Psicopatologia

Le abbuffate. Perché non riusciamo a darci un limite.

Non è in senso lato. Parliamo proprio di abbuffate, o meglio definito Disturbo da Alimentazione Incontrollata (BED).
Riconoscere i propri limiti oggi non è semplice, specialmente in una società e in un periodo storico che ci chiede di superarli. Un controsenso! Ma in realtà il compito più difficile è proprio quello di distinguere il bene dal male; ciò che fa star bene da ciò che può nuocere anche alla nostra salute in senso stretto.

Nel DSM V (APA 2013) si parla di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione; tra questi troviamo il Binge Eating Disorder (BED).

“Perché si possa parlare di BED occorre che coesistano un certo numero di comportamenti:
1. Ricorrenti episodi di abbuffate. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi gli aspetti seguenti:
a) Mangiare, in un periodo definito di tempo (per es., un periodo di due ore) una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili.
b) Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es., sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa o quanto si sta mangiando).
2. Gli episodi di abbuffata sono associati a tre (o più) dei seguenti aspetti:
a) Mangiare molto più rapidamente del normale.
b) Mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni.
c) Mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati.
d) Mangiare da soli perché a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando.
e) Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o assai in colpa dopo l’episodio.
3. È presente un marcato disagio riguardo alle abbuffate.
4. L’abbuffata si verifica, in media, almeno una volta alla settimana per 3 mesi.
5. L’abbuffata non è associata alla messa in atto sistematica di condotte compensatorie inappropriate come nella bulimia nervosa, e non si verifica esclusivamente in corso di bulimia nervosa o anoressia nervosa.”

Impulso incontrollato

Si tratta di non essere padroni di se stessi, da un piccolo momento di cedimento, si passa a introdurre nel proprio stomaco una quantità spropositata di cibo senza alcun bisogno apparente.

Non è fame, non è voglia di dolce, tanto meno di salato. È un gesto meccanico che scatena comunque dei processi chimici, attraverso i quali all’inizio ci si sente appagati, per poi provare un senso di colpa dal quale non ci si riprende da soli. Ed ecco che per punirsi si continua a ingurgitare qualcosa.
Di diverso dalle più conosciute anoressia e bulimia, in questo tipo di disturbo non c’è compensazione come la restrizione alimentare o il vomito. Si mangia e si va incontro a problemi di salute importanti tra cui l’obesità.

Quando ci si ferma

La maggior parte delle persone che soffrono di questo disturbo, cercano di ricorrere a qualsiasi tipo di dieta purtroppo fallimentare, perché il disturbo sembra essere più forte della loro volontà. E allora si ricorre a “impedimenti meccanici”, che riescano a sovrastare l’impulso prepotente: la Chirurgia Bariatrica (palloncino intragastrico, bendaggio, sleeve, etc) oggi in aumento, meccanicamente riesce a contrastare il problema dell’impulso incontrollato.

La perdita di peso promessa è effettivamente ciò a cui si va incontro dopo questa tipologia di interventi, perché di fatto si è impossibilitati a ricorrere alle abbuffate, perché si starebbe troppo male. Allora ci si ferma.

Le cause

Non ci sono certezze, ma in fondo ogni disturbo ha dietro sé tutta la storia personale di ogni paziente. Una caratteristica comune è certamente uno stato depressivo collegato all’abbuffata, come la familiarità con disordini alimentari, storie di obesità nell’infanzia, una bassa autostima, scarsa socializzazione e conseguente isolamento, comportamenti ossessivo compulsivi. Tutto ciò parla di situazioni psicologiche non risolte, che torneranno in superficie e vorranno fare i conti.

Sostegno come mantenimento

I maggiori esperti in campo bariatrico suggeriscono di affiancare, su persone affette da alimentazione incontrollata, percorsi adeguati di sostegno e di cura sia prima che dopo l’intervento.
Purtroppo il dopo è a carico solo del paziente, e spesso accade che al raggiungimento del risultato (la perdita di peso importante) la persona ritrovi quell’immagine tanto desiderata allo specchio da dimenticare i motivi che l’hanno spinta verso quell’impulso.
Può accadere nel giro di un paio di anni post intervento di riprendere una buona parte di quei chili. E questo purtroppo conferma che la chirurgia, seppur con ottimi risultati a livello fisico, non è sufficiente da sola a contrastare alcuni disturbi pervasivi come il Binge Eating.

Ecco perché un sostegno psicologico, una psicoterapia diventa fondamentale. Si lavora sulle abitudini di vita, sullo stile alimentare e sulle motivazioni che sottendono il Binge, fino ad arrivare ad una consapevolezza corporea e responsabile nuova.
E come dicevamo nell’articolo Tutti a dieta, cerchiamo di goderci la vita!

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Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale. Lunga esperienza nel campo delle disabilità. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Aree di intervento Relazionale.

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