Età evolutivaPsicologi

Sintomi come risultato dell’interazione tra mente e corpo

Nell’ultimi anni sono stati condotti diversi studi che hanno indagato l’impatto di eventi di vita traumatici sulla salute mentale e fisica della persona ed è ormai certo che esiste un’interazione continua top-down e bottom-up tra mente e corpo nel determinare lo stato di salute dell’individuo.

Margherita Onofri e Antonio Onofri (2017) hanno presentato una rassegna sulle ricerche esistenti e descrivono il sintomo come risultato di diversi fattori: a) la vulnerabilità biologica, (predisposizione alla psicopatologia dovuta a fattori genetici e influenza sullo sviluppo cerebrale da parte degli ormoni dello stress, dell’alimentazione, delle sostanze e degli agenti infettivi); b) i fattori psicologici, legati al rapporto con le proprie figure di attaccamento e ad eventi traumatici (es. i lutti); c) i fattori sociali (es. la rete di sostegno). Questo modello è stato chiamato modello biopsicosociale della malattia.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) afferma che l’esposizione a eventi stressanti durante l’infanzia rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di futuri disturbi mentali. L’impatto maggiore sembrano averlo, quindi, quegli eventi traumatici che sono stati chiamati ACEs (Adverse Childhood Experiences): Esperienze Sfavorevoli Infantili.

Gli eventi di vita negativi, i traumi, i lutti, sarebbero infatti da considerare fattori aspecifici, in grado cioè di aumentare la probabilità di comparsa di qualsiasi malattia fisica e mentale, di influenzarne il decorso, di peggiorarne la prognosi, di provocare ricadute nel caso di patologie tendenzialmente croniche, non solo nel caso dei Disturbi d’Ansia, dell’Umore o dei Disturbi Dissociativi, ma persino per quelle gravi patologie psichiatriche considerate conseguenza di una marcata vulnerabilità biologica, come la schizofrenia e il disturbo bipolare. (Onofri e La Rosa, 2017)

 

Cosa si intende per evento traumatico?

Il trauma ingloba tutte quelle esperienze di eventi stressanti di natura “civile” (incidenti automobilistici, aerei o ferroviari, catastrofi naturali come i terremoti, ecc.), sociale (attacchi terroristici, guerre, ecc.), interpersonale (aggressioni, violenze sessuali, tortura, ecc.) e situazioni infantili di pervasiva mancanza di sintonizzazione affettiva tra genitore e figlio (abuso, maltrattamento fisico, trascuratezza fisica ed emozionale). Va distinto il trauma inteso come evento stressante che sovrasta la resistenza dell’individuo e dal quale non ci si può sottrarre (es. terremoto), dalle condizioni traumatiche dell’infanzia come condizioni di minaccia protratte nel tempo e incontrollabili e che conducono, secondo Liotti e Farina, a sviluppi traumatici.

Varie ricerche hanno dimostrato, infatti, come l’abuso, la grave trascuratezza, l’esposizione a violenza domestica conducano a risvolti traumatici per lo sviluppo del bambino e, successivamente, dell’adulto. Le conseguenze per la salute riguardano lo sviuppo di sintomi depressivi, isolamento, bassa autostima, abuso di droghe e alcol, ansia, diffidenza, difficoltà sessuali, disturbi di panico, suicidi, disturbi dissociativi, disturbi antisociali e disturbo da stress post-traumatico.

Gli autori riportano uno studio epidemiologico californiano, l’ACE Study, riguardante l’influenza di esperienze stressanti e traumatiche infantili sulle condizioni di salute della popolazione. Fu il più ampio studio di questo tipo mai condotto prima. Coprì gli anni tra il 1995 e il 1998 e diede vita successivamente ad un programma di ricerca internazionale, con repliche in diversi paesi. I risultati ottenuti furono molto simili nei vari stati.

Le esperienze studiate, e che rientravano nella categoria delle ACEs, dovevano essere state vissute prima dei 18 anni di vita e dovevano essersi presentate all’interno del nucleo familiare, come qui di seguito riportato:

  • Abuso fisico ricorrente
  • Abuso psicologico ricorrente
  • Abuso sessuale
  • Presenza all’interno del nucleo familiare di una persona dipendente da alcol o da sostanze
  • Presenza all’interno della famiglia di una persona incriminata per un reato
  • Un membro della famiglia depresso, con disturbi mentali, istituzionalizzato o suicidario
  • Presenza di una madre trattata in modo violento
  • Presenza di un solo genitore o nessun genitore (separazione precoce da un genitore biologico per abbandono, morte, divorzio)
  • Trascuratezza fisica
  • Trascuratezza emozionale

Gli autori sottolineano che sono da considerarsi traumatici anche eventi che avvengono al di fuori dell’ambito familiare. A volte sono presenti situazioni di deprivazione affettiva e atteggiamenti deumanizzanti (es. nei vecchi orfanotrofi), ricatti affettivi, non riconoscimento dei bisogni del bambino, inversione di ruolo, manipolazione o l’impedire il rapporto con un genitore.

Dai risultati dello ACE Study è emersa una presenza di ACEs molto più frequente di quello che si credesse. Si scoprì, inoltre, che la coopresenza di più ACEs nella stessa persona portava ad effetti comulativi.

In riferimento ai disturbi psichiatrici, sono risultate evidenti le correlazioni tra ACEs e depressione, suicidi, PTSD, Disturbo Borderline di Personalità, Disturbi Dissociativi e allucinazioni.

Sono state trovate correlazioni tra le ACEs e le principali cause di morte nella popolazione. Esisterebbe, infatti, un legame tra le ACEs e l’attuazione di comportamenti a rischio per lo sviluppo di malattie: l’uso di droghe e alcol, il fumare, la promiscuità sessuale, l’obesità e la sedentarietà, il suicidio. Si può dedurre che le precoci esperienze traumatiche comportino molto stress durante l’infanzia, con l’incapacità di elaborarlo e affrontarlo nella vita adulta e la conseguente assunzione di atteggiamenti e comportamenti non funzionali al benessere della persona (es. fumare o usare droghe per non “sentire” o “pensare”).

Le malattie di natura fisica, quindi, potrebbero generarsi da meccanismi psicologici legati all’impatto del trauma sullo sviluppo socioemozionale del bambino o da meccanismi neurobiologici legati all’influenza dello stress sulla maturazione del cervello (che continua soprattutto nei primi tre anni dopo la nascita), sull’apparato neuroendocrino, immunitario e neurotrasmettitoriale. Questo porterebbe alla successiva assunzione di comportamenti a rischio per la salute dell’individuo, determinati dal bisogno di controllare la propria disregolazione e sofferenza emotiva.

L’intervento psicoterapeutico può aiutare a prevenire o risolvere difficoltà legate a esperienze traumatiche vissute nell’infanzia. Un modello che si è rivelato molto utile è l’EMDR.

 


Onofri, M. & Onofri, A. (2017). Per un nuovo approccio mente/corpo e corpo/mente: i risultati dello studio ACEs. In: La Rosa, C. & Onofri, A. (a cura di). Dal basso in alto (e ritorno…). Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo, EMDR. Roma, Apertamenteweb S.a.S.

Onofri, A. & La Rosa, C. (2017). Trauma, abuso e violenza. Cinisello Balsamo: Edizioni San Paolo.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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