Processi cognitivi

ANSIA: quando diventa una nemica?

Nel precedente articolo abbiamo visto come l’ansia possa essere una nostra alleata, un’amica, che ci segnala gli eventuali pericoli che potremmo incontrare, ci aiuta a superare gli ostacoli, a risolvere creativamente i problemi e a raggiungere i nostri obiettivi di vita. Tuttavia ci sono situazioni in cui questa risorsa non favorisce ma ostacola il nostro adattamento all’ambiente. Ecco che l’ansia diventa nemica.

Ansia: amica o nemica?

Se accettiamo che l’ansia possa essere anche una nostra alleata, fondamentale diventa saper riconoscere se, ogni volta che ci sentiamo ansiosi e fortemente preoccupati, ci stiamo accompagnando con un’emozione amica o nemica. Per distinguere l’ansia positiva da quella negativa quello che abbiamo da chiederci, in sintesi, è: “ciò che provo in ora mi aiuta ad affrontare questa situazione/raggiungere il mio obiettivo o mi ostacola?”

Per orientarci possiamo osservare alcuni aspetti specifici dell’ansia:

  • L’intensità: se in generale l’ansia ha una funzione protettiva, in quanto ci permette di mantenere l’attenzione vigile a ciò che ci accade o potrebbe accaderci e prevenire eventuali difficoltà e pericoli, e adattiva (preoccuparci di una determinata situazione ci aiuta a mantenere la concentrazione e a trovare soluzioni creative ai nostri problemi), quando diventa troppo intensa si tramuta in un ostacolo. Questo fenomeno è ben spiegato dalla teoria di Yerkes e Dodson secondo i quali la relazione tra ansia e prestazioni ha la forma di una U rovesciata: quando l’attivazione del nostro organismo cresce le prestazioni migliorano. C’è un punto, però, oltre il quale rischia di ostacolare la nostra capacità di agire, perché la tachicardia, i tremori, la sudorazione, il senso di nausea e vomito e gli altri sintomi diventano così intensi che focalizziamo su di essi la nostra attenzione e non riusciamo più ad occuparci della situazione che li ha generati mentre la tensione muscolare si trasforma in rigidità che ostacola i nostri movimenti, e pensare, perché la nostra stessa mente si sposta dall’analisi della situazione a pensieri negativi, talvolta catastrofici. Rendervi conto se siete spaventati di ciò che provate e siete orientati più al problema che alla soluzione può aiutarvi a capire se stateprovando un’ansia eccessivamente intensa.
  • La pervasività: quando l’ansia permane a prescindere dalla presenza o meno di un pericolo o della sua minaccia, quando ci sentiamo agitati costantemente anche in situazioni apparentemente neutre, allora l’intera la nostra quotidianità, oltre che il nostro funzionamento lavorativo, relazionale e sociale ne risulteranno seriamente compromessi. Talvolta questo stato di agitazione costante può evolvere in un vero e proprio disturbo d’ansia: il disturbo d’ansia generalizzato. Per capire se provate un’ansia pervasiva osservatevi: vi capita mai di sentirvi ansiosi per più giorni per tutto il giorno, anche mentre siete al cinema, al lavoro o state semplicemente chiacchierando con un amico?
  • I nostri comportamenti: quando i livelli di ansia sono ottimali, riusciamo a valutare realisticamente la situazione, nonostante lo stato di allerta e, di conseguenza, utilizziamo le nostre risorse per trovare e mettere in atto strategie che ci consentano di affrontarla. Quando, al contrario, tendiamo ad evitare le situazioni ansiogene, a nascondere la polvere sotto il tappeto, a rinunciare a porzioni della nostra vita e della nostra libertà per non correre il rischio di provare quelle emozioni spiacevoli, allora stiamo provando un’ansia bloccante, che interferisce negativamente con la nostra vita. Per capire se state provando un’ansia amica o nemica basta osservarvi in queste situazioni: quando vi sentite in ansia per un esame, un’interrogazione o un colloquio di lavoro, come cercate di tranquillizzarvi? Preparandovi di più o evitando il problema, magari non studiando o non presentandovi alla prova?

In conclusione, abbiamo visto come l’ansia possa essere una nostra preziosa alleata ma anche controproducente in determinate condizioni. Nel prossimo articolo vedremo come possiamo diventare amici di questa emozione così importante e talvolta “dispettosa”.


Gabbard, G. O., & Freni, S. (2002). Psichiatria psicodinamica. Cortina.

Yerkes, R. M., & Dodson, J. D. (1908). The relation of strength of stimulus to rapidity of habit‐formation. Journal of comparative neurology18(5), 459-482.

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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