Processi cognitivi

La ricetta della felicità: come passato e futuro possono influenzare la nostra felicità nel presente

 

Il modo in cui pensiamo al nostro passato e al nostro futuro può aiutarci a sentirci più felici nel presente.

Nel precedente articolo abbiamo visto come la felicità sia influenzata dalla nostra mente più che dal cuore e ci siamo soffermati sugli atteggiamenti più comuni con cui ci impediamo di essere veramente felici. In questo, al contrario, mi focalizzerò su come possiamo regolare il nostro “termostato della felicità” verso un maggiore e più stabile benessere.

Se la felicità è tutta una questione di atteggiamento, cioè del modo in cui agiamo e ci predisponiamo mentalmente ed emotivamente nei confronti delle situazioni, secondo Seligman, il padre della Psicologia Positiva, i tre atteggiamenti fondamentali su cui costruiamo la nostra felicità sono: l’atteggiamento nei confronti del passato, l’atteggiamento nei confronti del futuro, l’atteggiamento nei confronti del presente.

In questo articolo mi dedicherò ai primi due, riservando al presente uno spazio di riflessione specifico.

L’atteggiamento nei confronti del passato

“La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza” diceva Totò e in parte aveva ragione: se in generale più peso diamo al passato più questo determinerà il nostro presente, nel caso specifico della felicità pare proprio che le persone che tendono a ricordare più facilmente gli eventi negativi siano nettamente meno felici di quelli che prediligono i ricordi positivi. Focalizzarci e rimuginare sulle nostre ferite, sui traumi, sui torti subiti, infatti, aumenta il livello di stress quotidiano ed influisce sul nostro benessere sia psicologico che fisico. Dovremmo eliminare i ricordi negativi dalla memoria? In realtà no! Innanzitutto perché ad oggi non è possibile, le esperienze di vita modificano la struttura stessa del nostro cervello e in secondo luogo perché non sarebbe auspicabile: siamo noi, adesso, così, anche grazie alla nostra storia e non potremmo cancellarla senza rinunciare ad una parte essenziale di noi stessi.

Cosa fare allora? Ogni volta che rievochiamo un evento della nostra vita lo modifichiamo alla luce di chi siamo noi oggi. Questo vuol dire che in ogni momento possiamo raccontare la nostra storia assegnando ad essa un nuovo significato e ri-narrarla alla luce della gratitudine nei confronti di tutto ciò che ci è accaduto, poiché ogni cosa è per noi un’opportunità di crescita ed evoluzione personale, e del perdono nei confronti di chi ci ha offeso e ferito ma soprattutto di noi stessi. Questo atteggiamento ci aiuterà a sentirci appagati, sereni ed orgogliosi della nostra vita oggi. Non si tratta di una riconciliazione facile e in alcune situazioni sarà importante intraprendere un percorso con un professionista che ci aiuti riscrivere il copione della nostra storia.

L’atteggiamento nei confronti del futuro

“Più di tutto mi ricordo il futuro.”  (Dalì).  Per quanti sforzi possiamo fare, non avremo mai la certezza di avere effettivamente un futuro e che questo sarà felice. Ne consegue che aspettare di essere felici in un ipotetico futuro è uno dei modi migliori per renderci infelici nel presente. Se, però, è importante rinunciare all’idea che domani troveremo una magica formula della felicità di cui oggi siamo sfortunatamente sprovvisti, allo stesso tempo non dobbiamo, e non possiamo, smettere di pensare al futuro. Al contrario il modo in cui vi pensiamo è molto importante per sentirci felici nel presente. Secondo Seligman l’atteggiamento verso il futuro che ci rende più felici è l’ottimismo: le persone ottimiste, infatti, attribuiscono gli eventi positivi e i successi al proprio carattere e a proprie abilità stabili e gli eventi negativi a cause esterne transitorie. In questo modo non solo si riprendono prima dai fallimenti ma si impegnano di più, aumentando le probabilità di avere nuovi successi, e si esaltano maggiormente, sperimentando così emozioni positive nel presente. I pessimisti, al contrario, attribuiscono i propri successi alla fortuna e al caso e gli insuccessi a propri difetti e di conseguenza si impegnano di meno per raggiungere i propri obiettivi, aumentando le possibilità di verificare le loro profezie di insuccesso, e sperimentano emozioni più negative nel presente, come la sfiducia, l’impotenza e la disperazione.

In conclusione

Il momento migliore per essere felici è adesso e la nostra felicità presente è influenzata anche dal modo in cui pensiamo e ci comportiamo in relazione al nostro passato, la storia di ciò che è stato, e il futuro, la storia di ciò che sarà.

Nel prossimo articolo approfondirò come l’atteggiamento nei confronti del  presente influenzi il nostro livello di felicità.


Dalai Lama (con Howard C. Cutler) (1998), L’arte della felicità (trad. it.), Milano: Mondadori 2001.

Seligman, M. E; Franzosi, T. (2010). La costruzione della felicità. Sperling paperback.

 

 

 

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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