Relazioni

Che confusione, sarà perché non mi amo? Parte seconda: come sanare la ferita del non amore

Conoscere la nostra ferita per sentirci amati.

 

Nel precedente articolo abbiamo visto come all’origine del sentimento cronico del non essere amati dagli altri si celi una mancanza di amore per se stessi e, guardando l’altra faccia della luna, abbiamo focalizzato l’attenzione su caratteristiche ed atteggiamenti di chi, al contrario, ha imparato a volersi bene. Se non vi siete riconosciuti in quel profilo ed avete il dubbio di avere anche voi quella che lo psicanalista Shellenbaum definisce “la ferita del non amore” in questo articolo potrete trovare alcune informazioni utili per conoscere meglio questi aspetti e mettere in moto azioni che vi aiutino ad innamorarvi di voi.

Chi sono i non amati?
I non amati sono tutti coloro che da bambini non hanno ricevuto amore incondizionato. Da piccoli abbiamo bisogno di essere amati “senza se e senza ma” dai nostri genitori, sentire che ogni parte di noi è accettata e può esprimersi e che siamo ok anche quando sbagliamo. Tale esperienza costituisce il terreno su cui poggiamo le fondamenta della nostra autostima e quando viene a mancare possiamo voler rinnegare e mascherare quello che di noi (bisogni, desideri, potenzialità) siamo convinti non sia stato accettato come degno di amore. È nel vuoto lasciato da queste parti inespresse che si insinua la ferita del non amore perché nel mondo del bambino non essere amati completamente equivale a non essere amati affatto.

Quali sono le conseguenze del non amore?

  • La conseguenza principale dell’esperienza del non amore è il senso di vuoto. Non siamo interi poiché abbiamo rinunciato ad alcune parti di noi e chiediamo a qualcosa di esterno (amico, partner, cibo o sostanza) di colmare questa assenza, completarci e farci sentire finalmente globali. Tuttavia, poiché nulla può restituirci quel senso perduto di pienezza, nessun amante sarà mai abbastanza appassionato, nessun amico abbastanza affettuoso, nessun cibo nutriente o sostanza magica e dopo un po’ il vuoto tornerà a farci visita. Ecco che ci sentiremo delusi, non visti, non amati;
  • I non amati non riconoscono i segnali d’amore. Per anni abbiamo masticato il rifiuto, i “ci sono se e solo se”, i “ti amerò se”, i “sei ok se” e non parlando la lingua dell’amore non sappiamo riconoscerla, interpretando i comportamenti degli altri come una conferma dell’assenza di amore più che della sua presenza;
  • Ricercano amore nelle relazioni sbagliate. Il vero obiettivo dei non amati non è la condivisione di una relazione reciprocamente appagante ma il bisogno di trovare nell’altro una conferma della loro amabilità. Per questo motivo se non siamo stati amati cercheremo l’amore nei posti sbagliati, bussando su porte chiuse e cercando di forzare casseforti di cui non conosciamo la combinazione, nella speranza che questa volta, almeno questa volta, ci sia un po’ di amore anche per noi.

Ecco che si crea una spirale di non amore, per cui la convinzione di non essere amati e, soprattutto, non amabili si rinforza attraverso i nostri comportamenti di scelta dei partner, attraverso gli occhiali con cui guardiamo il mondo e l’incapacità di riconoscere i segnali di amore. (vedi anche “Siamo tutti cartomanti: come ciò che pensiamo determina il nostro futuro”

Come uscire dalla spirale di non amore?
Secondo Schellenbaum la maggior parte delle nostre esperienze negative deriva dal tentativo di allontanare da noi la consapevolezza di non essere stati amati, una consapevolezza che potrebbe minare il nostro senso di essere in diritto di esistere. Tuttavia dire a noi stessi “I miei genitori non mi hanno amato”, “Non sono stato amato” per quanto doloroso, ci permette di dare voce ad una sofferenza da cui fuggiamo da troppo tempo, con le conseguenze che abbiamo visto.
Una volta presa consapevolezza di questa realtà il secondo importantissimo passo è quello di rinunciare. Rendiamocene conto: stiamo dirigendo tutte le nostre energie vitali su un progetto irrealizzabile. Anche se ci sforzeremo tutta la vita per essere la figlia o il figlio che i nostri genitori avrebbero voluto, non riusciremo mai a conquistare il loro amore. Se ci sforzeremo ben bene forse ameranno la nostra maschera ma la consapevolezza di non essere noi, veramente noi, il loro oggetto d’amore non farà che aumentare il vuoto che sentiamo dentro. Quel che non abbiamo ricevuto da bambini non lo avremo da grandi e l’unico modo per conquistare quell’amore incondizionato che ricerchiamo da una intera vita è rivolgerci all’unica persona che sia veramente in grado di darcelo: noi.

Si tratta, ovviamente, di un percorso non privo di ostacoli e battute d’arresto ma fondamentale: se vogliamo davvero imparare a riconoscere e ad accogliere l’amore nella nostra vita non possiamo percorrere una strada che non sia quella dell’amore per noi stessi. Nel prossimo articolo vedremo quali possono essere le buone pratiche per imparare a volerci un po’ più bene.

 


Schellenbaum, P., & Besana, D. (1991). La ferita dei non amati: il marchio della mancanza d’amore. Edizioni di red./studio redazionale

 

 

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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