Benessere psicologico

Quel Nemico chiamato Insonnia

L’insonnia, letteralmente “mancanza di sonno”, può essere definita come una ripetuta difficoltà ad iniziare e/o mantenere il sonno, tale che risulta di durata e/o qualità insoddisfacente (Beck).

Normalmente il sonno è interrotto da una serie di microrisvegli di cui non si ha consapevolezza o memoria; è possibile che venga interrotto o alterato anche da svariati stimoli ambientali e da vicende personali.

Il sonno è importante per la memoria e in generale per il funzionamento dei processi cognitivi, nonché per il benessere e il ristoro psicofisiologico dell’organismo. Le insonnie vengono infatti considerate tali quando sono lamentate conseguenze diurne negative, presumibilmente causate dalle difficoltà del sonno notturno.

I sintomi correlati all’insonnia riguardano tre tipi di difficoltà:

  1. Difficoltà di addormentamento e si parla di Insonnia da inizio del sonno
  2. Risvegli notturni frequenti; Insonnia da mantenimento del sonno
  3. Risveglio finale precoce, cioè fortemente anticipato rispetto all’orario programmato; Insonnia con risveglio precoce

La combinazione dei tre tipi di difficoltà di sonno, e quindi si parla di Insonnia Mista, è molto più comune rispetto a casi caratterizzati da singole difficoltà del sonno. Inoltre i sintomi notturni dell’insonnia o la loro combinazione possono mutare durante il decorso naturale dell’insonnia, in particolare nel corso delle insonnie croniche (APA, 2001).

Il quadro sintomatologico dell’insonnia cambia notevolmente a seconda che si tratti di un adulto o di un bambino. Infatti nei bambini l’insonnia è solitamente caratterizzata da problemi di resistenza al sonno e/o di incapacità di dormire autonomamente. Infatti l’insonnia del bambino e dell’adulto sono diverse: mentre l’adulto vorrebbe dormire, ma rimane sveglio, in genere il bambino non vuole dormire e si sforza di stare sveglio.

Un’altra caratteristica saliente dell’insonnia è la variabilità dell’andamento del sonno nelle diverse notti (Reite et al, 1995; Devoto et. al, 2005). È frequente che nell’arco di un breve periodo di tempo, tra le notti di sonno di “cattiva” qualità si verifichino notti di “buona” qualità o comunque di qualità migliore.

La variabilità nella qualità del sonno può avere conseguenze negative:

  1. Determina confusione e incertezza che possono contribuire ad accentuare le alterazioni nella percezione soggettiva nella durata della veglia nel periodo destinato al sonno.
  2. Alimenta la paura di non riuscire a dormire in determinate notti.
  3. Determina un senso di imprevedibilità e incontrollabilità del proprio sonno.

Va tenuto presente che l’insonnia può non presentarsi come disturbo specifico o unico, ma può spesso essere accompagnata, e talvolta mascherare, altri problemi cronici (assunzione di farmaci o droghe che disturbano il sonno) o da altri disturbi medici e psicologici.

Una buona regola per provare a dire addio all’insonnia, scongiurando l’uso di sonniferi, può essere: “Il Sentirsi Vivere”.

La prima cosa a cui il nostro sistema nervoso fa caso è proprio questa: se c’è stato il giorno, allora può esserci anche la notte, altrimenti no. In altre parole: se sentiamo di aver vissuto pienamente la giornata, se c’è stato almeno un po’ di spazio per la parte più vera di noi, se c’è stato un po’ di piacere in mezzo a tanto dovere, spesso anche solo se ci siamo emozionati, allora la nostra mente può mollare la presa e accettare di “sparire per un pò’” nel sonno.

Ma se da qualche tempo il sistema nervoso sente che di giorno “non si vive”, di notte rimane sveglio perché vuole esserci, vuole fare (anche se non sa che cosa), non vuole chiudere per l’ennesima volta una giornata non veramente vissuta.

Si tratta di fare, di esprimere qualcosa di noi, di lasciare un’impronta, di dire quel che si ha da dire e di riuscire anche a gioire, a ridere, a divertirsi. Quanti giorni si possono vivere senza che qualcosa di noi trovi spazio?

Certo, l’insonnia può in apparenza essere scatenata da fattori più visibili: le preoccupazioni, lo stress quotidiano, l’eccesso di vigilanza e di controllo, la scarsa attività fisica, problemi ormonali e tanto altro. E in tutti questi casi vanno trovate soluzioni specifiche, personalizzate, perché il sonno è basato su delicati e sofisticatissimi equilibri neurochimici. Ma quasi niente potrà funzionare in modo definitivo se il terreno nel quale il sonno affonda le sue radici, cioè lo stile di vita, non permette alla persona di esprimere una parte fondamentale di sé.

 

Bibliografia

APA – American Psychiatric Association, 2001, DSM-IV-TR, Manuale diagnostic e statistic dei disturbi mentali. Text Revision, Masson,Milano

BECK A.T. (1976), Cognitive therapy and emotional disorders. New York: International Universities Press

DEVOTO A. et al., 2005, Qaulity of sleep and P300 amplitude in primary insomnia: a preliminary study, Sleep, 28 (7), 859-63

DEVOTO A., VIOLANI C., 2011, Curare l’insonnia senza farmaci, Carocci Faber, Roma

REITE M., et al., 1995, The use of polysomnography in the evaluation of insomnia, Slepp, 18 (1), 58-70

Riza.it/Psicosomatica, 2019, Insonnia curala di giorno

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Psicologo clinico, specializzanda in Psicoterapia ad orientamento Relazionale Integrato, esperta in Psicologia Giuridica e Forense, esperta in Psicodiagnosi per la valutazione cognitiva e di personalità mediante colloquio e batterie di test psicologici con stesura di un profilo diagnostico utile a fini clinici e legali. Si occupa di terapia individuale, familiare, di coppia e di supporto alla genitorialità.

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