Famiglia

“La mia strana famiglia”: I Miti parlano delle origini

Il mito familiare è ciò che si collega a quei sistemi di credenze e valori condivisi su cui si fonda il sentimento di appartenenza alla famiglia.

I miti nascono come racconti che trattano delle origini dell’uomo, che permettono una spiegazione di una percezione problematica o emotivamente stressante della realtà e la sua giustificazione (Anderson e Bagarozzi). È singolare come siano ritenuti veri nelle società o nelle famiglie che li elaborano e raccontano ma sembrano falsi per un osservatore esterno. I miti, benché falsi e illusori, sono accettati da tutti fino ad assumere quasi aspetti di “sacro e tabù”, infatti per ogni famiglia, i propri miti rappresentano la verità. Il contenuto del mito fornisce una cornice coerente all’interpretazione e alla rappresentazione che l’individuo e la società hanno di sé stessi (Levi-Strauss).

Il mito familiare può essere allora definito come una griglia di lettura della realtà, in parte ereditata dalle generazioni passate, in parte creata nella generazione attuale, che assegna a ciascun membro della famiglia un ruolo e un destino specifici.

La letteratura offre spesso un’interpretazione negativa del mito. Ferreira lo identifica come una struttura patologica che impedisce il cambiamento e l’adattamento della famiglia a nuovi equilibri. Inoltre riconosce al tempo un’importanza fondamentale nella sua elaborazione, in quanto si comprende che il mito, essendo un legame ereditato da una generazione all’altra, da una parte è garante dell’unità della famiglia ma dall’altra, se risulta difficoltosa l’integrazione di nuovi elementi storici degli individui, potrebbe bloccarne l’evoluzione.

Il mito nasce da “buchi”, ovvero dalle lacune della storia della famiglia, si basa sull’incompletezza dei fatti e della loro spiegazione. “Nel mito coesistono elementi reali e immaginari che contribuiscono alla costruzione di una realtà rispondendo ai bisogni dell’uomo” (Andolfi). La famiglia vive il suo mito ma non è consapevole della sua esistenza, esso è riconoscibile negli “appelli all’ordine” quando qualcuno tenta di trasgredire.

In ogni famiglia, anche in quelle sane, esiste un mito familiare. Lo stesso Ferreira afferma infatti che tutte le famiglie hanno bisogno di una base mitologica in quanto il mito ha la funzione di dare senso alla propria esistenza, fa sì che l’individuo si senta “qualcuno” e che venga riconosciuto dagli altri in quanto tale. Le immagini e le credenze che la famiglia usa per tramandare la sua storia, contribuiscono a creare il senso d’identità della famiglia stessa. La mitologia familiare si può quindi definire una miniera di modelli da cui attingere per assumere i diversi ruoli legati al succedersi delle fasi del ciclo vitale, permettendo così una crescita cognitiva ed emotiva della persona.

I miti sarebbero un modo originale, peculiare di ciascuna famiglia, di interpretare “la propria storia” nella quale si fonde un livello mitico sulle credenze e sulla natura delle relazioni e un livello fenomenologico, cioè la ripetizione di interazioni caratteristiche di una famiglia (Caillè). L’influenza reciproca di tali livelli fa sì che i comportamenti e i fatti che succedono nell’arco della storia familiare, possano essere interpretati come causa o conseguenza delle sue credenze a livello mitico.

L’individuo porterà con sé il ruolo e i modelli comportamentali che il mito della propria famiglia gli ha assegnato e insegnato. Tale eredità influenza la sua maniera di vedere il mondo e le relazioni che intreccerà a sua volta nella coppia e nel nuovo nucleo che creerà. I valori e le credenze di questa nuova famiglia terranno conto dell’eredità che ha ricevuto ciascun partner della coppia. Una collisione di mondi, idee, credenze e comportamenti con l’arduo compito di integrarsi armonicamente. 

Ciascuno, può, all’interno del mito, costruire la propria narrazione originale, ma se questo non avviene e non trova uno spazio adeguato o al contrario non riesce ad inserirsi all’interno del canovaccio del mito familiare, può nascere un malessere anche profondo. Come sostengono Andolfi e Angelo, è necessario decifrare il mandato assegnato ad ogni membro della famiglia e introdurre elementi di cambiamento.

Elaborare il mito significa distanziarsi, separarsi da esso, ma anche accettarlo e farlo proprio per quegli aspetti sani, utili per costruirsi un vigoroso senso di appartenenza e identità.

Anderson e Bagarozzi propongono di usare il mito familiare terapeuticamente, come griglia per elaborare le tantissime informazioni che provengono dalla famiglia per, poi, aiutare i singoli componenti a trovare una collocazione individuale e originale all’interno del gruppo di origine con l’obiettivo di agevolare il cambiamento e la crescita personale.

Ogni famiglia, la nostra famiglia, con ogni sua imperfezione è pur sempre come uno dei fiori più preziosi e delicati da custodire, curare e alimentare, qualcosa di imprescindibile dalla nostra natura più intima.

 


Anderson S.A., Bagarozzi D., (1988), L’uso dei miti familiari nella terapia strategica, in Terapia familiare, n. 25, p.5-22

Andolfi M., Angelo C., (1987), Tempo e mito nella psicoterapia familiare, Bollati Boringhieri, Torino

Caillè P., (1990), Il rapporto famiglia-terapeuta, NIS, Roma

Ferreira A.J., (1963), Family myth and homeostasis. Archives of General Psychiatry, 9, 457-473

Imber Black E., (1999), The secret life of families, Bantam Books

Levi-Strauss C., (2016), Mito e significato. Cinque conversazioni, Il Saggiatore, Milano

Onnis L., et al., (1994), Il mito familiare: concetti teorici e implicazioni terapeutiche, in Ecologia della Mente, vol.17, n.2

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Psicologo clinico, specializzanda in Psicoterapia ad orientamento Relazionale Integrato, esperta in Psicologia Giuridica e Forense, esperta in Psicodiagnosi per la valutazione cognitiva e di personalità mediante colloquio e batterie di test psicologici con stesura di un profilo diagnostico utile a fini clinici e legali. Si occupa di terapia individuale, familiare, di coppia e di supporto alla genitorialità.

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