Processi cognitivi

L’ingrediente segreto della felicità: cosa fare oggi per essere felici

Sviluppare le proprie potenzialità è fondamentale per condurre una vita felice.

In questa serie di articoli sulla felicità, abbiamo visto come essere stabilmente più felici possa essere un obiettivo concreto nella nostra vita, tanto più raggiungibile quanto più sfatiamo dei miti intorno ad essa ed assumiamo un atteggiamento positivo nei confronti del nostro passato, in termini di gratitudine, del futuro, in termini di ottimismo, e nei confronti del presente, godendo di ogni momento  e coltivando le nostre emozioni positive. Tuttavia, come approfondito nell’ultimo articolo, i piaceri e le emozioni positive sostengono il nostro senso di benessere ma non possono essere confusi con esso. Per raggiungere una felicità più duratura è necessario non solo allenare la nostra capacità di provare emozioni positive  ma anche vivere esperienze gratificanti.

Cosa sono le gratificazioni

La gratificazione è uno stato di totale assorbimento che avvertiamo quando facciamo qualcosa che ci impegna totalmente. Qualsiasi sia il tipo di attività, dal lavoro, alla chiacchierata con un amico, al coltivare un hobby, al semplice fare attività fisica, diventa gratificante nel momento in cui presenta le seguenti componenti psicologiche (Seligman):

  • Il compito costituisce una sfida e richiede abilità;
  • Siamo concentrati;
  • Abbiamo chiari gli obiettivi;
  • Abbiamo un feedback immediato;
  • Abbiamo un senso di controllo su ciò che stiamo facendo;
  • Siamo coinvolti in modo profondo ed istintivo, al punto da perdere la consapevolezza di noi stessi (diventiamo tutt’uno con ciò che stiamo facendo) ed avere la percezione che il tempo si sia fermato.

In pratica la sensazione è molto simile a quella che MIhaly Csiksentminhalyi chiama flow creativo, vale a dire l’essere in una in una condizione di fare esattamente ciò che si vorrebbe senza mai voler smettere.

Come le gratificazioni ci rendono felici

Una ricerca condotta da Csiksentmihalyi su un gruppo di adolescenti ha dimostrato come i ragazzi impegnati in attività gratificanti (come sport, studio ed hobby) mostravano un livello di benessere molto più elevato rispetto ai coetanei che trascorrevano il loro tempo oziando e guardando la tv. Perché? La nostra mente ha bisogno di sforzi e di sfide, e noi stessi abbiamo bisogno di impegnarci in attività che ci permettano di sviluppare le nostre potenzialità. Vederci riuscire in qualcosa, essere totalmente noi stessi, essere noi stessi al meglio, aumenta il nostro livello di autostima. Ogni volta che ci dedichiamo ad una attività gratificante investiamo sulla nostra felicità futura. Tuttavia, nonostante leggere un libro che ci piace molto sia più gratificante che vedere 5 puntate di una serie tv, spesso tendiamo a scegliere la seconda opzione. Perché?

Perché preferiamo i piaceri alle gratificazioni

Non sappiamo distinguerli. Se ora vi chiedessi cosa vi gratifica probabilmente molti di voi penserebbero ad attività che procurano gioia, allegria, esaltazione. In realtà nessuna di queste è un’attività gratificante.  La prima ragione per cui tendiamo a scegliere i piaceri anche quando abbiamo bisogno di sentirci gratificati è, infatti, che ricerchiamo nelle gratificazioni le stesse emozioni positive date dai piaceri ma la gratificazione è esperienza di non emozioni e non piacere. Nella gratificazione siamo rapiti da ciò che facciamo e nel totale assorbimento di questa esperienza non ci rendiamo conto che stiamo godendo di quel momento e della piena espressione delle nostre potenzialità.

Scegliere le gratificazioni richiede una sfida con noi stessi. Le gratificazioni, oltre a non procurarci piacere nel qui ed ora, se non quello inconsapevole dello sviluppo di noi stessi, richiedono una attività di pensiero, l’esercizio di una volontà, costanza e disciplina. Per questo tendiamo a preferire stare a casa a praticare il divaning mangiando un pacchetto di patatine piuttosto che godere di un bel paesaggio, perché il raggiungere la vetta di una collina implica uno sforzo ed una sfida con noi stessi. Il piacere in questo senso è una scorciatoia.

Le gratificazioni generano ansia. Un’altra ragione per cui tendiamo a preferire i piaceri alle gratificazioni e a ritenerli la principale, quando non l’unica, fonte di felicità è che le gratificazioni comportano la possibilità del fallimento non contemplata nel piacere, che richiede solo di essere goduto.

In conclusione

La felicità è data da due esperienze fondamentali del presente: la ricerca del piacere e la gratificazione. Per essere realmente felici, al netto dei normali alti e bassi della vita, è importante imparare a godere del momento presente, assaporando la pura gioia di essere vivi, e sviluppare le proprie potenzialità e i propri talenti, godendo di se stessi e del proprio modo di essere.


Csikszentmihaly M. (1991). Flow, Harper, New York

Seligman M. E. & Franzosi T. (2010). La costruzione della felicità. Sperling paperback.

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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