Psicologi

ProcessI di cambiamento nella psicoterapia con il bambino. Una metariflessione

L’incontro con il bambino, all’interno del setting di psicoterapia, non è mai un incontro univoco. Incontriamo la famiglia, raccogliamo diversi livelli di narrazione: il riferito dei genitori e, in alcuni casi, degli insegnanti o figure adulte che si occupano di lui.

All’interno di un Servizio che coinvolge diverse figure professionali, poi, l’incontro riguarda anche l’équipe: il processo di valutazione effettuato dai diversi professionisti, la restituzione diagnostica alla famiglia e, in concomitanza, la riunione di pre-presa in carico, all’interno della quale si condividono ulteriori narrazioni (le esperienze dei singoli operatori con il bambino), mettendole a servizio del piano di trattamento.

Il primo incontro di terapia: “nella stanza di consultazione”

Ci troviamo quindi al momento del “primo” incontro fisico con il bambino. Molte le cose che ci hanno già riferito su di lui, molte appunto le narrazioni. Quale sarà il suo narrato?

In un interessantissimo articolo di Cinzia Chiesa, ho avuto modo di approfondire i processi transferali nel lavoro con il bambino, partendo dalla lettura di Winnicott integrata con quella analitico transazionale.

Da madre sufficientemente buona a terapeuta sufficientemente buono. Holding

Un terapeuta sufficientemente buono è colui capace di stare con il bambino, cogliendone i bisogni e mostrandosi capace di contenerlo e supportarlo psichicamente (holding). L’Autrice chiarisce come l’holding riguardi anche gli impulsi aggressivi e distruttivi del bambino. Proprio come una figura genitoriale, il terapeuta tollera e sopravvive a questo: tale processo sostiene il movimento del bambino verso il suo evolvere e mutare. Tutto viene espresso attraverso il gioco, vera narrazione del bambino.

Il permesso a sentire. I processi transferali

Così come con gli adulti, è importante nel lavoro con il bambino, alla luce di quanto affermato prima, che il terapeuta si dia il permesso di sentire in modo autentico ed empatico i vissuti emotivi che emergono all’interno della relazione.

Il tempo dei fenomeni di transfert è il presente: lo spazio in cui essi si collocano è la relazione terapeuta-bambino e insieme lo spazio potenziale (Winnicott, 1971) in cui avviene l’azione di gioco.

Tale processo permette la funzione di oggetto del terapeuta che, in grado di sentire i vissuti ambivalenti del bambino (amore ed odio, ad esempio), può accoglierli, tollerarli ed aiutare il bambino nella loro espressione, prima esperendoli lui stesso. Il terapeuta diviene così oggetto e strumento: all’interno del processo potrà poi aiutare lui il bambino a dare parola, narrare verbalmente, tali vissuti. L’espressione attraverso il gioco e poi la narrazione, diventano esperienze di integrazione potenti.

Integrare… “fuori” dalla stanza di consultazione

Se l’esperienza del bambino, all’interno del setting psicoterapeutico, attraverso il ricorso ad un gioco narrante, sostiene un movimento evolutivo attraverso cui esprimere e dare senso ai propri vissuti, sia dentro che fuori la stanza di consultazione… come il terapeuta tiene presente il proprio movimento interiore? Come, all’interno di un processo, che risulta parallelo, di evoluzione e consolidamento, il terapeuta può portare fuori quanto dentro la relazione?

Ritengo che, nei contesti in cui è presente, il confronto con l’équipe può divenire esperienza di vero holding! Insieme a questo, la supervisione diviene tempo in cui fermarsi fuori, osservarsi e riflettere sulla relazione. Questo movimento nel rientrare può risultare ancora più potente se il terapeuta si fida delle proprie buone intuizioni. L’intuizione come processo viene ripreso dall’Autrice citando Berne

Se il terapeuta si lascia andare a un atteggiamento di attenzione liberamente fluttuante, mentre ascolta e osserva il paziente, può percepire l’immagine primaria presentatagli senza alcuno sforzo dal paziente. Questa immagine offre una grande quantità di informazioni sulle condizioni del paziente (1955).

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dr.ssa Laura Chirico

Psicologa, Psicoterapeuta. Lavoro con l'età evolutiva (disturbi del neurosviluppo e psichiatrici) e con gli adulti, occupandomi prevaletemente di disturbi di personalità e disturbi dell'umore. "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" (M. Proust)

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