Psicopatologia

Che ansia!

Sempre più persone arrivano all’osservazione del medico o dello psicologo a causa di Disturbi d’ansia. I sintomi variano da individuo a individuo e possono presentarsi a qualsiasi età, anche se l’esordio molto spesso si manifesta durante l’infanzia.

In questa sede vedremo la classificazione dei Disturbi d’ansia secondo il DSM-5 (2018). Rientrano in tale area tutti i disturbi caratterizzati da eccessiva paura (risposta emotiva a una minaccia imminente, reale o percepita) e ansia (anticipazione di minaccia futura) associate a comportamenti specifici di evitamento. La paura e l’ansia spesso si sovrappongono, ma  possono essere distinte in base ad alcune caratteristiche. La paura è legata all’attivazione del Sistema nervoso autonomo volto a risposte di attacco-fuga, a pensieri di pericolo immediato e a comportamenti determinati dal fuggire, mentre l’ansia è associata a tensione muscolare, alla vigilanza in vista di un pericolo futuro e a comportamenti prudenti o di evitamento. L’evitamento pervasivo a volte può abbassare sia il livello di ansia che di paura.

I Disturbi d’ansia si differenziano tra loro in base alla tipologia di oggetti o di situazioni che generano la paura, l’ansia o i comportamenti di evitamento, e per l’ideazione cognitiva ad essi correlata. Questi disturbi tendono a stare in comorbilità tra loro e per essere differenziati è, quindi, necessario analizzare proprio la tipologia delle situazioni temute o evitate e il contenuto delle credenze e dei pensieri associati.

La paura e l’ansia sono dei vissuti che ognuno di noi può frequentemente sperimentare.

Quando si parla, quindi, di disturbo?

Viene fatta diagnosi di Disturbo d’ansia se l’ansia e la paura si presentano in intensità eccessiva e persistente rispetto allo stadio di sviluppo dell’individuo e non sono dovute a una reazione transitoria indotta da stress. Il clinico dovrà valutare la durata del sintomo (in genere, più di 6 mesi), la concretezza del pericolo vissuto dal paziente e i fattori culturali di contorno, escludendo anche la presenza di effetti fisiologici di una sostanza/farmaco o di un’altra condizione medica o altro disturbo mentale.

Dagli studi è emerso che molti Disturbi d’ansia si sviluppano in età infantile e tendono a persistere se non curati. Viene inoltre riscontrata una maggiore prevalenza di sintomi ansiosi tra le donne piuttosto che tra gli uomini (rapporto circa 2:1).

Tra i primi disturbi d’ansia che si possono sviluppare in età evolutiva abbiamo il Disturbo d’ansia da separazione: il soggetto è spaventato o in ansia all’idea di separarsi dalle figure di attaccamento con un livello di gravità inappropriato rispetto allo stadio di sviluppo. L’individuo può provare paura o ansia persistenti per pensieri legati all’eventualità di incidenti che possano coinvolgere le figure di attaccamento o a eventi che possano portare alla perdita o alla separazione dalla figura di attaccamento. La persona mostra riluttanza ad allontanarsi, incubi e sintomi fisici di disagio. Tali sintomi possono essere presenti anche in età adulta.

Nel Mutismo selettivo l’individuo mostra incapacità costante di parlare in situazioni sociali (es. a scuola) anche se è in grado di parlare in altre situazioni. Questo stato può inficiare il rendimento scolastico o lavorativo e interferire con la normale comunicazione sociale.

La Fobia specifica comporta la paura o l’ansia nei confronti di oggetti e situazioni circoscritti, oppure evitamento di oggetti e situazioni circoscritti. Non è presente un’ideazione cognitiva specifica. La paura, l’ansia e l’evitamento vengono attivati immediatamente dalla situazione fobica con un livello persistente e sproporzionato rispetto al reale rischio. Tra le fobie specifiche troviamo quelle per animali, ambienti naturali, sangue-iniezioni-ferite, situazionali, ecc.

Il Disturbo d’ansia sociale (o Fobia sociale) è caratterizzato da paura o ansia per le interazioni sociali e per situazioni che comportano la possibilità di essere esaminati. Sono incluse le circostanze in cui si incontrano persone non conosciute, contesti in cui l’individuo può essere osservato mentre mangia o beve, e situazioni in cui la persona si esibisce di fronte ad altri. In tutti questi casi l’individuo può innescare anche comportamenti di evitamento. L’ideazione cognitiva alla base è di essere valutati negativamente, essere imbarazzati, umiliati o rifiutati, oppure offendere gli altri.

Nel Disturbo di panico si osservano frequenti attacchi di panico (caratterizzati da improvvisa paura o disagio molto intensi e che raggiungono il picco in pochi minuti, con sintomi fisici e/o cognitivi) di tipo inaspettato ed è presente la preoccupazione o la paura di rivivere tali sintomi. Il soggetto può altresì modificare il proprio comportamento in modo disadattivo a causa degli attacchi di panico stessi, evitando ad esempio l’esercizio fisico o i luoghi sconosciuti. Si distingue tra attacco di panico atteso se la risposta è legata a uno specifico oggetto o situazione temuta, oppure inaspettato se si verifica senza una ragione evidente. Gli attacchi di panico non sono presenti solo nei Disturbi d’ansia, ma possono manifestarsi anche in altri disturbi mentali. Vengono usati come marker e fattore prognostico per la gravità della diagnosi, il decorso e la comorbilità. Possono essere usati, quindi, come fattore descrittivo di un qualsiasi disturbo d’ansia e anche di altri disturbi mentali.

Nell’Agorafobia l’individuo è spaventato e ansioso rispetto a due o più delle seguenti situazioni: l’uso di trasporti pubblici, trovarsi in spazi aperti o in spazi ristretti, fare la fila o essere tra la folla e trovarsi fuori casa da soli in altre situazioni. I pensieri che si presentano sono legati alla difficoltà di fuggire o all’impossibilità di ricevere soccorso nel caso si avesse un attacco di panico o altri sintomi invalidanti o imbarazzanti. La persona prova ansia o paura ed evita tali situazioni o le affronta solo se accompagnata.

Il Disturbo d’ansia generalizzata comporta ansia e preoccupazione persistenti ed eccessive che la persona ha difficoltà a controllare. Tali vissuti possono essere legati a vari ambiti, come ad esempio il rendimento lavorativo e scolastico. Si osservano sintomi fisici quali irrequietezza o sensazioni di agitazione o tensione, facile affaticamento, difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare e disturbi del sonno.

Nel Disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci l’ansia è legata all’intossicazione o astinenza da una sostanza, oppure ad un trattamento farmacologico che il soggetto sta affrontando.

Infine, nel Disturbo d’ansia dovuto a un’altra condizione medica l’ansia è la conseguenza fisiologica della condizione medica stessa.

I Disturbi d’ansia beneficiano del trattamento psicoterapeutico e, quando necessario, anche di quello farmacologico se l’intensità dei sintomi risulta invalidante per la vita relazionale e lavorativa.

 


American Psychiatric Association. DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione (2018). Milano: Raffaello Cortina ed.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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