Psicologi

Trauma e infanzia

Si parla molto di trauma e sono ormai tanti gli studi che dimostrano come queste esperienze stressanti abbiano un peso sulla qualità della vita successiva. L’età della persona, inoltre, avrà un peso specifico sull’intensità delle sequele per la salute. Ho già parlato delle ACEs (Adverse Childhood Experiences – Esperienze Sfavorevoli Infantili) come eventi a forte impatto psicopatologico.

Quando le ACEs coinvolgono le figure di attaccamento portano a conseguenze peggiori per lo sviluppo del bambino (Onofri, 2017). I caregivers rappresentano figure il cui ruolo principale dovrebbe essere quello di accudimento e protezione. Nel caso di traumi relazionali, invece, quelle persone a cui il bambino dovrebbe affidarsi e di cui dovrebbe fidarsi maggiormente sono fonte di pericolo o non capaci di contenimento e rassicurazione. Un genitore in uno stato di iperattivazione (ad esempio per ansia, sofferenza personale, rabbia, che minaccia o umilia) non può essere in grado di regolare gli stati emotivi del figlio. Lo lascia in panne o lo aggredisce.

Molte ricerche confermano la presenza di difficoltà relazionali, emotive e fisiche in adulti che da bambini sono stati maltrattati: l’esperienza negativa del passato porta all’assunzione di successivi comportamenti a rischio e, quindi, alla maggiore probabilità di sviluppare malattie in futuro. Questo è possibile a causa dell’impatto che l’evento traumatico ha sul neurosviluppo (crescita fisica e biologica del cervello, dei nervi e del sistema endocrino) e sullo sviluppo psicosociale (personalità, senso morale, valori, condotte sociali, rispetto delle regole, ecc.), anche se non bisogna dimenticare che esistono fattori protettivi legati alla genetica della persona che possono mediare sulla psicopatologia.

L’esposizione ai traumi (abusi, trascuratezza e tutte le altre esperienze che rientrano nelle ACEs) altera il funzionamento del cervello. Si è visto che molto spesso le vittime di eventi stressanti o di relazioni traumatiche possono sviluppare sintomi d’ansia a causa della creazione di una maggiore sensibilità dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. I sintomi di oggi possono essere determinati anche da eventi molto lontani nel tempo.

In altre ricerche, ad esempio, si è verificato che in soggetti con Disturbo Post-traumatico da Stress l’ippocampo, collegato all’amigdala (che regola la gestione della paura), presenta dimensioni inferiori rispetto a quello di persone che non hanno vissuto esperienze traumatiche.

Gli studi sui disturbi del sistema di attaccamento, in particolare, hanno evidenziato come le ACEs possano avere effetti devastanti sullo sviluppo psicologico del bambino. Lo stile di attaccamento D (Disorientato/Disorganizzato) determinerà nel bambino difficoltà comportamentali, relazionali e cognitive. Le caratteristiche dei genitori con figli che svilupperanno uno stile di attaccamento D sono il comportamento minaccioso e spaventante, oppure impotente e spaventato.

I dati dimostrano l’esistenza di una trasmissione intergenerazionale delle difficoltà descritte: genitori che hanno sperimentato traumi durante la loro vita possono con alta probabilità avere un impatto non adattivo sui propri figli, con atteggiamenti, stati emotivi e comportamenti che rispecchiano le esperienze vissute nella propria infanzia.

Schore ha dimostrato l’esistenza di influenze delle prime esperienze infantili sullo sviluppo della parte destra del cervello, deputata all’elaborazione delle emozioni e dei legami affettivi. L’emisfero destro matura del tutto durante il primo anno di vita dopo la nascita, fino ai tre anni. Regola le funzioni vitali, la gestione dello stress, le risposte simpatiche e parasimpatiche, la fisiologia degli stati emotivi e dell’espressione emotiva. Molte psicopatologie risultano correlate a disregolazione emozionale dell’arousal. Infatti, i traumi apportano alterazioni del funzionamento e nella struttura di alcune aree legate alla regolazione delle emozioni, con la conseguente alterazione dell’arousal. Molto spesso questa disregolazione porterà all’assunzione di atteggiamenti e comportamenti a rischio per la salute psico-fisica dell’individuo.

Appare quindi evidente una generale necessità di interventi precoci sul trauma e una maggior urgenza nel caso di traumi verificatisi durante l’infanzia. Un percorso di psicoterapia può sostenere la persona nell’elaborazione di quanto vissuto e nel trovare nuove strategie di fronteggiamento.


Onofri, M. & Onofri, A. (2017). Per un nuovo approccio mente/corpo e corpo/mente: i risultati dello studio ACEs. In: La Rosa, C. & Onofri, A. (a cura di). Dal basso in alto (e ritorno…). Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo, EMDR. Roma, Apertamenteweb S.a.S.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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