Processi cognitivi

La depressione nella terza età

La depressione è una patologia oggi molto diffusa in molteplici fasce d’età e, in misura nettamente superiore, nell’anziano (oltre i 65 anni di età). Se poi consideriamo la frequente collocazione di questi ultimi in strutture come case di riposo e luoghi di lungodegenza, il numero sale esponenzialmente.

Ma cos’é che accade a noi esseri umani “nel mezzo del cammin di nostra vita”?

In natura viviamo dei cambiamenti fisici che, con l’avanzare dell’età, ci accomunano tutti. I mutamenti, oltre che tangibili, sono anche sociali:

  • il pensionamento, inteso come la conclusione della vita lavorativa;
  • il ridimensionamento delle risorse economiche (conseguente spesso al pensionamento);
  • la maggiore disponibilità di tempo libero (senza nuovi obiettivi da raggiungere);
  • l’assenza di un coniuge o di un compagno (la qual cosa sembrerebbe correlata in misura minore poiché, statisticamente, i sintomi depressivi in genere si riscontrano più frequentemente nei pazienti non sposati).

Eventi normativi che razionalmente contempliamo tutti ma che, al momento di affrontarli, non siamo ugualmente orientati ad una facile soluzione. Spesso le persone fino al momento in cui sono state nel loro ruolo sociale (compagno, padre, lavoratore, figlio, impiegato, etc. – scrivo al maschile per convenzione, ma accade in egual misura anche alle donne), si sono mostrate come combattenti e molto attive, ma proprio nel cambiamento si trovano in difficoltà a riconoscere nuove emozioni e dar spazio a nuove necessità.

L’anziano, ad esempio, difficilmente comunica la propria tristezza e più spesso presenta sintomi somatici e preoccupazioni che lo portano dal medico per curare varie patologie “legate all’età”. Alle volte i farmaci alleviano tante sintomatologie ma, qualora si trattasse di altro, la farmacopea può ben poco. Il sintomo, laddove fosse di natura “somatica”, potrebbe essere una diversa modalità di presentarsi della malattia depressiva che porta il paziente a focalizzare la sua attenzione sul proprio corpo, trascurandone il lato affettivo.

Nella depressione senile è ancora più evidente: “la prevalenza di sintomi cognitivi rispetto a quelli affettivi. L’anziano depresso può lamentare difficoltà attentive o di concentrazione e di memoria e in generale una ridotta efficienza intellettiva (Chattat, 2004). In realtà, è noto che la psicopatologia depressiva, indipendentemente dall’età in cui si manifesta, influisce sulle capacità cognitive dell’individuo, ad esempio sulla velocità di processamento delle informazioni, soprattutto nei compiti che richiedono un notevole sforzo cognitivo (Baldwin, 2014); nel caso specifico del paziente anziano, in particolare quando l’esordio depressivo è tardivo, si può manifestare un impoverimento cognitivo caratterizzato da deficit di attenzione di memoria e rallentamento psicomotorio molto simile a quello osservato nella demenza (Altamura, Cattaneo, Pozzoli & Bassetti, 2006)”.

Quali sono i sintomi più comuni?

L’elemento principe della depressione nell’anziano è il venir meno delle energie psico-fisiche, ma troviamo anche un significativo calo dell’interesse e del piacere nelle attività quotidiane, abbassamento del tono dell’umore, sentimenti di colpa e di disistima, pensieri di morte e di suicidio, agitazione e rallentamento psicomotorio, disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione, stanchezza e mancanza di energia, difficoltà di concentrazione, persistente insicurezza.

Cosa si può fare per alleviare questa nuova situazione?

Sicuramente affiancare l’intervento farmacologico ad una psicoterapia di supporto che aiuti l’anziano a vedere lo stato psicologico in cui versa, a riconoscerlo e a trovare nuove strategie per affrontare questa situazione, che lo conducano a ritrovare una nuova stima di sé, perché ancora valido e in grado di fronteggiare la vita.

L’APA (American Psychological Association) fornisce le seguenti linee guida quando si ha a che fare con una persona depressa a causa dell’età:

  • essere consapevoli dei limiti fisici;
  • rispettare le preferenze individuali (il cambiamento di stile di vita potrebbe essere non indicato);
  • diplomazia;
  • essere di supporto (ovvero comprensione, affetto, incoraggiamento, ascolto e tanta pazienza!).

Nessuna terapia fa miracoli, né farmacologica né psicologica, pertanto occorre tenere presente che un processo efficace di guarigione richiede tempo, sopratutto in una fase della vita così delicata!

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Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale. Lunga esperienza nel campo delle disabilità. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Aree di intervento Relazionale.

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