Età evolutiva

Parliamo di Cyberbullismo

Sabato 14 luglio, presso l’Hotel Ergife di Roma, si è tenuta la Covention Nemeton Itacon Untoldrivolta soprattutto ad adolescenti e dedicata alla serie TV statunitense Teen Wolf. Insieme ad alcuni colleghi del Centro Psike, ho presentato un intervento sul tema del cyberbullismo dal titolo: “Che male c’è? Come vivere al meglio i social media e la comunicazione in rete”.

L’obiettivo dell’incontro era discutere e confrontarsi sui pericoli e le insidie presenti nel cosiddetto “mondo virtuale” e sugli effetti del considerare la “vita vissuta” nel virtuale come scevra dall’avere un impatto su quella reale.

Riprenderò qui alcuni aspetti tecnici di cui si è parlato.

Prima di tutto, è stato definito il concetto di cyberbullismo, come quell’insieme di azioni aggressive e intenzionali, eseguite persistentemente attraverso strumenti elettronici (Tecnologie della Comunicazione e dell’Informazione – TIC: telefonate, sms, mms, foto, videoclip, istant messaging, e-mail, chat sincrone, social network, siti di domande e risposte, siti di giochi online, forum online), da una persona singola o da un gruppo, con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi. L’obiettivo di tali condotte, come nel bullismo tradizionale (o bullismo off-line), è quello di prevaricare sull’altro. Nel cyberbullismo questo può avvenire cercando di intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere un pari attraverso l’uso di tutte le potenzialità di smartphones, tablet, pc, ecc…

Esistono delle peculiarità nel fenomeno on-line che lo rendono per alcuni aspetti molto più invasivo, dannoso e difficile da arginare rispetto al bullismo tradizionale.

Nel bullismo off-line la vittima conosce i suoi aggressori, mentre il cyberbullo approfitta di uno stato di anonimia che gli è permessa dall’uso della rete e delle tecnologie. A volte può conoscere direttamente la vittima, ma fingersi comunque uno sconosciuto e sollecitare altri suoi “amici anonimi” a partecipare agli attacchi. Questo anonimato comporta una maggiore difficoltà di difesa da parte della vittima.

La notizia degli episodi di bullismo in genere rimane circoscritta agli ambienti frequentati dalla vittima, mentre gli atti on-line possono avere una diffusione imprevedibile, superando ogni confine geografico, con un numero infinito di spettatori. Anche la casa della vittima diventa un luogo pericoloso (a differenza del bullismo off-line), dove il ragazzo può essere raggiunto da messaggi, video, foto… umilianti, offensivi…. a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Il cyberbullo detiene il suo potere grazie al possesso di strumenti elettronici e specifiche competenze nell’uso dei media e non per la presenza di particolari doti o carisma, come nel caso dei bulli.

Il cyberbullo assume con molta libertà comportamenti che nella relatà non metterebbe mai in atto, coprendosi nel “virtuale” e nell’anonimato, con l’illusione di non essere rintracciabile e, quindi, di non dover pagare per le conseguenze delle sue azioni. Nel bullismo si hanno, invece, livelli medi di disinibizione dei comportamenti di prevaricazione, che vengono scelti per dinamiche di gruppo e meccanismi di disimpegno morale.

La visibilità ricercata dal bullo per aumentare la propria fama nella cerchia delle sue conoscenze e per ottenere potere nelle relazioni è sostituita dal cyberbullo con una ricerca di potere legata al saper controllare  la relazione e la vittima attraverso l’anonimato.

Nel cyberbullismo c’è una mancanza di feedback diretti sullo stato emotivo della vittima, grazie al filtro delle tecnologie e alla lontananza fisica; il bullo può avere, invece, feedback chiari sulla sofferenza del suo conmpagno (a cui, però, non presta la giusta attenzione – consapevolezza cognitiva ma non emotiva). L’empatia nel cyberbullo è, perciò, maggiormente ostacolata.

Il bullo tende a deresponsabilizzarsi rispetto alla gravità e agli effetti delle proprie azioni attraverso dei processi cognitivi che lo portano anche a proiettare la colpa sulla vittima stessa (“Se lo merita”). Il cyberbullo è caratterizzato da processi di depersonalizzazione, visto che le conseguenze delle proprie azioni possono essere attribuite a “profili fake” o “avatars” (alter ego virtuali).

Infine, nel fenomeno on-line gli spettatori possono essere indifferentemente assenti, presenti, conoscere la vittima o ignorare la sua identità (nelle situazioni off-line gli spettatori conoscono la vittima). Si hanno due categorie di spettatori: quelli passivi, che si limitano a guardare il materiale e gli scambi violenti; gli attivi, che scaricano – download – il materiale, lo segnalano ad altri amici, lo commentano e lo votano. Il loro contributo può essere richiesto direttamente dal cyberbullo (“reclutamento volontario”), altre volte invece partecipano autonomamente (reclutamento involontario“).

Chiunque (anche una vittima di bullismo off-line) può diventare un cyberbullo, accogliendo il materiale offensivo e linkandolo/commentandolo, mentre nel bullismo off-line gli attori dei comportamenti di prevaricazione sono solo il bullo, i suoi gregari e il bullo-vittima (vittima provocatrice).

Nel cyberbullismo vengono descritte alcune sottocategorie, considerate a volte “solo” dei comportamenti devianti (che vìolano le norme morali o regole di condotta accettate all’interno di un gruppo), altre volte dei veri e propri comportamenti criminali perseguibili dalla legge. Eccone alcune caratteristiche:

1. FLAMING: messaggi elettronici di tipo volgare e violento, che scatenano tra due o più persone dispute online (flame war).

  • Escalation simmetrica: entrambi i soggetti in posizione one-up, lottano per avere il sopravvento. Il potere relazionale è bilanciato: non sempre è presente una vittima (come nel bullismo tradizionale)
  • Intenzionalità degli atti, durata temporale limitata all’attività on-line condivisa
  • Comportamento deviante

2. CYBERSTALKING: minacce di aggressioni fisiche e diffusione in rete di materiale riservato (fotografie sessualmente esplicite, videoclip intimi, manoscritti personali).

  • Intenzionalità, disparità di potere nella relazione, persistenza temporale, rischio per l’incolumità fisica
  • Comportamento criminale

3. DENIGRATION: arrecare danno alla reputazione di un coetaneo e indebolire i suoi legami amicali diffondendo on-line pettegolezzi e/o altro materiale offensivo. Uso di fotografie, video, fotomontaggi per ridicolizzare o rendere volgare la sua immagine.

  • Il destinatario dei messaggi o chi visualizza su internet non è, necessariamente, la vittima (come nell’harassment e nel cyberstalking): si possono avere spettatori passivi o attivi.
  • Una sola azione può determinare effetti a cascata non prevedibili attraverso il contributo attivo (anche se non richiesto) di altri utenti di internet (“reclutamento involontario”)
  • Intenzionalità, disparità di potere, talvolta persistenza degli atti, contributo attivo degli spettatori (ma non necessariamente richiesto)
  • Comportamento deviante. Nei casi più gravi, criminale.

4. OUTING (o EXPOSURE) AND TRICKERY: pubblicazione su blog e/o diffusione con e-mail di immagini riservate e intime o di confidenze spontanee fatte su SMS, chat, ecc. (outing), dopo averle salvate/registrate all’insaputa della vittima. Altre volte, uso dell’inganno (trickery) per spingere il coetaneo a condividere online segreti o informazioni imbarazzanti su se stesso o un’altra persona. Il cyberbullo li diffonde ad altri utenti della rete o minaccia di farlo qualora la vittima non si renda disponibile ad esaudire le sue richieste (talvolta anche sessuali)

  • Intenzionalità, relazione inizialmente bilanciata che evolve in disparità di potere, talvolta persistenza temporale, contributo attivo ma non necessariamente richiesto degli spettatori (reclutamento, generalmente, involontario).
  • Comportamento deviante. Nei casi più gravi, criminale

5. IMPERSONATION: appropriarsi dell’identità di un’altra persona inviando messaggi o e-mail con l’obiettivo di dare una cattiva immagine della stessa, crearle problemi o metterla in pericolo, danneggiarne la reputazione o le amicizie.

  • Intenzionalità, disparità di potere, durata fino al momento della scoperta della violazione dell’account.
  • Comportamento criminale

6. EXCLUSION: ostracismo, esclusione intenzionale di un coetaneo da un gruppo online (“lista di amici”), da una chat, da un game interattivo o da altri ambienti protetti da password (“bannare”), con conseguente netta riduzione dei suoi collegamenti amicali, della sua popolarità e, quindi, del potere nel gruppo

  • Intenzionalità, disparità di potere, persistenza temporale, contributo attivo e richiesto degli spettatori (reclutamento, generalmente, volontario).
  • Comportamento deviante

7. CYBERBASHIN O HAPPY SLAPPING: videoripresa con telefonino e divulgazione su internet di violenze fisiche su un coetaneo

  • Le immagini vengono visualizzate da utenti che non hanno direttamente partecipato al fatto, ma che possono condividere on-line l’episodio commentando, aprendo discussioni, votando il video preferito o più “divertente”, o consigliandone la visione ad altri.
  • Intenzionalità, disparità di potere, talvolta persistenza,  reclutamento involontario
  • Comportamento criminale.

Durante l’incontro si è parlato anche dei reati che possono essere connessi al cyberbullismo, oltre che delle conseguenze psicologiche a breve e a lungo termine per la vittima e per il cyberbullo stesso.

Infine, è stato dedicato uno spazio per offrire ai ragazzi suggerimenti su interventi preventivi o di aiuto in situazioni di rischio in atto.

 


www.generazioniconnesse.it

www.cyberbullismo.com

www.azzurro.it

 

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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