Età evolutiva

Depressione materna e sviluppo infantile

Diversi autori hanno cercato di raccogliere i risultati ottenuti nelle varie ricerche effettuate sugli effetti che può avere una condizione di depressione di un genitore, soprattutto della madre, sullo sviluppo di un bambino.

Le teorie avanzate per spiegare questi risultati sono diverse, prima fra tutte vi è l’ipotesi genetica. Numerosi risultati hanno però suggerito che altri meccanismi possono contribuirvi, come effetti dell’ambiente, della socializzazione e dell’interazione. Il modello di trasmissione ambientale della psicopatologia ipotizza che la depressione conduca ad una disgregazione nella genitorialità e nell’ambiente familiare, e questa disgregazione porterebbe a sua volta a cattiva funzionalità del bambino.

Alcuni autori suggeriscono di considerare modelli diversi di regolazione familiare per poter organizzare tutti i dati accumulati dai vari autori sul rapporto tra malattie mentali dei genitori e sviluppo infantile: il modello di adattamento reciproco ottimale di Thomas e Chess; il modello della sintonizzazione affettiva (es.Stern); il modello della regolazione reciproca (es. Gianino e Tronick); il modello transazionale di Sameroff e Chandler e il modello sulla molteplicità del rischio (es. Sameroff, Seifer, Barocas, Zax, Greenspan).

Secondo Marcelli (1982) bisogna essere prudenti nell’interpretazione genetica delle sequele della depressione materna visto la grande variabilità dei dati. Le conseguenze della depressione genitoriale sembrano dipendere da vari fattori:

  1. padre e/o madre ammalati;
  2. durata della depressione;
  3. gravità della depressione;
  4. età del bambino al momento della depressione del genitore;
  5. durata dell’esposizione del bambino allo stato genitoriale;
  6. conseguenze eventuali per il bambino di questa depressione, quali separazione ed affidamento;
  7. presenza e/o qualità dei sostituti, ecc.

Altra importante prospettiva secondo cui osservare gli effetti della depressione genitoriale è quella che pone attenzione agli scambi interattivi tra genitore depresso e bambino. Marcelli indica che gli studi psicodinamici parlano di ridotta qualità e diversità degli apporti affettivi, di diminuzione della loro elasticità e fluidità durante l’interazione. Egli fa riferimento all’indicazione di Stern di quattro scenari interattivi possibili di un lattante che si confronta con una madre depressa: 1) scenario di “microdepressione”; 2) scenario di “rianimazione della madre”; 3) scenario di “ricerca altrove d’autostimolazione”; 4) scenario di “stimolazione falsa”. Il bambino rischia di organizzare stabilmente i suoi comportamenti intorno alla patologia materna, e poi anche i suoi scenari fantasmatici. Questa patologia non determina in modo sistematico lineare una sindrome depressiva nel bambino, ma crea una vulnerabilità a tutti gli avvenimenti che implicano una perdita.

Gelfand e Teti (1990) descrivono varie teorie e processi che tentano di spiegare, partendo da presupposti diversi, la presenza di psicopatologia nella discendenza di genitori depressi. Tra questi vi sono le teorie cognitive, il modello dei processi coercitivi familiari, il modello interazionale della depressione, la teoria cognitiva-sociale (processo del “rispecchiarsi”), il concetto di interoggettività primaria e di  riferimento sociale, il modello della mutua regolazione, la teoria dell’attaccamento. Questi autori hanno rilevato, sia nell’infanzia che nell’età prescolare,  maggiori problemi dell’attaccamento, della regolazione emozionale, del controllo degli impulsi aggressivi, del condividere e cooperare con gli altri. A volte ci sono problemi o ritardo nello sviluppo del linguaggio. Nei bambini in età scolare si hanno problemi sia nella sfera sociale che scolastica. Hanno scarso concetto di sé e stili attributivi negativi simili a quelli delle madri. Questi autori descrivono difficoltà intellettive e nel mantenere l’attenzione: ciò può spiegare gli scarsi risultati scolastici. Viene indicata maggiore propensione per disturbi depressivi o d’ansia. Nel caso di depressione bipolare del genitore, vi è maggior rischio di problemi psichiatrici non di tipo depressivo nel figlio. In adolescenza si ha un maggior rischio di psicopatologia: sentimenti di risentimento verso il malfunzionamento del genitore che non ha fornito loro appropriati modelli di capacità sociali, la mancanza di supervisione genitoriale, e il disagio sociale per l’isolamento del genitore possono portare ad alto rischio per i teenagers. Disordini della condotta ed emotivi sono prevalenti.

Da alcuni autori sono stati riscontrati due differenti tipi dimensionali della depressione materna: uno triste e lento, l’altro stressato e irritabile,  che influenzano in modo diverso l’attaccamento del bambino. Sembra che le madri depresse ansiose e stressate mantengano un più basso livello di coinvolgimento affettivo, ma sincronico, con i loro bambini. Il coinvolgimento affettivo delle madri tristi e lente, invece, é più alto, ma non in sincronia con il livello affettivo dei figli.

Cohn e Tronick (1989), nell’interazione viso a viso, hanno descritto quattro modalità di comportamenti affettivi e sociali della madre: rude, insensibile, intrusivo e arrabbiato. Le reazioni dei bambini si differenziavano a loro volta: i figli di madri disimpegnate erano stressati e non avevano successo nelle richieste di impegno; i bambini delle madri intrusive allontanavano lo sguardo; i bambini di madri miste e positive avevano maggiore manifestazioni di affetto e range di comportamento.

Lyons-Ruth, Easterbrooks e Cibelli (1997) analizzando un campione di madri depresse e con condizioni economiche basse hanno trovato una correlazione tra comportamenti esternalizzanti del bambino a 7 anni, attaccamento disorganizzato e bassi punteggi nello sviluppo mentale a 18 mesi. L’attaccamento evitante nell’infanzia era associato con sintomi internalizzanti successivi che potevano essere previsti dagli alti livelli di sintomi depressivi materni durante i primi 5 anni. Lyons-Ruth e coll. anche in altri studi, analizzando vari fattori di rischio, tra cui la depressione, hanno trovato una prevalenza di attaccamenti insicuri-disorganizzati.

Sono numerose le ricerche che hanno effettuato studi sull’argomento. È indubbio che una depressione di un genitore abbia delle conseguenze sullo sviluppo del bambino, ma è anche vero che queste conseguenze possono essere mitigate dalla presenza di eventuali altri fattori protettivi.

Ritorneremo sul tema in futuro.

 


Cohn, J. F. & Tronick, E. (1989). Specificity of infants’ response to mothers’ affective behavior. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 28 (2): 242-248.

Gelfand, D. M. & Teti, D. M. (1990). The effects of maternal depression on children. Clinical Psychology Review, 10: 329-353.

Lyons-Ruth, K., Easterbrooks, M. A. & Cibelli, C. D. (1997). Infant attachment strategies, infant mental lag, and maternal depressive symptoms: predictors of internalizing and externalizing problems at age 7. Developmental Psychology, 33 (4): 681-692.

Marcelli, D. (1982). Psicopatologia del bambino. Tr. it. Milano, Masson, 1984 (5a ed., 1999).

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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