Età evolutiva

Mio figlio è ansioso… allora si arrabbia

In questo articolo parto da una domanda che capita sempre più spesso di farmi durante un intervento psicoterapeutico con bambini che manifestano comportamenti dirompenti: Che cosa temono questi bambini?

Esclusi i casi dove un disturbo neurobiologico (ad esempio l’ADHD, callous unemotional) determina spesso traiettorie comportamentali disfunzionali e disturbanti per le persone (genitori in primis) che sono a contatto con il bambino, negli altri casi sembra non esserci una causalità lineare tra un comportamento aggressivo e lo stimolo attivante o ancora meglio, lo stimolo offerto (smetti di giocare alla play, lascia il telefonino, vai a dormire…) determina una risposta sproporzionata come frasi offensive, lancio di oggetti o comportamenti violenti verso chi si rivolge loro. 

Nella maggior parte dei casi i genitori che si rivolgono al professionista sono esausti, impotenti e considerano il comportamento del figlio punitivo nei loro stessi confronti. Hanno già tentato diverse modalità e strategie educative per arginare il comportamento disfunzionale del figlio senza successo e temono che queste modalità di relazione si mantengano nel tempo così come sono. Il figlio è visto come un tiranno e possono solo sperare che in alcune occasioni non manifesti certi comportamenti. Di conseguenza, una volta escluse cause “biologiche” che potrebbero ricondurre a tali atteggiamenti, alla mia domanda: “ma secondo lei, di cosa ha paura suo figlio?”, osservo incredulità, confusione o di non essere stati compresi. La domanda non è volta alla comprensione immediata delle cause sottostanti il comportamento ma permettere al genitore di decentrarsi rispetto a quanto raccontato e vissuto invitandolo ad osservare tale dinamica da un punto di vista differente da quello consueto. Questo processo è volto a mentalizzare sul bambino, favorendo strategie comportamentali alternative rispetto a quanto proposto fino a quel momento.

Nella pratica clinica con le famiglie con bambini con disturbi del comportamento, offrire una chiave di lettura diversa delle dinamiche relazionali illustrate è il primo passo nella comprensione ed eventuale risoluzione del problema, prima ancora che fornire tecniche, anche quando la richiesta esplicita è proprio di questo secondo tipo.

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Psicologo, Psicoterapeuta dell'età evolutiva specializzato nei disturbi del comportamento. Mi occupo della valutazione, diagnosi e riabilitazione di bambini con disturbi del comportamento e delle famiglie che hanno difficoltà a gestire i propri figli con diagnosi di ADHD e disturbi del comportamento esternalizzante in generale.

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