Psicopatologia

Quando non accettiamo una parte del nostro corpo

Nel mio piccolo della pratica clinica di cui ho fatto esperienza fino ad oggi, nell’ascoltare complesse storie di vita di pazienti adolescenti e adulti, ha preso a volte forma nelle loro narrazioni del rapporto con sé e con il proprio corpo una eccessiva  preoccupazione per il proprio aspetto,in particolare verso una parte del loro corpo (il naso, gli occhi, le orecchie, il seno, la pancia…) che viene così vissuta come fosse imperfetta, in quanto non rispondente a canoni di bellezza e perfezione. La persona si “fissa” su quella parte che vive come difettosa,  trasformandola  in una fonte di disagio o di vergogna ed in  una parte brutta, da respingere e quindi  negata del proprio Sé, di cui liberarsi (nascondendola, trasformandola). Tutto il proprio disagio interiore é come se venisse convogliato,” spostato”in quella parte del proprio corpo che ne diventa la depositaria.

La persona può passare molto tempo davanti ad uno specchio o al contrario evitarlo come la peste,  tentando di nascondere il difetto in qualche modo, magari con il trucco o con l’abbigliamento. Arriva a pensare di ricorrere alla chirurgia estetica e magari si finisce addirittura per farlo,  oppure tende ad avere una cura eccessiva del corpo, facendo continui ed ossessivi paragoni sui propri e altrui difetti, rendendo la vita socio-relazionale molto difficile a causa del forte senso di vergogna. Quello che vediamo non è ciò che realmente siamo ed il nostro corpo o quella parte del corpo in particolare si fa portavoce della sofferenza interiore non riconosciuta e spostata lì.

Clinicamente la parola adatta é la dismorfofobia , ovvero una percezione alterata della propria immagine corporea. La persona prova un’ossessione per una parte del corpo, vista come imperfetta a fronte di un difetto minimo nella realtà se non inesistente e questa ossessione diventa  potente nella sua vita quotidiana, portandola a passare molte ore della giornata a rimuginare su quella parte del proprio corpo.

La sua vita quindi diventa una continua ricerca della “perfezione”  dato che si vede dentro un corpo che non va bene e che diventa il campo dell’inadeguatezza interiore vissuta e non riconosciuta come tale, tanto da prenderne le distanze. Senz’altro ad oggi non aiuta la tendenza generale a preoccuparsi eccessivamente per il proprio aspetto fisico, siamo bombardati di stimoli in questo senso come ben sappiamo.

Peraltro, per quanto riguarda gli adolescenti,  in personalità già fragili perché non ancora formate e salde, sono  a rischio di trovarsi travolti da queste eccessive richieste di conformità, fino a sviluppare sintomi di un disturbo come quello qui citato, la dismorfofobia che è un disturbo, lo ripeto,  dell’immagine corporea caratterizzato da preoccupazioni persistenti ed intrusive relative al proprio aspetto. Nel DSM-5 questo disturbo si può individuare nella categoria dei disturbi ossessivo compulsivi e disturbi correlati. La persona che ne soffre, come detto, si fissa su una particolare imperfezione e ne diventa ossessionata, finché non diventa l’unica cosa che vede quando si guarda allo specchio.

Ecco che allora decidere di parlarne e far sapere che questo problema esiste  diventa un momento fondamentale, perché pochi pazienti chiedono un consulto psicologico specificatamente su questo problema e se lo fanno stanno già molto avanti, perché c’é già nella loro richiesta  il seme della sanità e della volontà di contrastare un processo severamente disfunzionale che vede nel proprio corpo il bersaglio di un attacco  crudele al proprio Sé.

 

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