Età evolutiva

Meglio a casa o al nido?

Spesso ci si trova di fronte alla necessità, per motivi lavorativi ed organizzativi, di mandare i propri piccoli figli all’asilo nido, con il dubbio di molti genitori se tale scelta sia o meno funzionale ad un buon sviluppo psichico dei bambini. 

Per rispondere a questa domanda sono state pubblicate negli anni molte ricerche: alcuni studi hanno rilevato qualche correlazione tra il numero di ore trascorso al nido e la comparsa di problemi comportamentali intorno ai 4 anni; in altri è stato riscontrato che alcuni bambini che rimangono molto tempo al nido, differentemente da quelli che stanno a casa, riportano, nel pomeriggio, un aumento, pur se leggero, di cortisolo, ormone la cui concentrazione si eleva in presenza di stress.

Tali risultati potrebbero sfiduciare i genitori, soprattutto quelli alle prime armi, ma sono gli autori stessi delle ricerche riportate che invitano alla prudenza nel concludere che l’esperienza del nido sia sempre dannosa. Un’analisi accurata delle evidenze empiriche permette, infatti, di  notare come gli esiti più spiacevoli si verifichino in pochi bambini ed in presenza di relazioni conflittuali con i compagni o dell’insuccesso nel tentativo di partecipare ai giochi portando, quindi, alla conclusione che non sia la quantità di tempo passato al nido, ma la qualità delle esperienze vissute in esso a costituire un fattore di rischio.

Sarà quindi un asilo nido ben organizzato, con educatrici competenti, numerose in modo da potersi dedicare a fondo a ciascun bambino, stabilmente in struttura ed in costante rapporto con i genitori ad avere probabilmente effetti eccellenti sul bambino dal punto di vista cognitivo e sociale, effetti che spesso si estendono anche agli anni della scuola dell’infanzia, alla media fanciullezza e all’adolescenza.


Berti A.E., & Bombi A.S. (2013). Corso di psicologia dello sviluppo. Dalla nascita all’adolescenza. Bologna: Il Mulino

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Psicologa e in formazione come psicoterapeuta. Ha esperienza teorica e lavorativa con i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ADHD, Disturbi dello Spettro Autistico, sia con gli individui direttamente interessati sia con quelli che gravitano intorno a loro (genitori ed insegnanti).

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