Psicologi

Lo psicologo clinico in contesti istituzionali. Etica e buone prassi

In articoli precedenti abbiamo già affrontato modelli e strumenti in aiuto dello psicologo che opera in contesti istituzionali, evidenziando l’utilità del contratto e conoscendo il modello degli OK Modes. Oggi vi invito a riflettere sugli aspetti etici e metodologici del lavorare, come psicologi clinici, all’interno di contesti istituzionali (ASL, Associazioni, Strutture…).

Una delle domande di natura etica che maggiormente può sollecitare chi si appresta ad operare in contesti istituzionali è “il mio principale interesse dev’essere la cura della persona o il rispetto del contratto con la committenza?”.

Questa domanda si muove partendo da principi quali la Protezione e la Responsabilità. All’interno di un contratto a tre mani qual è quindi la prassi auspicabile?

Cosa ci dice il codice deontologico degli Psicologi Italiani

Nell’art. 4 del codice deontologico degli Psicologi Italiani troviamo

Quando sorgono conflitti di interesse tra l’utente e l’istituzione presso cui lo psicologo opera, quest’ultimo deve esplicitare alle parti, con chiarezza, i termini delle proprie responsabilità ed i vincoli cui è professionalmente tenuto. In tutti i casi in cui il destinatario ed il committente dell’intervento di sostegno o di psicoterapia non coincidano, lo psicologo tutela prioritariamente il destinatario dell’intervento stesso.

Viene qui chiarito che la tutela primaria del paziente prevale sul contratto con la committenza. Attenzione però a non confondere la tutela con l’agire ribelle! Agire nell’interesse del paziente non equivale a rompere il contratto a tre mani bensì a rispondere immediatamente ad un’esigenza personale che va accolta, sostenuta e protetta e che poi, tenendo conto del contesto entro il quale si opera, dev’essere gestita in modo responsabile.

Un esempio specifico. Ipotizziamo di operare all’interno del Dipartimento di Salute Mentale di una ASL, organizzata con Centro di Salute Mentale e Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare. Il contratto con la nostra committenza diretta (CSM) è chiaro: i pazienti affetti da problematiche del comportamento alimentare afferiscono al Centro per i DCA. Viene da noi un paziente riferendo problematiche di gestione emotiva. Solo nel corso dell’iter valutativo emergono le difficoltà del comportamento alimentare. Cosa faccio? Blocco tutto? No. E’ buona prassi concludere l’iter avviato e, in concomitanza della restituzione e prima dell’avvio psicoterapico, procedere ad inviare la persona presso il Centro specifico. Meglio ancora se prima ho preso contatti direttamente con i colleghi che lì operano. E se la difficoltà specifica emerge nel corso di un percorso di terapia? In questi casi il confronto con l’équipe e la comunciazione diretta con il proprio Direttore/Primario è quanto di più Responsabile possiamo fare. Discutere nell’interesse del paziente, valutando se e quanto è buono per lui procedere ad un invio o se, in accordo con la Struttura, procedere ad operare una eccezione che diviene così esplicita, ridiscussa all’interno del contratto di partenza.

Perchè se è vero che Protezione e Responsabilità sono principi etici che regolano e orientano rispetto al rapporto con Committenza e Paziente, sono ugualmente validi nel prenderci cura di noi come professionisti.

Per poter prendere delle decisioni etiche, i professionisti sono sostenuti dai principi etici che consentono loro di valutare le diverse situazioni così da poter fare una scelta ragionata.
Afferma così il codice etico dell’EATA (European Association for Transactional Analysis), specificando anche i casi limite.
Comunque, potrebbe accadere che i professionisti siano coinvolti in situazioni nelle quali è impossibile far rientrare tutti i principi applicabili; nonostante questa difficoltà i professionisti avranno ancora da analizzare la situazione specifica, considerare le diverse prospettive ed essere responsabili della loro decisione.
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dr.ssa Laura Chirico

Psicologa, Psicoterapeuta. Lavoro con l'età evolutiva (disturbi del neurosviluppo e psichiatrici) e con gli adulti, occupandomi prevaletemente di disturbi di personalità e disturbi dell'umore. "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" (M. Proust)

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