Benessere psicologico

La paura di essere creativi: perché non liberiamo l’artista che è in noi

Essere creativi è bello, le persone creative destano in noi ammirazione. Eppure quando si tratta di esprimere la nostra di creatività possiamo sentirci bloccati. Perché?

La creatività può essere definita come la capacità di attribuire forma a qualcosa di inesistente o dare forma nuova, non conosciuta, a qualcosa di noto. Si tratta di una capacità che, a differenza di quanto possiamo pensare, non è ad appannaggio di pochi fortunati ma risiede dentro di noi ed aspetta solo di essere liberata!
Secondo Carl Rogers , infatti, tutti noi abbiamo una intrinseca spinta a creatre data dal bisogno inevitabile intrinseco di espanderci, evolvere esprimendoed esprimere attivamente noi stessi. Creare ci permette di dare forma – e colore, e suono, e consistenza, e odore – ai nostri pensieri, alle nostre emozioni e le sensazioni più profonde che ci abitano, condividendole. Quando creiamo siamo in contatto con qualcosa di noi di estremamente profondo, diamo spazio a quel bambino giocoso e naturale che nel resto del tempo, solitamente, mettiamo da parte.

Siamo spontanei, pienamente noi stessi, finalmente liberi!

E anche meno spaventati. Secondo uno studio condotto da Rotem Perach, infatti, le persone che esprimono la loro creatività più frequentemente hanno minori preoccupazioni esistenziali e sono meno spaventate dal pensiero della morte. Come se la creatività conferisse loro la fiducia di poter rimanere eterni grazie al loro lascito.

Se, quindi, siamo tutti potenziali creativi ed esserlo ci fa così bene perché nella maggior parte dei casi non esprimiamo la nostra creatività?

I carcerieri della nostra creatività
Nonostante il processo creativo sia un elemento naturale, nei fatti il creativo che è in noi ha molti carcerieri ad assicurarsi che sia ben nascosto. Conosciamone alcuni:

  • Le inibizioni sociali.

Secondo alcune ricerche, nonostante la maggior parte di noi si dichiari un grande fan della creatività, nei fatti l’espressione libera della creatività altrui viene molto scoraggiata sia in ambito scolastico che lavorativo tendendo a preferire le persone che adottano soluzioni più conformiste ai problemi (Westby & Dawson, 1995; Mueller et al., 2011). È come se ci fosse una sorta di “rifiuto della creatività” dovuta al fatto che le soluzioni originali proposte dagli altri ci spingono a metterci in discussione, a modificare la nostra visione del mondo, minando le nostre sicurezze e rendendoci un po’ più incerti sul futuro. Da qui il senso di minaccia e il rifiuto;

  • La focalizzazione sul risultato finale

Certo il risultato finale è importante, è importante la sua resa estetica in senso ampio ma non è più importante di tutto il viaggio che ci conduce sino a lì. Quando ci focalizziamo esclusivamente sul risultato, infatti, apriamo le porte a tutte quelle frasi svalutanti che di solito ci spingono a rinunciare (“Non ce la farai mai”, “Non è un’idea così originale”, “Non sei abbastanza bravo/intelligente/bello/interessante”, “Ti prenderanno per matto/a” ecc…). Trasformiamo così spinta creativa, quell’urgenza di espressione di noi, in una spinta a performare, con tutte le paure ad essa correlate (del fallimento, del giudizio, del rifiuto, del successo) e spogliamo il processo del suo significato più ampio: un momento di incontro pieno, intenso, profondo con noi stessi. Il che ci porta al punto successivo…

  • La paura di rimanere da soli con noi stessi

Creare vuol dire andare alla ricerca di ciò che si muove dentro di noi per poi dargli una tangibilità che ci consenta di comunicarlo agli altri. Vuol dire mettersi emotivamente nudi davanti a noi stessi con il rischio di trovare cose non molto piacevoli (e se scopro di essere egoista, invidioso, malvagio, incapace, inconcludente…?) o peggio avere la sensazione che non ci sia proprio nessuno da incontrare  

  • La paura di essere rifiutati

Essere creativi vuol dire essere in qualche modo dei traditori di aspettative. Decidere di essere così autenticamente noi stessi, incontrarci tutti, può richiamare in noi la paura di tradire le aspettative della nostra società, delle persone vicine, dei nostri genitori e di essere rifiutati in un aspetto così prezioso e delicato di noi da essere dovuti andare a ricercarlo negli angoli reconditi della nostra persona.

In conclusione tutti noi abbiamo una potenzialità creativa che aspetta di essere liberata e che risiede nella nostra natura più autentica e naturale. I carcerieri sono potenzialmente tantissimi, oggi ne abbiamo conosciuti alcuni, e la maggior parte risiede dentro di noi. Questo vuol dire che siamo noi a detenere le chiavi delle nostre gabbie interiori.
Nel prossimo articolo vedremo minare i blocchi alla nostra creatività e liberare il creativo che è in noi.


 

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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