Psicologi

“Il bambino non desiderato”

Nella pratica terapeutica si possono incontrare persone con difficoltà e sofferenze di intensità e specificità molto differenti, ogni individuo con la propria storia di problematicità, ostacoli o criticità e di strategie attuate per superare tutto ciò. Di recente ho letto un articolo di Aaron Lederer (1996), nell’estratto rielaborato in italiano da Claudia D’Aversa (PTSTA e docente presso l’Irpir), sul tema della “sindrome del bambino non desiderato“. Questa patologia si sviluppa quando un bambino sperimenta una precoce deprivazione affettiva  durante l’infanzia e non si sente abbastanza amato/desiderato da una figura di accudimento primaria. Il modello teorico con cui si affronta l’argomento è quello dell’Analisi Transazionale, sia nella spiegazione dei processi evolutivi che nel trattamento psicoterapeutico successivo. Viene presentato un modello di intervento con pazienti adulti che può essere utile per difficoltà collocabili su un versante narcisistico-borderline.

Nella storia di questi pazienti è presente un’infanzia caratterizzata dalla mancanza di disponibilità emotiva e di un buon contatto affettivo e fisico con un caregiver. Mano mano il bambino, e poi l’adulto che diventerà, svilupperà la convinzione di non essere abbastanza desiderabile e amabile. Vari autori hanno parlato di patologie precoci con origine nell’infanzia. Kohut ha correlato la fissazione alla fase narcisistica da un punto di vista evolutivo con la presenza di una madre, fissata narcisisticamente, che proietta i propri stati d’animo e tensioni sul figlio o che non ne riconosce i bisogni e vi risponde in modo inappropriato. Bowlby ha descritto le risposte del bambino alla separazione dalla madre quando il piccolo non riesce ad ottenerne il riavvicinamento: inizialmente si distacca emotivamente, in seguito ritira le proprie richieste di vicinanza, fino a mostrarsi totalmente indifferente al dolore della separazione. Federn afferma che il bambino che ha subìto un abbandono reagirà con un distacco emotivo che lo porterà a costruire nella sua vita futura relazioni fredde con gli altri.

Lederer sostiene che in questi casi si avrà nel neonato un’esclusione della rappresentazione mentale del caregiver, che non verrà interiorizzato perchè è vissuto come non affidabile e non accudente. Tale situazione determinerà quello che è stato definito il “difetto di base“. A livello strutturale questo passaggio si ottiene con un distacco dallo Stato dell’Io G1 (SdI G1). Il bambino, perciò, non avrà un punto di riferimento interiorizzato a cui affidarsi nell’esplorazione del mondo e per sopravvivere alla situazione che vive effettuerà un adattamento strutturale scindendo il suo Stato dell’Io Bambino (SdI B1) in Ragazzino Terribile (RT) e Bambino Dipendente (BD). Il RT sostituirà il G1 e avrà il potere esecutivo, assumendo la funzione genitoriale che avrebbe dovuto avere la rappresentazione mentale della figura di attaccamento interiorizzata. Il RT cercherà di inglobare il BD, che rappresenta la parte più vulnerabile, per proteggerlo da minacce di abbandono o da illusioni di accudimento. Il RT non potrà però assolvere adeguatamente a tutte queste funzioni perchè non avrà le stesse competenze che in altre situazioni avrebbe avuto una buona figura di attaccamento interiorizzata. Il BD vivrà comunque una deprivazione, un senso di vuoto e la brama di chi non è presente. Il RT cercherà di proteggere quindi il BD dalla consapevolezza della situazione e dal sentire il senso di abbandono. La strategia sarà quella di anestetizzare tali emozioni: la persona vivrà stati di depressione, malesseri psicosomatici, comportamenti di dipendenza fisica o chimica, acting out come vissuti/comportamenti di copertura del senso di abbandono. Il RT rimarrà custode delle memorie emozionali della separazione e dell’abbandono subìto, ma si proteggerà dal contatto con esse.

Questi bambini non avranno un attaccamento sicuro e gestiranno la relazione con il caregiver attraverso l’ostilità e la rabbia, che saranno le strategie scelte per attirarne l’attenzione. Il dolore per l’abbandono e la rabbia non espressa porteranno ad un distacco da parte dello SdI B e ad un desiderio di risarcimento per la ferita narcisistica vissuta. Il RT manterrà la relazione con il caregiver rifiutante attraverso un attacco nei suoi confronti e, quindi, attraverso un atteggiamento di rifiuto. Il risultato sarà cercare di vendicarsi per rimanere attaccato al genitore e trattenerlo a sè. Il caregiver spesso non saprà gestire l’ansia derivante da queste interazioni e quindi accentuerà i comportamenti di rifiuto e punizione. Il desiderio di vendetta dello SdI B aumenerà con conseguente escalation dell’attacco, che provocherà nuovo rifiuto da parte del caregiver, creando un circolo autorinforzantesi. Questo processo confermerà nel bambino i sentimenti di rifiuto, solitudine, ostilità e odio.

Le fasi attraversate dal bambino saranno: 1) distacco dopo l’abbandono, 2) esclusione dello SdI G2, 3) vendetta dalla parte scissa dello SdI B1. Il ricatto sarà il tormentare gli altri. I giochi transazionali più usati saranno: Incapace, Stupido, Smemorato, Confuso, Trasgressore triste, Onesto arrabbiato.

Nel secondo anno di vita, con l’emergere dello Stato dell’Io Adulto (SdI A), il RT dovrà affrontare un conflitto legato al senso di inaffidabilità, che si concluderà con un’esclusione anche dello SdI A. L’A potrà intervenire solo nella gestione di situazioni neutre e impersonali, non interpersonali o intrapsichiche, con un ruolo però nella gestione dei comportamenti ostili utilizzati nelle relazioni di attaccamento. Per questo motivo a volte il bambino non desiderato si troverà a maneggiare situazioni impossibili o a utilizzare sforzi estremi per uscirne fuori in quanto le funzioni del RT non equiparano quelle dell’A, che è stato escluso.

Non esiste ancora uno SdI G: lo SdI B è scisso e fissato ad un’età che precede quella dello sviluppo dello SdI G, che si differenzierà tramite le relazioni che il bambino instaurerà con chi si prende cura di lui. Tali relazioni saranno ormai caratterizzate da ostilità e dominio da parte del RT, scatenando ritorsioni nello SdI G. A questo punto lo SdI A è contaminato dallo SdI G.

L’intervento terapeutico avrà come obiettivo la risoluzione del “difetto di base” e l’integrazione delo SdI B. La tecnica presentata da Lederer è di tipo avanzato e prevede uno o due incontri a settimana. Può essere utilizzata solo con pazienti che presentano una specifica struttura interna.

Per una descrizione dettagliata del piano di trattamento si rimanda alla lettura dell’articolo stesso.

 


Lederer, A. (1996). The Unwanted Child. Transactional Analyses Journal, 26, 138-150.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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