Età evolutiva

“Sono arrabbiato” … come aiutare un bambino a gestire la rabbia!

Nella mia attività professionale mi trovo spesso a confrontarmi, sia nell’adulto ma anche nei piccoli pazienti, con difficoltà a fare i conti nella gestione, ma spesso anche nell’accettazione dell’emozione rabbia. Sia per i  bambini che per quelli che lo sono stati un tempo, viene spesso riportata dalla persona stessa una difficoltà non tanto a riconoscere l’emozione, ma ad accettarla ed elicitarla come tale, forse perché nell’immaginario collettivo viene spesso associata a reazioni esplosive ed aggressive verso cose o persone.

Una domanda a cui ha senso secondo me dare risposta è “posso arrabbiarmi?”. La risposta è senza dubbio affermativa, anzi abbiamo la necessità naturale ed adattiva di arrabbiarci, per proteggere noi stessi ed i nostri diritti, quando subiamo una qualsiasi forma di ingiustizia. Il punto fondamentale riguarda, però, il COME.

Nella società di oggi, spesso culturalmente castrante nei confronti di questa emozione, diventa a volte necessario spiegare l’adattività della rabbia e i modi in cui può essere espressa, affinché porti un tornaconto utile e non negativo per sé e per altri, anche agli adulti, ma immaginiamo quanto questo diventi prezioso per un bambino che impara a rapportarsi con il mondo emotivo, quindi a riconoscere e ad esprimere le proprie emozioni.

Diventa importante, quindi, con un bambino, allievo o figlio che sia, comunicare che la rabbia è un’emozione frequente in tutti noi, che tutti ci arrabbiamo, che non c’è niente di male ad arrabbiarsi di tanto in tanto e che quello che importa è invece come reagiamo, infatti se siamo aggressivi essa diventa un’emozione distruttiva. Importante è poi anche comunicare al piccolo che, però, noi possiamo evitare di arrivare a reazioni che non ci piacciono con l’aiuto della nostra mente e che non siamo, quindi, in balia di forze esterne nel farlo. Si può chiedere quali pensieri negativi ha avuto o ha, a seconda che ci si riferisca ad una situazione presente o passata, che vanno con l’emozione di rabbia e invitarlo a porsi domande come: “Non sto forse esagerando?”, “Che prove ho che quello che penso sia vero?”, “Cosa direi al mio migliore amico se avesse questo pensiero?”, “Ci sono altri modi di considerare quello che mi è successo?”, “Che cosa accadrebbe se non credessi più a questo pensiero? Cosa cambierebbe? Come?”

Quello che è importante, quindi, ai fini di una buona alfabetizzazione affettiva sulla rabbia, è che ai piccoli passi il messaggio che abbiamo il diritto di arrabbiarci, ma che è possibile, se ci fermiamo rispetto ad una prima reazione impulsiva, riflettere sul motivo per cui ci stiamo arrabbiando e cogliere degli elementi della situazione che probabilmente ci sono sfuggiti. Rileggendo quello che è successo, come se indossassimo dei nuovi occhiali, è possibile, infatti, muoversi in quello stesso contesto con maggiore orientamento e più consapevolezza di ciò che realmente ci accade.


Di Pietro, M. (2014). L’ABC delle mie emozioni. Programma di alfabetizzazione socio-affettiva secondo il metodo REBT. Trento: Edizioni Centro Studi Erikson.

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Psicologa e in formazione come psicoterapeuta. Ha esperienza teorica e lavorativa con i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ADHD, Disturbi dello Spettro Autistico, sia con gli individui direttamente interessati sia con quelli che gravitano intorno a loro (genitori ed insegnanti).

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