Processi cognitivi

Quando il letto si fa rifugio: il sonno come difesa psicologica

Il sonno può essere un meccanismo con il quale ci difendiamo dal peso di essere noi stessi.

Vi è mai capitato di attraversare momenti in cui non avreste fatto altro che dormire? In cui il vostro letto è stato il migliore amico, se non addirittura l’unico con cui avreste condiviso piacevolmente il vostro tempo, sino a disertare il vostro lavoro e compromettere i vostri rapporti sociali?

A volte questo bisogno di dormire può essere il risultato di un periodo particolarmente stressante, l’infelice conseguenza di un’insonnia, il sintomo di una patologia organica, come una disfunzione tiroidea o una vitaminica, o una difficoltà psicologica, come una depressione (in questo caso è accompagnata da numerosi altri sintomi).

In alcuni casi, invece, il dormire affonda le proprie radici in un altro terreno, tanto profondo quanto difficile da sondare: il bisogno psicologico di fuggire da sé, o meglio di fuggire dalla necessità psicologica di essere se stessi.

Il bisogno di fuggire da sé

Strano, vero? Eppure questo bisogno è molto più comune di quanto pensiamo ed è strettamente connesso ai cambiamenti politici, sociali e culturali all’interno dei quali siamo immersi.      Secondo il sociologo e antropologo David Le Breton, infatti, la società contemporanea, liberatasi dai condizionamenti culturali che la caratterizzavano, offre ad ognuno di noi la possibilità di essere se stesso al di là della classe sociale di appartenenza, del ruolo che ricopre nella società e nella famiglia, possibilità precedentemente inconcepibile. Se prima, infatti, noi ci definivamo soprattutto in base ai ruoli che ricoprivamo (essere una donna, ad esempio, significava essere una figlia, una moglie, una madre, eventualmente una lavoratrice), oggi siamo più padroni noi stessi e dobbiamo rendere conto solo a noi e alla nostra personale idea di felicità. Evolviamo, cambiamo, viviamo ricercando il vero significato della nostra esistenza e del nostro posto nel mondo, siamo in continuo mutamento, siamo poliedrici, siamo colorati, siamo più liberamente contraddittori e “moltitudinali”. Definirci mogli, mariti, genitori non ci basta più, vogliamo sempre essere noi stessi sapendo che il noi stessi è in trasformazione continua.

La domanda “chi sono io?” non trova mai una risposta pienamente esaustiva e, non esausta, si ripropone a noi con molta più insistenza.

 

“Accettare il governo di sé significa disporre di risorse interiori perennemente rinnovate, poiché genera inquietudine, smarrimento e mette in moto uno sforzo costante. (Le Breton)

Quando il bisogno di essere noi stessi invade tutte le sfere del nostro esserci, infatti, essere presenti può diventare un lavoro costante dal quale abbiamo bisogno di prendere una pausa, in risposta alla costante richiesta di prrsenza sentiamo il bisogno dell’assenza.

Il sonno come assenza
Se alcune persone prendono una pausa dal compito di essere se stessi in modo creativo (ad esempio coltivando diversi aspetti di sé, dedicandosi di tanto in tanto ad attività che sono fuori dal loro personaggio), altre, non sentendosi in grado di esplorare il nuovo, o non avendo mai imparato a farlo, escogitano vie di fuga più “prudenti”, come il sonno.

Quando il loro personaggio diventa insostenibile, quando il rapporto con le altre persone è troppo forte, quando si sentono stanchi del continuo osservarsi e sentirsi osservati, si ribellano a questo obbligo di esserci cancellandosi senza rinunciare completamente a loro stessi.

Dormono e rifugiandosi nel sonno sprofondano in un “non luogo senza tempo”, nel quale sfuggono alle responsabilità quotidiane e semplicemente si abbandonano, senza doverne rendere conto a nessuno, per poi riemergere, riposati e di nuovo in grado assumere su di loro il peso della propria identità.
Qualche volta, inoltre, il sonno ha la funzione di proteggere da eventi traumatici ai quali sarebbe troppo doloroso pensare o per sfuggire ad un male di vivere che attanaglia.

“Perché si dorme? Non tanto per riposare quanto per dimenticare” Emil Cioran

Nel sonno si smarriscono e contemporaneamente sentono di smarrire tutti i problemi, recuperando un potere che nella veglia non sentono di avere.
In realtà questa sottrazione alla vita è un esercizio di controllo destinato a fallire, perché nell’abbandono del sonno noi siamo più liberi ma allo stesso tempo ci mettiamo in balia della nostra vita.

 Per cambiarla davvero, per realizzare sul serio i nostri sogni, per non sentirci schiacciati dal mondo che ci circonda abbiamo bisogno di immergerci nella realtà più che di evitarla. Come ogni rifugio, anche il calduccio delle nostre coperte, quando diventa l’unica opzione possibile, si trasforma in una gabbia dorata.

Per cui osiamo, rinunciamo alle nostre maschere o aggiungiamone altre, coloriamole, riposiamoci e godiamoci l’ebrezza dell’assenza ma non smettiamo mai di giocare con la vita, perché è nostra, è l’unica cosa che possiamo dire di possedere veramente, ce la meritiamo!


Le Breton, D. (2016). Fuggire da sé: una tentazione contemporanea. Raffaello Cortina.

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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