Relazioni

La paura dell’altro

L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un unica realtà. (Paul Watzlawick)

Nel leggere un articolo di Mauro Magatti, docente di Sociologia presso l’Università Cattolica di Milano e trovando molto interessanti e stimolanti le  tematiche affrontate, ho pensato di condividere nel mio articolo alcuni punti, come spunto di riflessione condivisa. Nell’articolo erano evidenziate delle importanti ricerche; il World Economic Forum nel suo Global Risk Report 2019,  inserisce la questione della “sostenibilità umana” come uno dei maggiori rischi per le società contemporanee, evidenziando la “fatica di vivere” dell’individuo, portato a sperimentare sempre più esperienze negative nella propria vita a dispetto delle esperienze positive, dato anch’esso confermato dal Pew Research Institute. La World Health Organization evidenzia dati secondo i quali la depressione e i disordini di ansia sono aumentati del 54% e del 42% in un ventennio, sempre la stessa fonte conferma che le persone che soffrono di disagio mentale sono oltre 700 milioni.

A queste ricerche, sempre nell’articolo, ne sono stata accostate delle ulteriori in merito alla diffusione del senso di solitudine nel mondo, solitudine che rispecchia il cambiamento strutturale della nostra società e del modo in cui gli individui conducono le loro esistenze all’interno di essa,  i dati confutano come nei Paesi Europei le Famiglie costituite da un solo individuo siano raddoppiate negli ultimi 50 anni, soprattutto nelle Capitali; per riportare almeno un  dato, a Manhattan il 90% dei nuclei è composto da una sola persona.

Andando avanti con l’articolo era inserita un ulteriore ricerca di taglio psicologico, in cui venivano mostrati i livelli di empatia, cioè la capacità di mettersi nei panni dell’altro, tracciando come questi livelli  fossero scesi del 48%  in trent’anni,  a sostegno di questo il Financial Times ha evidenziato come vada ricercata in questa carenza la vera radice di quel “cattivismo”che vediamo spuntare da tutte le parti e che minaccia la nostra vita sociale. Nello studio citato il calo dell’empatia viene attribuito a tre fattori; facendo una piccola sintesi, la problematica, va ricercata nell’aumento del materialismo e del consumerismo che ci allontana sempre di più dalla ricerca di relazioni umane; da un idea di famiglia che non è più in grado di essere un terreno di sperimentazione e scoperta sano e di contenimento, ma dove sempre più spesso è la violenza o l’individualismo a dettare le linee guida  e la “eco-camera-digitale” cioè la tendenza dei social network a costruire comunità omogenee e chiuse, con la conseguenza di aumentare l’intolleranza verso chi è o la pensa in modo diverso.  (citz Mauro Magatti).

Pensando all’evento avvenuto nel quartiere popolare di Torre Maura dove un ragazzo di quindici anni ha sfidato CasaPound, partito politico italiano,  mostrando il suo dissenso nei confronti di una società espulsiva, ha dichiaratamente e testualmente detto: “A me sto fatto che bisogna andare sempre contro la minoranza non sta bene” (Simone)

Come un eco senza ritorno, la solidarietà e l’empatia non trovano più un terreno fertile nella coscienza dell’individuo odierno e parimenti in una coscienza sociale, trovo sia molto interessante  il parallelismo che si può evidenziare, tra il calo di empatia e il crescente individualismo della nostra società.

Si è sempre più spinti a temere per la propria sopravvivenza sia in termini più condivisi che in  termini più personali, sono gli attentati a spaventare intere Nazioni, e la difficoltà ad arrivare a fine mese di molti, che immobilizza un andamento sociale. La paura e soprattutto la paura dell’altro circoscrive negativamente la vita di ognuno, spingendo molti alla chiusura nella propria vita nelle proprie case nella propria individualità fino a costruirsi false realtà, magari aiutati dalla tecnologia.

C’è un conservatorismo arcaico che spiega il pregiudizio e molto probabilmente ognuno di noi ha delle zone d’ombra che non accetta e tutte queste parti il più delle volte invece di essere accolte e capite vengono proiettate all’esterno, magari più facilmente sull’altro,  un altro diverso.

Vorrei terminare questo articolo sempre con un taglio di  ispirazione e cioè riportando una sintesi di un libro per bambini, che forse può aiutarci, il Pinguino Blu di Petr Horàcek,

“A sud, in un posto molto lontano, un giorno nacque un pinguino blu.

Un pinguino blu non è una cosa che si vede tutti i giorni.

“Sei un pinguino vero?” gli chiedevano gli altri pinguini.

“Io mi sento un pinguino”rispondeva Pinguino Blu. Pinguino Blu faceva tutto quello che facevano gli altri pinguini…

…”Ma non sei come noi” dissero gli altri pinguini e se ne andarono.

Pinguino blu rimase solo. Le sue giornate erano fatte di vuoto.

Le notti del Pinguino blu erano fatte di sogni, uno ricorrente era di una balena bianca che lo portava via da tutta quella solitudine, quindi si inventò una canzone per la balena e per sentirsi meno solo e tutti i giorni la cantava all’oceano. Un piccolo pinguino rapito dalla melodia cominciò ad avvicinarsi al Pinguino blu, volendo imparare la canzone e fu così che diventarono amici. Un giorno Pinguino blu insegnò una nuova canzone al piccolo pinguino, questa era cosi magica che attirò tutti i pinguini che la vollero imparare, e Pinguino blu accettò, ma ad un tratto arrivò la balena bianca per portare lontano dalla sua solitudine, avendo udito il suo richiamo.

A quel punto il piccolo pinguino sembrava triste e disse: “Non andartene. Io sono tuo amico”

“Per favore non andartene “dissero gli altri pinguini

“Scusa se ti abbiamo lasciato solo. Anche noi siamo tuoi amici”

“Sei un pinguino come noi”.

 

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