Benessere psicologico

Prima Regola: Rispetto Per Se Stessi

Non potranno mai toglierci il rispetto per noi stessi, se non saremo noi a darglielo. (Mahatma Gandhi)

Cosa vuol dire rispetto? E soprattutto chi bisogna rispettare?
Partiamo dalla semplice traduzione latina: respectus, da respicere guardare indietro, composto di re- (indietro) e -spicio (guardare).
Portare rispetto significa “guardare tutto quello che c’è dietro una persona” e considerare la stessa con tutto il valore che si porta addosso.

Un tempo si insegnava fin da bambini a “portare rispetto” agli anziani, agli adulti, a chi aveva più esperienza di noi, a rispettare i ruoli che si ricoprivano. E si insegnava la dignità, l’Amor proprio: equivaleva a dire “Amati a fai il meglio per te partendo dai tuoi valori di riferimento”.

Questo portava a fare i conti con i propri valori sin da bambini. Ricordo ancora un tema alla scuola elementare “Quali sono i valori della vita”. Si realizzava un elenco “rubato ai grandi”, di termini sentiti ma non compresi del tutto, riferito a ciò di cui si parlava in famiglia; in realtà si trattava di uno stratagemma per iniziare a far riflettere un bambino su argomenti fondamentali: i valori della vita e il rispetto di se stessi.

ANCORA OGGI RISPETTO

Perché parto da questo? Perché tutto ha origine da lì: il nostro comportamento, il nostro volerci bene, il nostro scendere a compromessi. E ancora il nostro modo di andare avanti nella vita, di adattarci a situazioni che non ci fanno stare bene.

Penso a tutte le violenze domestiche e non, ma non solo. Nei rapporti di coppia, nei rapporti di lavoro, nei rapporti sociali, nei rapporti con la natura, con il mondo. Se tenessimo a mente “io voglio rispettarmi”, avremmo sempre tutte le risposte.

Questo presuppone avere le idee chiare su chi siamo e cosa vogliamo, ed è questo che purtroppo abbiamo perso. Un tempo c’era una fase di “allenamento”, gli esempi che si vivevamo dimostravano la dignità di un uomo sopra ogni cosa. Un tempo si aveva il tempo per riflettere.

LA SOLUZIONE È SEMPLICE

Dovremmo semplicemente riprendere questo allenamento. Passare del tempo a ripensare al modo in cui rispettiamo noi stessi, a quanto sia essenziale l’Amor proprio. E pensare che quando ci confrontiamo con l’altro, occorrerà tener conto delle differenze che ci saranno e del fatto che possa pensarla in modo diverso da noi. Il nostro punto di vista non sarà quello dell’altro, ma è rispettabile quanto quello dell’altro. Perché il nostro ha a che fare con i nostri valori e con il nostro “amor proprio”, così come quello dell’altro avrà a che fare con i suoi punti di riferimento.

Ognuno di noi ha una storia alle proprie spalle con battaglie affrontate, vinte o perse, ma che hanno fatto sì che ognuno crescesse e diventasse un adulto in modo diverso da un altro.
Occorre però tenere presente un’importante differenza: l’amor proprio non è autostima. Quest’ultima infatti implica un giudizio rispetto a qualcosa. Il rispetto di sé invece vuol dire accettarsi per come si è, accettare che noi la pensiamo in un modo ben preciso, ci comportiamo di conseguenza e alcune cose sono importanti e non altre.

Viene da sé che io mi rispetto, conosco me stesso, so chi sono e di cosa ho bisogno; non soffrirò se qualcuno la vede diversamente da me, ma semplicemente mi dirò che siamo cresciuti con una storia diversa. Rispetterò al contempo il suo essere diverso da me, senza pretendere che l’altro mi somigli. In cosa poi se veniamo da storie diverse?

La peggior solitudine è non essere a proprio agio con te stesso. (Mark Twain)

Quando si cerca a tutti i costi di far valere la propria verità come assoluta, si sta dimenticando il nostro essere unici e irripetibili. Ognuno col proprio bagaglio.
Quando si decide per qualcun altro, non lo si rispetta nella sua capacità di pensare e di decidere cosa è meglio per sé.

Il rispetto è la condicio sine qua non per poter vivere in pace e con un senso civile. Se si tenesse presente il rispetto di ogni individuo, perderebbero di senso guerre, supremazie, ma anche le violenze. Perché nessuno si arrogherebbe il diritto di decidere per qualcun altro. E nessuno tratterebbe nessuno come una persona con meno valore.
E se permettiamo a qualcun altro di farlo, accettando la mancanza di rispetto nei nostri confronti, stiamo autorizzando l’altro a entrare nel nostro spazio vitale, a poterci ferire, perché per primi non stiamo rispettando noi stessi.

 La libertà non consiste nel fare tutto senza regole ma, al contrario, nell’ avere la determinazione di agire nel rispetto delle condizioni morali riconosciute. (Kant)

Tutti abbiamo uguale dignità e valore da quando arriviamo in questo mondo.
Tutti: Uomini e Donne.

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Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale. Lunga esperienza nel campo delle disabilità. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Aree di intervento Relazionale.

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