Età evolutiva

Comunicazione sarcastica ed impatto emotivo nel bambino

Nei primi colloqui con i genitori ritengo sempre di grande importanza osservare lo stile comunicativo all’interno della famiglia: una vera fotografia dei legami relazionali. I “non detti”, tanto quanto le battute ironiche o i silenzi, portano con sé un vissuto emotivo di non trascurabile impatto. In questo articolo presento, quindi, una riflessione sulla comunicazione sarcastica dei genitori e l’impatto emotivo nei figli, delineando interventi a sostegno del lavoro di terapia con il bambino.

Il lavoro con il bambino: la rabbia

Nel lavoro con i bambini entriamo spesso in contatto con rabbie esplosive, incontenibili. E’ importante lavorare sulla “gestione” della rabbia e, di pari passo, sul suo “senso”. Non è raro difatti che bambini “rabbiosi” siano portatori di un malessere familiare più complesso.

Capita poi, di incontrare bambini silenziosi. La richiesta per cui le famiglie ci contattano sono di tutt’altro tipo “ha difficoltà a scuola” oppure “non porta a termine gli impegni”. Osservandoli, li cogliamo ipercontrollati e controllanti. Raccontano storie ben lontane dal “…e vissero felici e contenti”: storie di distruzioni, lotte e sofferenze. Sono bambini che sperimentano una rabbia implosiva. L’incontro con i genitori spesso ci riserva un funzionamento emotivo familiare complesso. Le emozioni non vengono espresse né nominate bensì trasformate. È il caso dell’uso del sarcasmo.

Cos’è il sarcasmo?

Il vocabolario ci fornisce la seguente definizione:

Ironia amara e pungente, ispirata da animosità e quindi intesa a offendere e umiliare, che a volte può anche essere espressione di profonda amarezza rivolta, più che contro gli altri, contro sé stessi.

Sarcasmo e ironia non sono dunque la stessa cosa. Se nell’ironia ritroviamo la dissimulazione (dire una cosa per un’altra), il sarcasmo risulta essere una forma comunicativa caratterizzata da aggressività, il cui uso è volto a svalutare e screditare l’altro.  Può essere verbale “cosa può capirne mia moglie, non è nemmeno diplomata… è una battuta, eh!”, quanto non verbale “certo, lei lo fa… benissimo!” (detto ridendo).

Come intervenire?

Il sarcasmo è una comunicazione aggressiva: può sollecitare in modo significativo il terapeuta dal punto di vista emotivo. E’ quindi  importante riconoscerlo, ponendo attenzione a non rispondere con il medesimo stile. Il sarcasmo è, inoltre, una “non comunicazione” poiché “non dice” chiaramente il contenuto reale del messaggio.

Nel colloquio con i genitori, in questi casi, è importante non colludere con la svalutazione bensì esplicitare ciò che l’altro dice. Riprendendo l’esempio precedente, se il padre del nostro paziente dice durante il colloquio “cosa può capirne mia moglie, non è nemmeno diplomata… è una battuta, eh!” possiamo chiedere specifiche, ad esempio “non mi è chiaro cosa intenda con questo” o anche, con l’esempio successivo, chiedere come mai affermi che la moglie sappia fare bene, ridendo.

L’obiettivo di questi interventi non è tanto lavorare sulla comunicazione di coppia, quanto portare alla luce l’aggressività e il vissuto di rabbia. Rendendoli visibili, sarà possibile coinvolgere attivamente la famiglia nel lavoro con il bambino.


Giordano C., (2018), “È solo una battuta!” Aggressività e umorismo nella comunicazione di coppia

Toto S., (2016), “Non essere pesante, stavo solo scherzando!” La sottile differenza tra ironia e sarcasmo

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dr.ssa Laura Chirico

Psicologa, Psicoterapeuta. Lavoro con l'età evolutiva (disturbi del neurosviluppo e psichiatrici) e con gli adulti, occupandomi prevaletemente di disturbi di personalità e disturbi dell'umore. "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" (M. Proust)

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