Processi cognitivi

Ansia: come farsela amica

L’ansia è un’emozione spaventosa, che possiamo farci amica.

Nei precedenti articoli abbiamo visto come l’ansia possa assumere due ruoli fondamentali nella nostra vita, quella di amica o nemica.

In questo vedremo come, ogni volta che ci troviamo di fronte alle sensazioni sgradevoli legate all’ansia, possiamo volgere la situazione a nostro vantaggio o, in altre parole, possiamo convincere l’ansia ad essere una nostra amica.

A differenza di quanto potrebbe sembrare, in realtà, l’ansia non ha una sua intenzionalità, non dipende da lei se essere nostra amica o nemica, la sua funzione è piuttosto di segnalarci che qualcosa non va o potrebbe non andare nel verso giusto; cosa fare di questo segnale di pericolo dipende da noi.

Se vogliamo, quindi, che la nostra ansia sia un’alleata la prima cosa da fare è ribaltare i termini della questione e chiederci: come posso io diventare amico della mia ansia?

Vediamo di seguito i passi fondamentali per diventare amici della nostra ansia:

  1. Ricordarci che noi abbiamo in mano le redini della situazione: come anticipato, il primo passo da compiere per fare amicizia con la nostra ansia è assumerci la responsabilità del modo in cui viviamo il complesso insieme di reazioni fisiologiche, emotive e comportamentali ad essa legate. Sicuramente ciò che accade al nostro corpo e alla nostra mente quando ci sentiamo ansiosi può essere spiacevole, soprattutto quando le reazioni sono particolarmente intense e pervasive. Questo, però, non ci priva della responsabilità e del potere che noi abbiamo rispetto a ciò che stiamo vivendo. È vero, siamo agitati ed angosciati, forse non riusciamo a dormire o mangiare, magari stiamo sudando o il battito del nostro cuore è così veloce da “far rumore”, è vero, ci sentiamo sopraffatti da qualcosa più forte di noi che ci pesa così tanto da non riuscire quasi più a pensare, è vero, ci sentiamo impotenti. È altrettanto vero, però, che questo è “solo” il modo in cui ci sentiamo, perché l’ansia non è qualcosa che ci piomba dall’altro ma un processo che noi attivamente, seppur in modo inconsapevole, mettiamo in atto in risposta a stimoli esterni (ambientali) o interni. In realtà noi siamo molto potenti perché per prima cosa abbiamo il potere di scegliere in che modo rapportarci all’ansia: vogliamo essere sue vittime (“perché proprio a me?”) o complici (“perché proprio adesso?”)?
  2. Accettarla: quando proviamo delle sensazioni sgradevoli la prima reazione è quella di allontanarci e metterle da parte. Nel caso dell’ansia, però, non funziona perché più tentiamo di negare la sua esistenza più le diamo corpo ed acuiamo il nostro senso di essere in pericolo. Tanto vale, quindi, accettarla e sederci accanto a lei per scoprire qual è il suo messaggio per noi;
  3. Metterci in ascolto. Un ulteriore passo è quello di fare ciò che faremmo con qualsiasi persona che vogliamo farci amica: cercare di conoscerla meglio mettendoci in una posizione di ascolto. Un’utile strategia per conoscere meglio la nostra ansia può essere quella di interrogare il nostro corpo e la nostra mente per comprendere cosa ci accade quando siamo ansiosi o, in altre parole, qual è il segnale che ci stiamo inviando attraverso l’ansia: possiamo quindi ascoltare il nostro corpo, cercando di individuare quali aree del corpo sentiamo maggiormente in tensione, e i nostri pensieri, quello che ci stiamo dicendo su noi stessi (forse viviamo un conflitto tra una doverizzazione “devo farcela” e una svalutazione “non ce la farò mai”?), sulla situazione (“è irrisolvibile”)  e sul mondo (“ è un posto pericoloso per me” ) mentre siamo particolarmente ansiosi. A volte l’ansia vuole solo comunicarci che abbiamo bisogno di un cambiamento o darci quel livello di attivazione ottimale per svolgere al meglio un compito. Mettiamoci in ascolto e conosceremo meglio anche noi stessi;
  4. Essere onesti: talvolta può capitare che scegliamo di avvicinarci ad una persona non particolarmente affine a noi solo perché riteniamo che la sua vicinanza ci comporti un qualche vantaggio materiale o psicologico. Molte volte lo facciamo inconsapevolmente e senza una intenzionalità malevola, tuttavia difficilmente riusciremo ad essere degli amici sinceri in virtù della nostra dipendenza nei suoi confronti. Lo stesso può accadere nella nostra relazione con l’ansia: agitandoci otteniamo più aiuto, vicinanza o attenzioni di quanto riteniamo di poterne ricevere in altri modi? Agitarci, per quanto psicologicamente doloroso ed impegnativo, ci aiuta ad ottenere altri vantaggi? Essere onesti con noi stessi è fondamentale in questo caso per stabilire una relazione sincera con la nostra ansia e, quindi, con noi stessi.

In conclusione, accettare ciò che proviamo, incuriosirci rispetto a noi stessi con benevolenza ed onestà, sono passi fondamentali per far pace con la nostra ansia. E possiamo farlo, abbiamo il potere di farlo e di avvalerci di tutte le risorse interne (psicologiche) ed esterne (familiari, amicali, professionali) di cui potremmo avere bisogno nella costruzione di un rapporto tanto complesso quanto affascinante, ad ogni modo indispensabile, con la nostra ansia.

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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