Età evolutiva

Lo “sballo” negli adolescenti

Nel mio lavoro sono molto a contatto con il mondo degli adolescenti e, quindi, con quella fase della vita piena di cambiamenti evolutivi veloci e spesso travagliati. Come ho già scritto in altre occasioni, l’adolescenza va vista nella sua complessità, ma non solo negli aspetti che più fanno penare genitori ed insegnanti: esistono risorse e potenzialità che solo in questa fase della vita tutti possiamo sperimentare. Lo stare a contatto con un adolescente richiede all’adulto il rientrare in una dimensione ormai passata di trasformazioni, dubbi, tormenti, emozioni intense, così come di ideali, sogni e progetti per una vita ancora da costruire. È un’età sicuramente caratterizzata da un’esplosione di energie che a volte si fa fatica a convogliare in una direzione adattiva e in comportamenti non rischiosi.

Un esempio di comportamento a rischio tipico di questa fase evolutiva è la tendenza a fare uso di sostanze psicoattive, come l’alcol o altre droghe, arrivando anche all’abuso e alla dipendenza da queste. L’uso di tali sostanze potrà avere un impatto sullo sviluppo successivo e sulla vita sociale della persona.

Perchè questo desiderio può presentarsi per la prima volta proprio in adolescenza?

Secondo Siegel (2014), esiste uno stretto rapporto tra il funzionamento cerebrale in adolescenza e la ricerca di sostanze psicoattive.

Prima di tutto, come già visto nei precedenti articoli, una delle caratteristiche degli adolescenti è il bisogno di sperimentare novità: in adolescenza il sistema della dopamina (sistema della ricompensa del cervello) è, infatti, più reattivo che in altre fasi della vita e induce alla ricerca di situazioni che comportino sensazioni forti e gratificazione. L’assunzione di droghe che alterano il normale funzionamento del cervello può quindi presentarsi come meta molto appetibile per un ragazzo. In uno stato base di maggiore reattività del circuito della dopamina, l’uso di alcol e droghe determina un maggior rilascio della stessa: la gestione di queste elevate quantità a questo punto diventa molto difficoltosa, con un aumento vertiginoso della spinta ad assumere ulteriori dosi della droga stessa e il rischio di creare una vera e propria dipendenza. La ricerca di queste sostanze psicoattive non è dovuta, quindi, solo al desiderio della novità, ma anche a meccanismi fisiologici tipici dell’età adolescenziale. In generale, i livelli di dopamina in adolescenza sono più bassi che in altre fasi della vita e questo può condurre il ragazzo a sentirsi annoiato e, quindi, a ricercare novità o ad avere sbalzi d’umore. La dopamina in questa fase della vita ha pertanto picchi d’intensità verso il basso e verso l’alto. Le droghe possono rappresentare il modo trovato dall’adolescente per uscire dalle sensazioni di noia legate al basso livello di base della dopamina e il bisogno di sperimentazione può portare al desiderio di provare stati alterati di coscienza, modalità diverse di percezione e di pensiero, nuove emozioni, a volte un desiderio di ampliamento della comprensione della realtà grazie alla distorsione dei comuni schemi percettivi.

Un altro fattore che può portare a ricercare sostanze psicoattive è il desiderio di sentirsi parte di un gruppo: il binge drinking (consumo di grandi quantità di alcol in poco tempo, fino allo stordimento) rappresenta il rischio maggiore. Si tratta di un’attività fatta in presenza dei pari, dovuta al cameratismo e alla competizione (“chi può resistere di più?”). Le funzioni esecutive della corteccia prefrontale vengono inibite dall’alcol e quindi cadono la capacità di regolare gli impulsi, il controllo dell’attenzione e la pianificazione: dopo aver iniziato a bere diventa più difficile fermarsi.

In situazioni sociali, come ad esempio i concerti, per alcuni adolescenti l’uso di droghe ha anche lo scopo di facilitare la comunicazione, abbassando l’ansia sociale e le difese.

Un ulteriore causa dell’uso di droghe può essere il bisogno di automedicazione in presenza di un disturbo psichiatrico o di una situazione dolorosa.

Il rischio maggiore dell’iniziare l’uso di sostanze psicoattive è quello dell’instaurarsi della dipendenza, che determinerà il desiderio della droga, la tolleranza ad essa, il bisogno di un uso costante e sintomi da astinenza in caso di mancanza della stessa. La vulnerabilità alla dipendenza è dovuta all’attivazione di alcuni geni e all’alterazione del funzionamento neurale che lega il rilascio di dopamina all’uso di droghe. Più sarà precoce l’età in cui si inizia l’uso, maggiore sarà la probabilità di sviluppare una dipendenza: ci si abitua al picco di dopamina e quando manca ci si sta male o ci si annoia.

La dopamina influenza le emozioni, la motivazione, la memoria e la valutazione, oltre ad alcune funzioni della corteccia prefrontale, come il pensiero, l’attività decisionale e il comportamento. L’alcol e le droghe, quindi, non provocano solo una scarica di piacere, ma influiscono sulla percezione della realtà e, pertanto, sul modo in cui possiamo gestirla, con rischi anche di morte a causa di incidenti di diverso tipo. Con la dipendenza, infatti, un adolescente può continuare a comportarsi in modo pericoloso pur essendo consapevole dei danni che potenzialmente potrebbe procurarsi. Spesso, dopo aver assunto droghe, non ricorda cosa ha fatto nel frattempo, perchè l’ippocampo viene inibito. L’influenza delle droghe si osserverà anche fuori dal momento stesso in cui la sostanza è ingerita. Questo perchè alcol, cocaina, anfetamine, barbiturici ed eroina portano all’attivazione di un gene collegato ai circuiti della motivazione legati alla dopamina. A questo punto il circuito si fissa su quella determinata sostanza che diventerà centro dell’attenzione, dei pensieri e delle azioni della persona. In alcuni studi è emerso, ad esempio, che il rilascio di dopamina si ha anche solamente al pensiero di usare la sostanza o stando in compagnia di persone con cui è stata usata in passato. Si parla quindi di dipendenza.

Il fatto che ci siano dei meccanismi fisiologici che possono indurre gli adolescenti all’uso di sostanze psicoattive non ne minimizza la pericolosità o gravità, anche da un punto di vista legale. È ormai chiaro che l’intossicazione da alcol porta alla distruzione di cellule cerebrali e delle loro sinapsi, così come l’uso di altre sostanze.

Ogni adulto a contatto con adolescenti deve essere consapevole di questa realtà e di quanto sia un’esperienza molto diffusa a quest’età. Il modo con cui si affronterà tale comportamento adolescenziale avrà un’influenza sulla qualità del futuro rapporto con il ragazzo.

Le strategie che un genitore spesso sceglie per proteggere un figlio dai rischi legati alle droghe sono quella di assumere un atteggiamento di completo divieto e rigidità, oppure quella più permissivista di sdrammatizzare e minimizzare sull’intensità o sugli effetti dell’uso di tali sostanze.

Credo che mantenere una modalità meno estrema possa rappresentare una via più protettiva per aiutare questi ragazzi ad “attraversare il fiume” limitando eventuali danni: un atteggiamento da parte del genitore di apertura comunicativa, il fornire informazioni sugli effetti negativi psico-fisici immediati e sulle future conseguenze (tenendosi aggiornati sulle sostanze/mode esistenti tra i ragazzi), l’invito a mantenere comportamenti responsabili e al non mettersi in situazioni di pericolo (es. guidare ubriachi). Questo richiede un fine lavoro di ascolto da parte del genitore, disponibilità emotiva e sicuramente molte energie. Non bisogna quindi sentirsi in imbarazzo nel rivolgersi anche a degli esperti per farsi sostenere nel rapporto con il proprio figlio durante una fase di crescita così ricca di aspetti complessi.


Siegel, D. J. (2014). La mente adolescente. Milano: Raffaello Cortina ed.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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