Età evolutiva

Essere un bambino con iperdotazione cognitiva è una fortuna o una condanna?

In un interessante articolo divulgato da poco dall’Ordine degli Psicologi del Lazio si affronta il tema dei bambini gifted, cioè bambini che presentano un’iperdotazione dal punto di vista cognitivo, con abilità molto al di sopra della media.

Precisamente, la definizione riportata nell’articolo è la seguente:

rispetto ai pari, mostrano (o hanno il potenziale per mostrare) un’abilità sorprendente in un determinato momento e in specifiche aree considerate di rilievo nella propria cultura di appartenenza”

L’incidenza è di circa il 2-5% sulla popolazione generale e le caratteristiche evidenziate in questi bambini riguardano: “la precocità e la velocità nell’apprendimento, l’ampio vocabolario e bagaglio di conoscenze e un’elevata curiosità per argomenti e concetti, anche astratti, che gli stessi coetanei faticano a comprendere”.

Questi bambini incontrano spesso molte difficoltà in ambito scolastico legate al dislivello tra le elevate capacità cognitive e lo sviluppo emotivo, sociale e psicomotorio raggiunto, che invece rientrano nella media o sono al di sotto di essa. Un bambino iperdotato ha quindi grandi risorse personali che possono diventare un ostacolo ad una crescita sana nel caso in cui tali doti non siano riconosciute dall’ambiente in cui vive e non vengano adeguatamente affrontate e supportate.

Tra le potenzialità presenti in un bambino gifted vengono elencate: “la velocità di apprendimento, la curiosità, la motivazione intrinseca, le capacità di astrazione, il senso di giustizia, l’ampio vocabolario, le buone capacità di osservazione, la creatività, la persistenza e la concentrazione, l’empatia, livelli elevati di energia, il senso dell’umorismo, l’immaginazione”.

Ci si potrebbe chiedere: perchè un bambino con queste potenzialità dovrebbe incontrare delle difficoltà a livello scolastico?

Prima di tutto perchè un bambino con questo bagaglio potrebbe annoiarsi in una scuola che non lo riconosca per questa sua diversità e, quindi, potrebbe di conseguenza mettere in atto una serie di comportamenti disfunzionali. Potrebbe isolarsi rispetto al gruppo dei pari e sviluppare bassa autostima a causa del suo sentirsi incompreso e della sensazione di non essere uguale agli altri.

Tra i comportamenti disfunzionali osservati troviamo: “l’essere impaziente o l’opporsi a compiti ripetitivi, fare interventi con eccessiva frequenza durante la lezione, correggere o non tollerare errori o incertezze dei compagni, mostrare un’eccessiva autocritica o critica verso docenti o compagni, presentare difficoltà ad accettare insuccessi o rimproveri, esternare scarso impegno o motivazione verso temi percepiti come troppo facili o poco interessanti, sviluppare un approccio al compito dispersivo e disorganizzato” (nessun metodo di studio).

Questi bambini hanno bisogno di un intervento da parte della scuola focalizzato sulle loro necessità tanto quanto i bambini che possono rientrare in un BES o DSA.

Come valorizzare i loro talenti senza dimenticare i punti critici? Sicuramente sarà necessario modificare le modalità di insegnamento standard. L’invito fatto agli insegnanti è quello di fornire momenti al bambino in cui egli possa scegliere l’attività didattica da svolgere, decidendo i materiali da utilizzare e gli argomenti da affrontare. Si suggerisce di concordare dei temi di approfondimento di suo interesse che l’alunno dovrà studiare quando terminerà un compito prima dei suoi compagni. È necessario predisporre compiti di difficoltà crescente rispetto all’astrazione, alla sfida, alla creatività e al pensiero critico che si avvicinino sempre più al livello cognitivo dell’alunno. Può essere stimolante  proporre compiti in piccolo gruppo che portino alla realizzazione di un risultato finale da presentare al resto della classe. È importante, inoltre, affiancare l’allievo affinchè sviluppi un metodo di studio, affronti delle piccole sfide riguardo all’impegno e alla fatica dello studiare, impari ad affrontare gli insuccessi. Tutto questo sarà possibile se si predisporrà per questi bambini un piano di studio con un adeguato livello di difficoltà.

Ogni bambino ha bisogno di sviluppare consapevolezza riguardo alle proprie risorse e limiti, in modo da trovare le migliori risorse per affrontare le situazioni che vive, dentro e fuori scuola. Fondamentale, quindi, sarà un lavoro sul riconoscimento e consapevolezza delle proprie emozioni e comportamenti pensando anche ad una collaborazione con lo psicologo scolastico.


www.ordinepsicologilazio.it

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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