza di fiducia negli altri per timore o sospetto di essere ingannato”

Lo spunto a riflettere sulla rilevanza di quest’ultima definizione, corta e spietata, che nasconde un enorme mondo di dolore, se si tramuta in metafora del periodo storico e sociale che stiamo vivendo.

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