Età evolutiva

La comunicazione efficace con i figli: alcune regole importanti

Quali sono le regole di una comunicazione efficace tra genitori e figli? Come possiamo affrontare al meglio problemi, conflitti, liti e quotidianità. Nel rapporto quotidiano con un figlio conflitti e scontri di opinioni sono all’ordine del giorno: compiti, disordine in camera, prepararsi per uscire, uso della tecnologia, andare a letto sono solo alcuni dei terreni di scontro più fertili e comuni. Tutti i genitori sanno che i figli possono appesantire enormemente il loro lavoro, rallentare i propri ritmi. Ecco che allora imparare a comunicare in modo efficace con il nostro bambino diventa un’abilità di fondamentale importanza. E necessario che ogni madre e padre trovi il modo di gestire il comportamento del figlio quando questo interferisce negativamente con i loro bisogni. Le capacità comunicative richieste quando è il figlio a causare un problema al genitore sono totalmente diverse da quelle impiegate quando il figlio causa a se stesso un problema. Nel secondo caso il problema appartiene al figlio, quando invece è il figlio a provocare un problema nel genitore, il problema appartiene al genitore

Quando il problema appartiene al genitore?

Molti genitori inizialmente trovano difficoltà a capire il concetto di appartenenza  di un problema. In questa società dove è sempre l’altro il problema  a maggior ragione i genitori sono spesso abituati a pensare facilmente ad avere figli problematici attribuendo il problema a questi ultimi piuttosto che a se stessi. Il segnale più evidente è che sono i genitori stessi ad avere sentimenti di disapprovazione, frustrazione, risentimento e sentendosi tesi, infastiditi, indignati o ritrovarsi a sorvegliare il comportamento del figlio.  Spesso i genitori gestiscono queste situazioni ricorrenti  in modo inefficace . Essi usano espressioni che hanno un’alta probabilità di:

– Provocare nel figlio resistenza ai suoi sforzi, di influenzarlo inducendolo a rifiutarsi di mutare il comportamento ritenuto inaccettabile dai genitori

-Indurre il figlio a pensare  che il genitore non lo considera una persona molto intelligente

– Far si  che il figlio pensi che il genitore non tiene in alcuna considerazione i suoi bisogni

– Far insorgere sensi di colpa al figlio

-Ledere l’autostima del figlio

– Spingere il figlio ad assumere un atteggiamento fortemente difensivo

-Incitare il figlio ad attaccare o a rivoltarsi in qualche modo contro il genitore

La maggior parte di loro non ha mai pensato  all’effetto che le parole possono scatenare nei figli. Saper comunicare è di fondamentale importanza per riuscire a gestire al meglio il rapporto con i nostri figli, sia per quanto riguarda le normali e piacevoli interazioni quotidiane sia per quanto concerne l’ambito educativo e la gestione del conflitto. Avete mai pensato a cosa può scatenare una parola? Il tono della voce? Una comunicazione non verbale?

“Ci sono tre modi efficaci per educare: con la paura, con l’ambizione e con l’amore. Noi rinunciamo ai rimi due.“(Steiner)

 

Il genitore quando comunica col figlio deve essere consapevole di queste possibili sfumature, perché incidono sulla qualità del messaggio e quindi della risposta. La postura del corpo, il tono della voce, la posizione delle braccia, se concordano col messaggio verbale, rappresentano chiaramente le intenzioni di chi lo formula e rendono credibile il messaggio stesso.

Il linguaggio verbale è quindi solo uno dei tanti elementi che ci permette di comunicare. 

La concordanza tra gli elementi verbali e non verbali permette di realizzare una comunicazione efficace rendendo chiari e diretti i messaggi che si vogliono mandare al destinatario. 

Al contrario una comunicazione in cui gli elementi sono discordanti disorienta il destinatario e non rende comprensibili le reali intenzioni di chi veicola il messaggio!

Alla base di ogni buona comunicazione c’è sempre la capacità di saper ascoltare.

E’ quindi importante diventare un “buon ascoltatore” o per meglio dire un “ascoltatore attivo” .

L’ascolto attivo è un’abilità che si può apprendere ed allenare ed ha un ruolo fondamentale nella comunicazione efficace.

L’ascolto attivo è da intendersi come la capacità di saper ascoltare con un elevato grado di attenzione e partecipazione comunicativa mantenendo il contatto oculare, ponendo domande se non si capisce il messaggio, mostrando interesse.

I figli hanno come modello primario i loro genitori, se questi usano una comunicazione aperta ed efficace lo stesso faranno i figli creando un’immagine di se stessi positiva e gratificante. Di contro quando la comunicazione è inefficace si può insinuare in loro l’idea di essere inascoltati o incompresi e quindi poco importanti.

Se i figli sanno ciò che i genitori si aspettano da loro, sono più tranquilli e si sentono compresi dalla famiglia. L’atmosfera che così viene a crearsi fa in modo che questi siano più propensi ad aprirsi e a confidarsi.

Altro punto fondamentale è comunicare parlando in prima persona  esprimendo le proprie emozioni senza giudicare l’altro  (diverso è dire “sei una peste, non ti fermi mai” un conto è dire “ora sono stanco” “non ce la faccio a giocare con te ” oppure “ora ho bisogno di riposare”). Quando il comportamento di un figlio è inaccettabile per un genitore perché interferisce  in modo tangibile con ciò che gli procura gioia o con il diritto di soddisfare i propri bisogni, abbiamo ovviamente a che vedere con un problema del genitore. E’ lui ad essere preoccupato, stanco, agitato, deluso,  infastidito e per far capire al figlio cosa prova deve scegliere un codice adatto. I messaggi in prima persona oltre ad essere più efficaci sono anche più salutari per il figlio e per la relazione genitore figlio. Comunicare ad un figlio con onestà l’effetto del suo comportamento su di noi è molto meno minatorio dell’indurlo a pensare che ci sia qualcosa di cattivo. La sincerità e l’onestà favoriscono l’intimità e una  relazione genuinamente interpersonale. Invece di alienarci a vicenda impariamo a sviluppare una relazione fondata sull’intimità. Quando i genitori e i figli  imparano ad essere aperti e sinceri, non sono più degli sconosciuti che convivono sotto lo stesso tetto.

Bibliografia

Thomas Gordon,  “Genitori efficaci. Educare figli responsabili”, 2014. Edizioni la meridiana partenze

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Psicologa, psicoterapeuta Sistemico Familiare. Lunga esperienza nel campo della riabilitazione della disabilità e del lavoro con famiglie e bambini. Esperienza di formatrice per le educatrici della scuola di infanzia e gruppi di genitori con metodo montessoriano. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Conduce gruppi esperienziali per il benessere psico-fisico.

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