Relazioni

C’è contatto e contatto. Stroke positive, negative, condizionate e incondizionate

Abbiamo tutti un disperato bisogno di contatto fisico ed emotivo, abbiamo tutti desiderio di essere visti e riconosciuti. In una sola parola: abbiamo fame di stroke (se non l’hai già letto, vedi il mio articolo “Stroke: la fame di contatto e di riconoscimento“).

Ma perché mi ostino ad utilizzare il termine in inglese?

Il termine stroke in inglese generalmente viene utilizzato per indicare un ictus. Ma può essere tradotto anche come «corsa, colpo, tratto, fase,  battuta, tocco, carezza, rintocco, botta, vogata, sbarra, percossa, martellata, macchia». Tutti termini che hanno a che fare con il contatto, un contatto che può essere spiacevole, ruvido, brutale.

Sciaguratamente, i primi testi di AT lo tradussero con “carezza”, svuotando il concetto di stroke della sua potenza. E rendendo molto complicato spiegare perché, ad esempio, una carezza possa essere negativa.

Eric Berne, in contrasto con l’esoterismo e il compiacimento linguistico della psicoanalisi di allora, aveva scelto di utilizzare un linguaggio semplice e immediato, accessibile a chiunque. È uno dei motivi per cui l’Analisi Transazionale fu banalizzata e marginalizzata dal mondo accademico. Per questo nei libri di Analisi Transazionale le dinamiche psicologiche e relazionali vengono descritte con termini popolari (copione, ricatto, gioco, elastico, raccolta di bollini…), o ricorrendo ad esclamazioni utilizzate dai pazienti durante i gruppi di terapia (“Ti ho beccato, figlio di puttana!”, “Guarda mamma, vado senza mani”, il Piccolo Mussolini…).

Con il tempo avere “fame di carezze” ha iniziato a significare il desiderio di complimenti, carinerie, paroline dolci.
Nel gergo AT “farsi una carezza” è diventato, indebitamente,  sinonimo di un altro concetto che è il Permesso (concedersi un dolcetto, regalarsi una giornata in una spa…). Ecco perché a scanso di equivoci, preferisco utilizzare il termine inglese stroke.

Stroke positive e negative

Pensiamo a un bambino che non ottiene mai stroke positive dai genitori. Nessun abbraccio, nessun complimento per i risultati scolastici, nessun interessamento alle sue amicizie e alle sue passioni. Solo rimproveri quando prende un brutto voto, commenti sarcastici su di lui, urla, critiche e botte quando non rispetta le regole. Solo stroke negative.

Siccome è “meglio una stroke negativa che nessuna stroke”, nel momento in cui il bambino sarà costretto a scegliere tra essere ignorato (nessuna stroke) e essere picchiato o rimproverato (stroke negativa) sceglierà la stroke negativa. E allora inizierà a mettere in atto comportamenti che stimolano le stroke negative da parte dei genitori e degli insegnanti.

Alcuni esempi: potrà diventare maldestro per farsi insultare e criticare, oppure provocatorio per farsi urlare contro e picchiare, violento per stimolare reazioni violente, timido e inetto per farsi svalutare e prendere in giro.

Anche per prendermi a calci o darmi uno schiaffo devi toccarmi. E lo stesso vale per i riconoscimenti negativi: per dirmi “Tu sei uno stupido” dei dirmi “tu sei“. Devi riconoscermi.

Stroke condizionate e incondizionate

Possiamo distinguere le stroke positive e negative in diversi modi, ad esempio in base alla provenienza (interne – esterne), al modo in cui le comunichiamo (verbale – non verbale) oppure al grado di profondità con cui ci sentiamo riconosciuti.

In questo caso si parla di stroke condizionate e stroke incondizionate. Quelle incondizionate riguardano ciò che sei, ti senti riconosciuto in modo globale; quelle condizionate invece si riferiscono ad aspetti di te legati a ciò che fai, ti senti visto nel qui e ora.

  • «Sei intelligente», «Mi piaci!», «Sei divertente»,«Sei affascinante», «So che sei una persona sensibile»stroke positive incondizionate.
  • «Sei un cretino», «Non mi piaci», «Sei noioso», «Sei brutto», «Ti conosco, sei un codardo!» stroke negative incondizionate.
  • «Bel lavoro!», «Sei molto carina con questo vestito», «Hai fatto un ottimo esame», – stroke positive condizionate.
  • «Hai fatto un pessimo lavoro», «Con questo vestito sembri una stracciona», «E questo tu lo chiami esame?», – stroke negative condizionate.

È chiaro che tutti noi preferiamo le stroke positive, se possiamo averne. Anche se non tutti sappiamo “digerirle”, per cui da adulti potremmo dare e cercare quelle negative.

In che modo influisce con la mia vita adulta?

Se da bambino hai ricevuto prevalentemente stroke negative tenderai a instaurare relazioni con persone che ti ricarichino il polo negativo della batteria: partner svalutanti o violenti, amicizie in cui prevale la battuta sarcastica e la critica.

Se invece nell’ambiente familiare prevalevano le stroke condizionate, si svilupperà un tipo di personalità centrata sulla performace, ad esempio mostrando forte competitività e cercando costantemente di dimostrare il tuo essere ok (nel sesso, nella vita di coppia, nelle amicizie, a lavoro…), con la sensazione di non meritare le stroke se non pagando un caro prezzo e di poter essere riconosciuto solo per ciò che fai.

Se invece da piccolo hai ricevuto poche stroke (sia di quelle negative che di quelle positive) da adulto potresti avere una struttura depressiva di personalità, convincendoti che qualunque cosa farai tanto non avrai il riconoscimento e l’intimità di cui hai bisogno. Oppure passerai la vita a raccogliere le briciole di riconoscimento e di contatto, non sentendoti mai in diritto di chiederle e di riceverle.

Tu ti riconosci in qualcuna di queste situazioni? Hai individuato qual è il tipo di stroke che dai e che cerchi più frequentemente?

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dr Christian Giordano

Ideatore e Fondatore a Centro Psike
Psicologo, Psicoterapeuta, terapista sessuale e di Coppia, esperto in analisi transazionale e perizia grafologica. Mi occupo di disturbi di personalità, problemi sessuali, depressione e ansia. Nel mio studio accolgo ogni paziente con calore, rispetto e assenza di giudizio. Sono convinto che ogni persona può cambiare e migliorare sé stessa.

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