Processi cognitivi

La simbiosi: quando 1 più 1 fa sempre 1

“Quei due sono proprio simbiotici”, “Ma fate tutto insieme?!”, esclamazioni o domande simili ben inquadrano l’argomento del presente articolo, argomento introdotto già in Passività e Svalutazione: non agire o non agire in modo efficace. Di seguito esporrò la simbiosi entrando nel merito “tecnico” del concetto, che con la sua rappresentazione grafica, si pone come un modo per spiegare un gioco essendoci alla base del gioco un processo di svalutazione sostenuto da una simbiosi.

Schiff afferma: “si ha una simbiosi quando due o più individui si comportano come se formassero una sola persona.” (1975, p. 15). Secondo la definizione dell’autrice la simbiosi non è necessariamente patologica dal momento che è una condizione naturale tra genitori e figli: senza questa fondamentale caratteristica delle relazioni di attaccamento il bambino non sarebbe in grado di sopravvivere e poi di acquisire durante la crescita le abilità in termini psicologici e comportamentali per vivere nel mondo.
Schiff (1975) spiega che in una simbiosi disfunzionale ogni individuo ha accesso a solo una parte della sua struttura interna. Questa condizione comporta che “ogni partecipante in una relazione simbiotica non è libero di avere emozioni e sensazioni in modo indipendente.” (1975, p. 17) dovendo occuparsi o dipendere dall’altro.
Le relazioni simbiotiche sono relazioni con un intento fusionale e divengono dunque un ulteriore modo con cui portare avanti il proprio copione e confermare le convinzioni che lo caratterizzano (Schiff, 1975). In questo tipo di relazione si ritrova un’assenza di fiducia nelle proprie capacità di auto-accudimento e di affrontare le difficoltà, oppure un senso di sé legato all’occuparsi di qualcun altro.

E’ possibile distinguere la simbiosi complementare da quella competitiva (Schiff, 1980). Nella simbiosi complementare la relazione si caratterizza per un tacito accordo circa le rispettive posizioni. Si può parlare di simbiosi di primo o secondo ordine. Nella simbiosi complementare di primo ordine entrambe le parti svalutano alcuni aspetti o interi SDI permettendosi di energizzare ed usare solo quelli non energizzati ed usati dall’altro.
La simbiosi di secondo ordine riguarda modalità relazionali di cura instauratesi durante l’infanzia in cui si presenta un “rovesciamento” delle posizioni di accudimento: le relazioni di attaccamento infantili in questo caso si qualificano per una richiesta di accudimento da parte dell’altro significativo rivolta al figlio. Questa dinamica comporta una precoce e acuta sensibilizzazione di A1 e G1 che vengono attivati per occuparsi del B1 del genitore (Mellor e Sigmund, 1975; Schiff, 1975).

Quando invece le parti competono per la medesima posizione nella relazione, pensata come la posizione più favorevole, allora si parla di simbiosi competitiva e tale competizione si accompagna ad un’intensificazione di comportamenti passivi quali rabbia, agitazione ecc. In questo caso vengono svalutati da ambo le parti gli stessi SDI e c’è il tentativo di instaurare una relazione simbiotica complementare (Mellor e Sigmund, 1975; Schiff, 1975).

È importante che l’intervento sulla simbiosi sia accompagnato dalla comprensione, del terapeuta e del paziente, della funzione che essa ha avuto nella storia evolutiva del paziente, prima che questi possa sentirsi “sicuro” per pensare e sviluppare la propria autonomia.

Bibliografia
Mellor, K. & Sigmund, E. (1975). Svalutazione. In Premio Berne 1980, Rielaborazione a cura di Raffaele Mastromarino.
Schiff, J. (1975). Analisi Transazionale e cura delle psicosi. Roma: Astrolabio.

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.