Psicopatologia

Mangiare senza freni

Il Disturbo da Binge-Eating rientra nei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DSM-5, 2018) ed è caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffata, ossia episodi in cui la persona mangia una quantità di cibo significativamente maggiore rispetto a quella che qualsiasi altra persona mangerebbe nello stesso tempo (per es., in due ore) e in circostanze simili. Il soggetto ha la sensazione di perdere il controllo nel mangiare: non riesce ad astenersi dal mangiare, a smettere di ingerire cibo una volta che ha iniziato o non può più controllare cosa sta mangiando e in che quantità.

Un episodio di abbuffata è associato a tre o più dei seguenti aspetti:

  • Mangiare più rapidamente del normale
  • Mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni
  • Mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente affamati
  • Mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando
  • Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo l’episodio

L’abbuffata si presenta in media minimo una volta a settimana per almeno tre mesi ed è accompagnata da marcato disagio.

L’incapacità di controllarsi non è totale: per esempio, la persona riesce a smettere bruscamente di mangiare se improvvisamente sopraggiunge un famigliare. Molti riferiscono, invece, un’alimentazione generalmente incontrollata o l’aver rinunciato totalmente al controllarsi. In alcuni casi le abbuffate possono essere programmate.

Rispetto alla tipologia di alimenti ingeriti, spesso non esiste una preferenza: è soprattutto la grande quantità di cibo che caratterizza l’abbuffata. Tuttavia, le persone tendono a mangiare anche cibi che in altri momenti avrebbero evitato.

A volte le persone raccontano di vivere un senso di estraniamento durante o poco dopo l’abbuffata.

Nel Disturbo da Binge-Eating non sono presenti condotte compensatorie volte a ridurre l’aumento del peso legato all’ingestione delle grandi quantità di cibo (come avviene, invece, nel Disturbo da Bulimia Nervosa) e non è presente esclusivamente nel corso della Bulimia nervosa e dell’Anoressia nervosa.

Per la valutazione della presenza del disturbo va tenuto in considerazione il contesto delle abbuffate (ad es., se avvengono durante una festività o ricorrenza non vengono considerate sintomatologiche).

Le abbuffate possono avvenire in diverse situazioni contestuali e non si riferiscono al comportamento del continuo spiluccare durante il giorno.

Spesso la persona vive un senso di vergogna rispetto alla propria mancanza di controllo nell’alimentarsi e tenta quindi di nasconderla. Le abbuffate avvengono, pertanto, in solitudine e nella maggior parte delle volte sono precedute da un’emozione spiacevole. In altre situazioni, la causa scatenante può essere un episodio relazionale stressante, una restrizione dietetica, sentimenti negativi legati al peso o alla forma del corpo, e la noia. L’abbuffata ha l’effetto a breve termine di minimizzare o attenuare i fattori scatenanti, ma ben presto subentra il senso di autosvalutazione e disforia.

Il Disturbo da Binge-eating può presentarsi sia in soggetti normopeso che in soggetti obesi, ma nell’obesità non troviamo frequentemente abbuffate ricorrenti.  Nel disturbo la persona consuma più calorie, vive una maggiore compromissione funzionale (ruolo sociale pregiudicato, peggiore qualità di vita, aumento della morbilità e mortalità), un maggiore disagio soggettivo e più alta comorbilità psichiatrica rispetto a chi è obeso.

Per quanto riguarda lo sviluppo del disturbo, già durante l’infanzia possono essere presenti abbuffate o alimentazione incontrollata senza eccessiva assunzione di cibo, con incremento del grasso corporeo, del peso e dei sintomi psicologici.

Tra gli adolescenti e i giovani adulti le abbuffate sono frequenti. A volte sporadiche abbuffate sono il primo segnale dell’instaurarsi del disturbo.

Meno frequentemente l’esordio è in tarda età adulta.

Spesso la persona decide di mettersi a dieta dopo gli episodi di abbuffate (nella Bulimia nervosa, invece, il mettersi a dieta precede le abbuffate).

La remissione è più frequente nel Disturbo da Binge-eating rispetto alla Bulimia Nervosa o all’Anoressia Nervosa. Il decorso è per gravità e durata simile a quello della Bulimia Nervosa. Il passaggio da questo Disturbo della nutrizione e dell’alimentazione ad altri disturbi delle stessa area non è molto comune.

In famiglie dove è presente il disturbo si osserva una maggiore frequenza dello sviluppo dei sintomi anche nei figli.

Bisogna distinguere questo quadro diagnostico da quello della Bulimia nervosa, perchè nel Disturbo da Binge-eating le ricorrenti abbuffate, come già detto, non portano a strategie compensatorie (es. condotte di eliminazione, intensa attività fisica, ecc). Non sono presenti, inoltre, forme di dieta rigida in restrizione per sopperire alle abbuffate. I tassi di miglioramento sono più alti nel Disturbo da Binge-eating piuttosto che nella Bulimia nervosa.

Anche se un soggetto con Disturbo da Binge-eating può essere obeso le due condizioni vanno distinte. Quando all’obesità è associato il Disturb o da Binge-eating si riscontra maggiore sopravvalutazione del proprio peso corporeo e della forma del proprio corpo e aumenta anche la presenza di sintomi psichiatrici.  Si è visto, inoltre, che chi presenta anche il Disturbo da Binge-eating risponde meglio ai trattamenti rispetto a chi è solo in uno stato di obesità.

Spesso in individui con Disturbo Bipolare, Depressione Maggiore o Disturbo Borderline di personalità sono presenti episodi di abbuffate. Si fanno diagnosi separate solo se sono soddisfatti appieno i criteri per tutti i quadri diagnostici.

La comorbilità psichiatrica si ha in maggior frequenza con i Disturbi bipolari, i Disturbi depressivi, i Disturbi d’ansia e i Disturbi da uso di sostanze.

Intraprendere un percorso di psicoterapia può aiutare la persona ad individuare le cause di questo desiderio irrefrenabile di mangiare e a trovare altre strade per affrontare il proprio malessere.

 


American Psychiatric Association. DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione (2018). Milano: Raffaello Cortina ed.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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