Processi cognitivi

La ricetta della felicità: come migliorare la nostra vita e renderci più felici

La felicità non è qualcosa che ci accade ma uno stato permanente di benessere che possiamo raggiungere cambiando il nostro modo di pensare.

 

 

“Perseguire la felicità è lo scopo stesso della vita: è evidente. Che crediamo o no in una religione, che crediamo o no in questa o quella religione, tutti noi, nella vita, cerchiamo qualcosa di meglio. Perciò penso che la direzione stessa della vita sia la felicità…”                                                                                                         (Dalai Lama)

 

Lo scorso 20 marzo è ricorsa la Giornata Mondiale della felicità a celebrazione di quello che anche l’organizzazione delle Nazioni Unite ha definito come “…uno scopo fondamentale dell’umanità…” .

Ma perché celebrare la felicità? Abbiamo davvero bisogno di ricordarci che esiste?

Come ogni ricorrenza anche questa ha, tra i suoi scopi, quello di stimolarci una riflessione sulla determinata tematica e in effetti, proprio a partire da questa celebrazione, ho cominciato nuovamente a pensare a cosa sia la felicità per me e per le persone che incontro e a quale atteggiamento tendiamo ad assumere nei suoi confronti.

Ripensando in particolare alle conversazionicon i miei pazienti mi sono resa conto di come di rado la felicità venga indicata come obiettivo di terapia. Molto più spesso le persone che si rivolgono a me cercano una soluzione per sentirsi tranquille, smettere di stare male; più raramente mi dicono “voglio essere felice”. Eppure sono praticamente certa che questo sia, in fondo, il desiderio di noi tutti. Allora come mai la felicità diventa raramenteun esplicito obiettivo di terapia?

A mio parere questa singolarità rivela non tanto una rinuncia alla felicità, quanto un particolare atteggiamento nei suoi confronti. Noi occidentali siamo abituati a pensare alla felicità come un particolare stato di grazia che si presenta a noi episodicamente, rendendoci momentaneamente euforici e pienamente soddisfatti. Ecco, penso che questa idea di felicità sia il motivo principale per cui non riusciamo, invece, a sentirci felici.

Vediamo quali sono gli atteggiamenti con cui ci impediamo di essere felici.

  1. Attribuire la nostra felicità a circostanze esterne. Spesso ci convinciamo che se fossimo belli, ricchi, intelligentissimi, in perfetta salute, innamorati, allora saremmo più felici. In realtà i numerosi studi condotti nell’ambito della Psicologia Sociale dimostrano come tutte queste circostanze, che spesso poniamo a mezzo principale per il raggiungimento della felicità (quando addirittura fine ultimo della nostra esistenza) hanno su di essa un’influenza abbastanza limitata. Bastano solo tre mesi perché gli effetti benefici di una vincita, una promozione un cambiamento positivo esauriscano il loro impatto sulla nostra quota base di felicità e, ugualmente, a meno di grandi eventi traumatici, gli stessi avvenimenti negativi, sino alla mancanza di salute fisica, hanno un impatto assai minore di quel che pensiamo sul nostro sentirci felici.
  2. Confondere la felicità con l’assenza di emozioni negative. Essere felici non vuol dire non provare emozioni negative che sono di per sè, io direi fortunatamente, inevitabili ma fare affidamento, al netto di queste, su una quota fissa di felicità elevata.
  3. Confondere la felicità con la gioia. La gioia è uno stato particolare di euforia e benesse indispensabile per il raggiungimento della felicità ma che non può essere confuso con essa. Se è vero che abbiamo una sorta di “termostato generale della felicità” che tende a riportarci sempre alla nostra personale quota fissa di felicità, altrettanto vero è che per alzare questa quota accumulare momenti di gioia è importantissimo (-> leggi “Inno alla gioia: come diventare più gioiosi e migliorare la nostra vita “) ma non basta. Per essere realmente felici è necessario sviluppare un atteggiamento mentale che ci consenta di costruire e custodire la nostra personale quota di felicità.

Sembra proprio che essere felici dipenda dalla nostra mente più che dal nostro cuore e che la felicità non sia qualcosa che ci accade ma un atteggiamento mentale che noi stessi abbiamo la possibilità e la responsabilità di coltivare. Proprio per questo può essere ben più di un sogno, un desiderio o un’utopia ma un obiettivo reale e raggiungibile nel momento in cui modifichiamo il modo in cui pensiamo ad essa.

Nel prossimo articolo approfondiremo l’argomento, identificando con precisione gli ingredienti della ricetta della felicità.

 


Dalai Lama (con Howard C. Cutler) (1998), L’arte della felicità (trad. it.), Milano: Mondadori 2001.

Seligman, M. E; Franzosi, T. (2010). La costruzione della felicità. Sperling paperback.

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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