Relazioni

È davvero la prima impressione quella che conta?

A dispetto di quanto dice il proverbio, non sempre possiamo fidarci della nostra prima impressione. Le ricerche psicologiche ci spiegano il perché.

Quando incontriamo per la prima volta qualcuno, ci bastano pochissimi minuti per formulare un’ipotesi che, seppur sommaria, condiziona significativamente il modo in cui ci rapportiamo anche in una fase successiva del rapporto. Non sempre, però, possiamo fidarci di questa prima impressione. Vediamo il perché.

In Psicologia si parla di “Effetto Alone” per descrivere quel fenomeno per cui tendiamo a generalizzare la valutazione su un’unica caratteristica di un oggetto o una persona all’insieme delle caratteristiche che li riguardano. Se, ad esempio, il colore di un oggetto non ci piace tendiamo a percepirlo come meno armonioso anche nella forma, così come se riteniamo una persona particolarmente simpatica la valuteremo anche più bella, più altruista, più onesta di quanto sia in realtà.
Si tratta, quindi, di una distorsione cognitiva molto più comune di quanto non si pensi che influenza le nostre valutazioni, e di conseguenza i nostri comportamenti, nei diversi ambiti della vita quotidiana: come e con chi ci relazioniamo, cosa compriamo per chi votiamo potrebbero essere in parte il frutto di un errore del nostro cervello.

Ma quali sono le caratteristiche che rischiano di trarci maggiormente in inganno?

Posto che ogni persona tende ad essere più sensibile ad alcuni aspetti, in relazione a cosa è più importante e a qual è la sua scala di valori, ci sono alcune caratteristiche da cui rischiamo con maggiore probabilità di farci ingannare:

  1. Aspetto fisico. Purtroppo, almeno per alcuni di noi, alle persone attraenti vengono generalmente attribuite più qualità positive, ricevono più facilmente aiuto nelle difficoltà e, addirittura, in sede di processo ricevono pene meno severe di chi non è attraente che viene, al contrario, più frequentemente giudicato come colpevole e portato a ripetere i propri reati;
  2. Valutazione del gruppo di appartenenza. Le persone che appartengono ad un gruppo sociale, politico, etnico (e così via) a cui vengono stereotipicamente attribuite qualità ritenute desiderabili, vengono viste come più positive rispetto alle persone appartenenti a gruppi mal giudicati dalla propria cultura di riferimento ( vedi Siamo tutti razzisti? )
  3. Tratti di personalità importanti nella cultura di riferimento. Ogni cultura ha una propria “classifica” delle caratteristiche di personalità giudicate desiderabili dai suoi membri. Uno studio condotto negli Stati Uniti, dove la socievolezza costituisce un tratto di personalità particolarmente desiderabile (a differenza dei paesi orientali in cui l’obbedienza e il sacrificio personale sono giudicati più positivamente), ha infatti dimostrato come uno stesso istruttore veniva valutato come più attraente quando assumeva un atteggiamento cortese rispetto a quando si dimostrava scostante. Anche il suo accento straniero veniva valutato come più gradevole nel primo caso.
  4. Qualità delle informazioni in nostro possesso. Anche quando possediamo delle informazioni preliminati su una persona non siamo immuni da errori di giudizio. A causa del bias delle informazioni negative, infatti, le informazioni negative su una persona sono elaborate in maniera più completa di quelle positive ed assumono per noi un peso molto maggiore nella valutazione complessiva di un fenomeno.

Pare proprio che non siamo così bravi a giudicare le persone al primo sguardo. Come fare quindi ad evitare gli errori in cui possiamo incorrere affidandoci alle nostre prime impressioni?
Semplice, dandoci il tempo di formarcene una seconda o magari una terza. Chissà che non scopriamo un nuovo modo di essere più complesso di quel che pensavamo e al cui contatto possiamo arricchirci.


Baumeister, R. F.; Bratslavsky, E.; Finkenauer, C.& Vohs, K. D. (2001). “Bad is stronger than good”, Review of General Psychology, 5, 4, pp. 323-370.
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Wright, R. A. (2002). “Physical Attractiveness and Criminal Behavior”, Encyclopedia of Criminology, Chicago: Fitzroy Dearborn Publishers.

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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