Famiglia

Una violenza emotiva chiamata PAS: dalla separazione alla Sindrome di Alienazione Parentale

La Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) è un concetto descritto Richard Gardner, psichiatra forense statunitense, come una dinamica psicologica disfunzionale che si attiva nei figli coinvolti nelle separazioni conflittuali dei genitori.

“Un disturbo che insorge principalmente nel corso delle controversie per la custodia dei figli. La sua manifestazione principale è la campagna di denigrazione ingiustificata rivolta contro un genitore”.

Secondo Gardner questa sindrome sarebbe il risultato di una “programmazione” (lavaggio del cervello) dei figli effettuata dal genitore indottrinante o alienante che spinge i figli a dimostrare astio e rifiuto verso il genitore bersaglio, definito alienato. Si tratterebbe quindi di un incitamento ad allontanarsi da uno dei due genitori, favorito intenzionalmente dall’altro, attraverso l’uso di espressioni denigratorie, false accuse e costruzioni di “realtà virtuali familiari”.

Naturalmente non tutte le situazioni di difficoltà nella relazione figlio-genitore sono l’esito di una campagna di denigrazione e di un’arbitraria volontà di alienazione. Il rifiuto di un genitore può infatti derivare da reali carenze e inadeguatezze che è necessario approfondire. Solo dopo aver escluso l’esistenza di comportamenti gravi e di una reale inadeguatezza del genitore alienato nei confronti del figlio che lo rifiuta, si può parlare di PAS.

Gardner (1992) individua 8 sintomi primari che caratterizzano la PAS e consentono di giungere ad una diagnosi corretta:

  1. Campagna di denigrazione: si manifesta con la mancanza di rispetto da parte del bambino verso il genitore, spesso favorita dall’altro genitore.
  2. Razionalizzazioni deboli, superficiali o assurde per giustificare il biasimo: il bambino spiega il rifiuto a frequentare il genitore dando delle giustificazioni troppo deboli per spiegare una tale presa di posizione.
  3. Mancanza di ambivalenza: per il figlio un genitore sarà completamente privo di difetti, mentre l’altro non avrà alcun pregio.
  4. Il fenomeno del “pensatore indipendente”: il bambino puntualizza che quello che dice è frutto del suo pensiero e che l’altro genitore non influenza il suo atteggiamento.
  5. Appoggio automatico al genitore alienante nel conflitto genitoriale: il bambino sostiene sempre il genitore alienante e lo appoggia in modo incondizionato.
  6. Assenza di senso di colpa per la crudeltà e l’insensibilità nei confronti del genitore alienato: il bambino sorprende per la freddezza e la mancanza di empatia nei confronti del genitore rifiutato e appare insensibile alla sua sofferenza.
  7. Utilizzo di scenari presi a prestito: il bambino utilizza espressioni verbali che non corrispondono alla sua età e al suo sviluppo cognitivo.
  8. Estensione dell’ostilità alla famiglia allargata e agli amici del genitore alienato: il figlio inizia a manifestare ostilità e a rifiutare il contatto anche con i nonni, i familiari e gli amici del genitore alienato.

In letteratura si trova accordo sugli effetti a breve e lungo termine sui figli alienati, emergendo la gravità e la tendenza a mantenersi nel tempo. Per Gardner la PAS è una violenza che ha come conseguenze: esame di realtà alterato, narcisismo, indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia, mancanza di rispetto per l’autorità, estesa anche a figure non genitoriali come insegnanti e futuri datori di lavoro.

Questi disturbi possono attenuarsi fino a scomparire se vengono attuati gli interventi opportuni, come ad esempio i provvedimenti del giudice di competenza e un sostegno terapeutico.

Alcuni autori (Malagoli Togliatti; Ardone; Cotugno; Franci) rilevano, a proposito del genitore alienante, che si tratta di una persona vulnerabile, immatura, dipendente dall’accettazione degli altri, con importanti legami irrisolti con la propria famiglia di origine. Sembra che questi genitori, che difficilmente si sono individuati in  modo adeguato, instaurano con il figlio un rapporto centrato sulla dipendenza, sull’attaccamento simbiotico e soprattutto sulla genitorializzazione, piuttosto che sulla spinta verso l’autonomia. La genitorializzazione del figlio, se si mantiene nel tempo, costituisce una grave forma di sfruttamento emotivo e potrebbe avere effetti patogeni.

Il quadro sopra descritto si delinea in seguito a rapporti genitoriali difficili. È evidente come la relazione tra il genitore alienante, debole, lamentoso, e richiedente, e quello alienato, autarchico, duro, latitante, ipercritico, sia una relazione infelice, condannata alla delusione reciproca. Anche da questo assetto deriva la triangolazione del figlio ad opera del futuro genitore alienante, che carica il bambino di un ruolo compensatorio e vicariante l’insoddisfacente relazione coniugale. È all’interno di questa dinamica relazionale che si manifesta la PAS. Il fenomeno si è preparato nel tempo e il rifiuto del figlio non è che il coronamento di un processo disfunzionale che si è costruito negli anni.

Per l’intervento sulla PAS, il ruolo del sistema giudiziario resta fondamentale; è infatti il giudice che può prendere decisioni e attuare provvedimenti indispensabili per chiarire la situazione e favorire una positiva evoluzione. Appare inoltre imprescindibile un maggiore dialogo e una migliore integrazione tra l’ambito giuridico e gli operatori dell’area sociale, psicologica e psichiatrica per un approccio più corretto ed efficace.

 “Si fa sempre più forte l’ipotesi di equiparare la PAS a un abuso psicologico vero e proprio, e si avverte sempre più l’esigenza di individuare un trattamento clinico che agisca su tutti e tre i protagonisti della PAS, in quanto le relazioni disfunzionali si possono superare solo con il cambiamento di tutti e tre i membri della famiglia” (Malagoli Togliatti).

È comunque da sottolineare che solo una piccola minoranza delle situazioni separative danno luogo ad un serio processo di alienazione dei figli.

 

 

Bibliografia

Gardner R. A. (1992), The Parental Alination Syndrome, Creative Therapeutics, Cresskill, NJ

Malagoli Togliatti M., Ardone R.G. (1992), Separazioni coniugali e figli adolescenti, in Scabini E., Donati P. (a cura di), Famiglie in difficoltà tra rischi e risorse, Vita e Pensiero, Milano

Malagoli Togliatti M., Cotugno A. (1996), Psicodinamica delle relazioni familiari, Il Mulino, Bologna

Malagoli Togliatti M., Franci M. (2005), La Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS): studi e ricerche, in Maltrattamento e Abuso all’infanzia, 7, pp. 39-59

Patrizi P. (2012), Manuale di Psicologia giuridica minorile, Carocci Editore, Roma

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Psicologo clinico, specializzanda in Psicoterapia ad orientamento Relazionale Integrato, esperta in Psicologia Giuridica e Forense, esperta in Psicodiagnosi per la valutazione cognitiva e di personalità mediante colloquio e batterie di test psicologici con stesura di un profilo diagnostico utile a fini clinici e legali. Si occupa di terapia individuale, familiare, di coppia e di supporto alla genitorialità.

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