Famiglia

Lo strumento della scultura familiare

La scultura familiare fu introdotta in ambito sistemico-familiare da  Virginia Satir negli anni 70 e consiste nella richiesta, ai membri di una famiglia o di una coppia di dare una rappresentazione visiva e spaziale della propria immagine attraverso la disposizione dei corpi dello spazio, l’atteggiarsi delle fisionomie e delle posture, il gioco delle vicinanze e delle distanze, la direzione degli sguardi. Si tratta, dunque, di una rappresentazione del tutto analogica e non verbale di quelle che sono le abituali modalità di interazione reciproca all’interno del contesto familiare, la quale una volta che la  scultura è stata realizzata e fissata nello spazio per un certo temo, può eventualmente essere seguita da un commento dei singoli membri dei propri vissuti. (Onnis et.al.1988).

Nel suo libro “La scultura della famiglia. Teoria e tecnica di uno strumento tra valutazione e Terapia” Vallario definisce  “la scultura”, in termini terapeutici, come un connubio tra arte e tecnica. Solo la tecnica fine a se stessa potrebbe essere anche pericolosa se non accompagnata dalle caratteristiche di personalità del terapeuta. Infatti il terapeuta attraverso questo strumento non applica semplicemente una “tecnica” bensì “crea”. Crea uno spazio, una relazione, una comunicazione e non lo fa solo ma lo fa con il paziente, non per lui. La scultura  permette di rappresentare il mondo esterno che in questo caso è la famiglia, composta da individui con le loro caratteristiche. Essa è uno strumento attraverso il quale si esprime l’intuizione artistica del terapeuta il quale lavoro si basa molto nel cogliere la percezione immediata degli umori e degli imput dei membri del sistema familiare che si sentono più liberi di esprimersi perchè liberati, in questo lavoro, dai loro sistemi rigidi e quindi capaci di esprimersi.  Attraverso questi scambi la scultura diventa un gioco di assemblaggio dove sentimenti ed emozioni danno spazio a un’opera dinamica, in movimento. Riportando le parole stesse  dell’autore “è la partita  di corpi piuttosto che delle menti perchè il corpo riesce ad esprimere ciò che  non riesce la parola” (Vallario 2008 pag.18).

La Satir utilizza la scultura come un’occasione per attivare emotivamente la famiglia e per permettere  emotivamente la descrizione del problema a ciascun membro familiare. L’autrice chiede la messa in scena delle modalità interattive considerate costante da parte dei membri della famiglia e introduce anche l’elemento della drammatizzazione per far emergere meglio i vissuti personali dei partecipanti. Altri sono i padri della scultura familiare aggiunge Vallario nel suo libro, ad esempio Caillè (2004) si sofferma su due tipi particolari di scultura: quella rituale e quella mitica. La prima rappresenta la famiglia con i suoi comportamenti abituali, la seconda dal modo in cui si distingue da tutte le altre. In Italia tra i maggiori sperimentatori di questa tecnica si possono segnalare  Andolfi, Saccu e Onnis, quest’ultimo in particolare ha sviluppato il metodo delle sculture del tempo familiare proponendo la messa in scena di tre rappresentazioni del sistema legate alle tre dimensioni temporali.

Andolfi nel suo libro “La terapia con la famiglia. Un approccio relazionale” (1977)  afferma che la scultura può essere definita come la rappresentazione simbolica di un sistema, in quanto in essa vengono messi a fuoco gli aspetti comuni di ogni sistema: spazio, tempo, energia.  In questo modo relazioni, sentimenti, cambiamenti possono essere rappresentati e sperimentati simultaneamente. Egli afferma che “scolpire” è una modalità creativa, dinamica e non verbale attraverso cui lo “scultore” può rappresentare le relazioni più significative che lo legano agli altri, che legano questi ultimi tra di loro, in un contesto e un momento storico determinante. Egli finisce così per dar vita ad una composizione spaziale, spesso drammatica, che esprime visivamente le sue emozioni e quelle dei familiari in appropriata interazione. Nella scelta terapeuta egli terrà conto  del momento terapeutico e della realtà di ogni specifica famiglia, attivando, ad esempio chi è più capace di esprimere spontaneamente vissuti emotivi; in altri casi invece potrà invitare  proprio la persona che nel gruppo è più inibita e incapace di comunicare a parole ciò che sente, così da attivare attraverso un canale non verbale una sua partecipazione attiva al processo terapeutico. Stabilite le regole generali e dato inizio al processo, il terapista assumerà un ruolo di osservatore partecipe, commentando solo sporadicamente quanto sta accadendo. Andolfi continua dicendo che scolpire le relazioni consente di percepire “a colpo d’occhio” l’intero quadro familiare sia in toto che nelle sue singole parti; vedere la relazione è il primo passo in direzione di un cambiamento. La scultura propone di visualizzare l’intera rete di relazioni sia all’interno che all’esterno della famiglia e in più i rapporti tra generazioni presenti e passate, allo scopo di favorire una maggiore differenziazione di ciascuno nell’ambito della propria realtà contestuale, attraverso la rinuncia a ruoli e modelli stereotipi. La  scultura può essere considerato un diverso registro espressivo e comunicativo, dove si privilegia il livello analogico e l’uso del corpo e dello spazio, consentendo gli accessi ad altri aspetti e introducendo ulteriori informazioni sotto forma di “differenze” rispetto al racconto verbale. Il livello analogico, infatti, saltando la mediazione e i vincoli della logica razionale, consente di esplorare emozioni più profonde e più inconsapevoli e di evitare le difficoltà, e a volte l’impossibilità, di verbalizzare alcuni contenuti affettivi, l’emergere di emozioni dirette ed intense consente così l’affiorare di ricordi meno accessibili. In tal senso la scultura è una forma di rappresentazione catartica, per certi versi analoga alla drammatizzazione, che consente l’emergere di emozioni e parole altrimenti inesprimibili, espressione dei vissuti personali di ciascuno. La tecnica della scultura può essere usata in uno dei primi colloqui con la famiglia e/o durante una fase più  avanzata, nella quale può essere utile per consolidare l cambiamento ottenuto., per renderlo quasi plasticamente visibile (Donini et al.,1982).


Andolfi M., La terapia con la famiglia. Un approccio relazionale. Editore Astrolabio Ubaldini Roma,1977.

Andolfi M., Manuale di psicologia relazionale, la dimensione familiare. Accademia di Psicoterapia della famiglia (2003).

Vallario L.,  La scultura della famiglia. Teoria e tecnica di uno strumento tra valutazione e Terapia. Editore Franco Angeli, (collana Psicoterapia della famiglia),  Milano.2011.

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Psicologa, psicoterapeuta Sistemico Familiare. Lunga esperienza nel campo della riabilitazione della disabilità e del lavoro con famiglie e bambini. Esperienza di formatrice per le educatrici della scuola di infanzia e gruppi di genitori con metodo montessoriano. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Conduce gruppi esperienziali per il benessere psico-fisico.

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