Relazioni

Empowerment, educazione alle emozioni per la gestione dell’aggressività e della violenza

L’aggressività esiste da quando esiste l’uomo. Fa parte della natura umana come il nutrirsi,  prendersi cura, cercare riparo, entrare in relazione, riprodursi, essere curiosi e creativi.

Oggi c’è molta confusione sui termini violenza e aggressività.

  • VIOLENZA. Azione volontaria, esercitata da un soggetto su un altro, in modo da determinarlo ad agire contro la sua volontà.
  • AGGRESSIVITÀ. Aspetto del carattere o del comportamento che si configura in manifestazioni eccitate o violente. Nello sport: combattività, spirito agonistico.

È bene quindi avere chiaro che l’Aggressività è una componente del carattere, mentre la Violenza è una scelta.

Il termine violenza può riferirsi a comportamenti molto differenti:

  • Violenza fisica, se viene attuata come costrizione materiale. È un comportamento valutabile in modo prevalentemente oggettivo. Ad esempio la Violenza carnale (o abuso sessuale), che è il reato di chi impone ad altri con la forza un rapporto sessuale.
  • Violenza psicologica (o morale), se è basata sul timore di chi la subisce. Ha un aspetto di valutazione soggettivo relativo alla percezione della costrizione.
  • Si parla di Violenza di genere quando la violenza viene esercitata verso persone che hanno sesso biologico differente (violenza di uomini contro le donne in quanto donne, di donne contro gli uomini in quanto uomini) o quando viene esercitata verso persone che hanno orientamento sessuale differente (uomini e donne eterosessuali contro omosessuali, bisessuali, asessuali in quanto tali) o identità di genere o ruoli di genere differente (violenza contro transessuali e queer in quanto tali).

In alcuni casi il termine “violenza” viene utilizzato come sinonimo di aggressività (carattere forte, personalità dominante, persona combattiva, comportamento agonistico).

Confondere violenza (una scelta consapevole) e aggressività (un tratto del temperamento) porta a demonizzare un aspetto del carattere. Ciò ha due conseguenze gravi:

  1. la parte aggressiva viene repressa e ignorata, e come è noto ciò che ignoriamo ci comanda, per cui l’aggressività si manifesterà in agiti inconsapevoli (ad esempio comportamento passivo-aggressivo o formazioni reattive);
  2. viene condannato un aspetto involontario, un po’ come accade per l’orientamento sessuale o i tratti somatici. Solo le azioni volontarie possono essere giudicate come buone o cattive, colpevoli o innocenti.

Erroneamente la nostra società classifica le emozioni in positive e negative.
Nell’immagine potete vedere una classificazione delle emozioni in 4 coppie: gioia/dolore, rabbia/paura, fiducia/disgusto e sorpresa/attesa.
L’intensità dei colori corrisponde all’intensità delle emozioni.
Siamo abituati a definire “negative”, la paura, la rabbia, il dolore e il disgusto. Sono spiacevoli, sì. Ma non negative. Un buon equilibrio psicologico comprende tutti i colori, tutte le sfumature.

Dobbiamo imparare che non è in nostro potere scegliere quali emozioni provare e quando provarle. Le emozioni appaiono e passano dentro di noi senza che noi possiamo farci niente.

Abbiamo il potere, però di scegliere in che modo esprimerle: possiamo manifestare le nostre emozioni in modo positivo o negativo, in modo adattivo o disadattivo, in modo costruttivo o distruttivo.

Per contrastare le violenze di genere e tutti gli altri tipi di violenze è necessario sviluppare l’accettazione consapevole e educare alla gestione degli impulsi.

  • Imparare a distinguere le proprie emozioni.
  • Imparare ad accettare la rabbia, il disgusto e la paura senza colpevolizzarsi.
  • Sviluppare l’empowerment e il senso di agency (riconoscersi potere sul proprio comportamento).
  • Educare a molteplici alternative di comportamento nell’espressione della rabbia, del disgusto e della frustrazione.
  • Educare al compromesso e alla tolleranza.

Oggi si parla molto di violenza. Eppure, nonostante il bias della emotional innumeracy e della propaganda cavalcata da media e politici, le morti violente in Italia sono fortunatamente in netto calo (fonte: Istat).

Oltre alla scarsa educazione alla gestione delle emozioni, uno dei motivi per cui avvengono femminicidi, maschicidi, lgbtcidi e altre violenze di genere è che la nostra è una società che accentua il “noi” contro “voi. Il “me” contro il “diverso-da-me”. Abbiamo archiviato facilmente il discorso sulla Tolleranza di Gordon Allport e la convivenza tra valori diversi di Viktor Frankl.

Nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa. Possiamo iniziare a rinunciare al linguaggio della contrapposizione e dell’ostilità (anche se “frutta” molto, lo sappiamo, sia in politica che nelle discussioni su Facebook) e iniziare a parlare con parole misurate, comprensive e gentili.

Rendiamoci conto che se invece, in qualsiasi contesto, alimentiamo l’ostilità, l’arroganza e la contrapposizione, nel nostro piccolo saremo artefici di quel mondo violento che biasimiamo e che ci spaventa.

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dr Christian Giordano

Ideatore e Fondatore a Centro Psike
Psicologo, Psicoterapeuta, terapista sessuale e di Coppia, esperto in analisi transazionale e perizia grafologica. Mi occupo di disturbi di personalità, problemi sessuali, depressione e ansia. Nel mio studio accolgo ogni paziente con calore, rispetto e assenza di giudizio. Sono convinto che ogni persona può cambiare e migliorare sé stessa.

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