Età evolutiva

L’importanza del gioco nello sviluppo del bambino (Parte II): il gioco del “Far finta”

Nel precedente articolo abbiamo parlato del gioco nel bambino come termometro dello sviluppo infantile, presentando come esso rappresenta il mezzo privilegiato per relazionarsi con il mondo e concentrandoci sulla sua funzione generale.

In questo articolo scopriremo una delle capacità che il bambino sviluppa nel gioco: la metacognizione ovvero

 

Comprendere la natura meramente rappresentazionale del proprio pensiero (e di quello degli altri)                                                                                                                                  Mary Main

Certo, direte voi, questo riguarda anche l’immaginazione! E il gioco è o non è immaginazione?

Eppure nel bambino il gioco si configura in termini di apprendimento. Si ripropongono cose apprese (vedi l’aspetto imitativo) e si scoprono nessi di causa-effetto (la macchinina con le ruote che miracolosamente scivola via, l’incastro dei mattoncini lego…).

Se possiamo distinguere il gioco rispetto al momento evolutivo, possiamo definirlo anche rispetto alla sua modalità di esecuzione. Abbiamo così:

  1. gioco di esplorazione: sebbene da molti sia considerato un prerequisito del gioco vero e proprio, possiamo osservarlo nei bambini entro i 12 mesi. L’esplorazione stimola gli aspetti percettivi e attentivi del bambino.
  2. gioco senso-motorio: è il caso del bambino che ripetutamente colpisce un oggetto che produce un suono, o schiaccia pulsantini che si illuminano, stimolato dall’aspetto sensoriale. Permette di acquisire schemi relativi a causa-effetto.
  3. gioco funzionale: il bambino riproduce, nel gioco, azioni osservate nell’adulto. Questo promuove l’acquisizione di comportamenti, poi memorizzati a lungo termine.
  4. gioco di costruzione: il bambino riproduce, copiandoli, modelli visibili o che richiama mentalmente. Si sviluppano le capacità di pianificazione e progettazione.
  5. gioco con regole: il bambino, modulando il proprio comportamento sulla base delle regole fornite, impara il rispetto dei tempi, delle norme, promuovendo le abilità di comprensione linguista e mnemonica.

Prima del gioco con regole, si sviluppa una modalità di gioco che promuove maggiormente l’aspetto metacognitivo ovvero il gioco simbolico. Comunemente chiamato come il gioco del “far finta”, il bambino ripropone scene reali o immaginarie.

Ma non è quello che succede nel gioco funzionale?

No. Mentre nel gioco funzionale si ripropongono attività con oggetti utilizzati nella loro funzione reale (esempio, un telefonino giocattolo con cui dire “Pronto?”) nel gioco simbolico gli oggetti non adempiono alla loro funzione reale ma come sostituti (esempio, una carota diventa un telefonino immaginario con cui dire “Pronto?”).

In che modo si sviluppa la metacognizione nel gioco simbolico?

In questa modalità di gioco si accetta e condivide come, la scena riprodotta, si basi su un aspetto di finzione. Il bambino ha imparato quindi a muoversi non solo sul piano della rappresentazione semplice (gli oggetti sono così come li percepiamo) ma su una rappresentazione di secondo livello (gli oggetti possono essere ciò che immaginiamo – rappresentiamo – nella nostra mente).

 

 


Fedeli D., Tamburri D., (2014), Il gioco come strumento di valutazione delle abilità cognitive, Giunti, Firenze

Midgley N., Vrouva J., (2012), La mentalizzazione nel ciclo di vita. Interventi con bambini, genitori e insegnanti, Raffaello Cortin Editore, Azzate

 

The following two tabs change content below.

dr.ssa Laura Chirico

Psicologa, Psicoterapeuta, CTU del Tribunale Ordinario di Tivoli. "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" (M. Proust)

Cosa ne pensi?