Relazioni

Il mito dell’adultità: cambiamenti socio-culturali e ingresso nell’età di mezzo

Diventare adulti in una società che cambia rappresenta una sfida evolutiva in continuo divenire. Come affrontarla?

Età di mezzo, il ponte tra adolescenza e vecchiaia, regno della compiutezza, della autorealizzazione, del massimo potere di sé e sul mondo e, perché no della tanto agognata stabilità lavorativa, emotiva ed identitaria.

Bello, vero?

Ecco, non sentitevi in colpa se se leggendo queste righe vi vien da pensare “mi piacerebbe, ma quando tocca a me?”.

In realtà oggi sentirsi e riconoscersi adulti è molto più complesso di quanto ci aspettiamo.

L’adultità come tappa di vita

Secondo alcune teorie del ciclo di vita il divenire adulti passa per il superamento di specifici compiti evolutivi e che, attraverso l’esperienza di alcuni eventi cardine – quali la fine degli studi, l’uscita dalla famiglia d’origine, la costituzione di un proprio nucleo familiare, la genitorialità – determina l’acquisizione di alcune virtù di base e l’ingresso in questa tappa dello sviluppo. Secondo questa ottica, l’adultità è un preciso stadio di sviluppo che prevede il superamento dei compiti evolutivi adolescenziali e l’acquisizione di nuove competenze, date e specifiche per questa fase.

Levinson, ad esempio, descrive una serie di transizioni all’interno della stessa adultità, ognuna caratterizzata da precisi compiti e conquiste evolutive: dall’età pre-adulta alla prima età adulta (17-22 anni), la prima struttura di vita adulta (22÷28 anni), la transizione dei trent’anni (28-33 anni), la seconda struttura di vita adulta (30-40 anni), la transizione della metà della vita (40-45 anni), la media vita adulta (45-50 anni).

Ma, in un contesto socioculturale come il nostro, in cui i tradizionali riti di passaggio che segnavano l’ingresso in questa fase della vita hanno perso parte della loro solennità e sono stati svuotati del loro significato (basti pensare a come la precarietà lavorativa plasmi la nostra identità professionale e ci richieda di reinventare continuamente noi  stessi, a come il matrimonio, prima rito sociale obbligato per sancire l’uscita dalla casa familiare e la costituzione di una nuova famiglia, oggi sia, fortunatamente, una delle tante possibili forme di affrancamento dalla famiglia di origine) è ancora possibile pensare all’adultità come una tappa dello sviluppo stabilmente raggiungibile? Possiamo ancora dichiarare a noi stessi e al mondo il suo raggiungimento?

Il mito dell’adulto

Se la realtà che ci circonda non “obbedisce” alle richieste sociali e ai compiti evolutivi che in quanto adulti siamo chiamati a dover portare a termine, cosa farne dei nostri compiti evolutivi e come traghettarci verso l’età adulta in tale sempre mutevole complessità?

Forse la soluzione sta nell’accettare questo continuo divenire e superare il mito dell’adulto, guardando a questa fase della vita non come l’acquisizione di una maturità sociale e psicologica data una volta per tutte ma come un processo di maturazione continua, che passa per l’acquisizione di competenze psicologiche e sociali oltre che per il raggiungimento di tappe precostituite. Abbracciando questa intrinseca indefinitezza, puntando su una più profonda comprensione ed accettazione di noi stessi e dei nostri bisogni evolutivi possiamo recuperare gradi di libertà e, forse cosa ancora più importante, costruirci una bussola per orientarci nel divenire della nostra evoluzione personale.

Ecco che divenire adulti diventa una possibilità e il risultato in fieri di una apertura al cambiamento, un continuo giocoso rimaneggiamento della nostra identità e la sperimentazione creativa di nuove parti di noi stessi. Essere adulti può voler dire darci il permesso di creare nuove ritualità che rispecchino il nostro sentire e che sanciscano il raggiungimento di obiettivi che soddisfano i desideri evolutivi.

Nel prossimo articolo vi proporrò alcune coordinate per orientarci nella costruzione della nostra bussola dell’adultità, intanto mi piacerebbe sapere: cosa vuol dire per voi adultità e cosa osservate di voi stessi per definirvi adulti?

 


Levinson, D. J. (1983). Verso una concezione del corso della vita adulta. Amore e lavoro, cit, 330

 

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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