Età evolutiva

Mio figlio piange: lo lascio piangere o no?

Spesso ci si trova davanti al dubbio dei genitori sul come comportarsi quando un bambino piange in un modo che sembra inconsolabile, ovviamente quando questo non è dovuto a cause organiche e fisiologiche.

Gli psicologi dello sviluppo si sono domandati se la quantità di pianto sia o meno influenzata dallo stile di allevamento.

Gli psicologi comportamentisti, partendo dall’ipotesi che la risposta consolatoria del genitore potesse rinforzare e quindi assecondare la tendenza a piangere, hanno confrontato gruppi umanitari, in cui i bambini sono immediatamente consolati non appena piangono, con altri, in cui questo non avviene, e hanno riscontrato che il pianto è effettivamente maggiore nella prima situazione.

Gli studiosi dell’attaccamento,d’altro canto, considerando il pianto con una funzione adattiva (avvicina il bambino alla madre), si sono chiesti se non sono proprio i bambini che non riescono ad ottenere la vicinanza alla mamma quelli che piangono di più e, infatti, hanno trovato che i bambini che non venivano consolati tendevano a piangere più degli altri.

La psicologia, quindi, non risulta dare una risposta univoca e semplice, non sembra esserci un modo di comportarsi giusto o sbagliato,  sta invece alla sensibilità dei genitori giudicare quando e quanto è opportuno che il bambino sia lasciato piangere o meno.

 


Berti A.E., & Bombi A.S. (2013). Corso di psicologia dello sviluppo. Dalla nascita all’adolescenza. Bologna: Il Mulino

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Psicologa e in formazione come psicoterapeuta. Ha esperienza teorica e lavorativa con i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ADHD, Disturbi dello Spettro Autistico, sia con gli individui direttamente interessati sia con quelli che gravitano intorno a loro (genitori ed insegnanti).

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