Psicologi

Lo sviluppo del Sé del bambino

Stern (1985) ha descritto lo sviluppo delle radici psicologiche dell’individualità attraverso la definizione dei sensi del Sé. Secondo questo autore esiste una precocità della nascita del Sè rispetto a quanto ipotizzato dalle teorie psicoanalitiche, per le quali esso nascerebbe solo dopo l’acquisizione della capacità di essere autoriflessivi e di fare narrazioni verbali su di sé.

Secondo Stern, invece, tra la nascita e i due mesi si formerebbe il senso di un Sé emergente. I neonati sono impegnati, all’inizio della vita, ad imparare i rapporti tra le varie esperienze sensoriali: veglia vigile, sonnolenza, sonno, pianto, ecc. Durante lo stato di veglia vigile, essi esplorano il mondo per ottenere conferme di preferenze percettive da loro possedute, di tipo innato, cercando una ripetizione nell’ambiente di tali modelli. Dall’iniziale caleidoscopio di stimoli, il neonato astrae e organizza uno schema percettivo preferito, spinto dalla motivazione di formarsi uno schema organizzato (presente già nella vita neonatale). La percezione scelta, ripresentandosi, comunicherà un senso di familiarità quando verrà ripetuto il modello di azione affettiva posseduto. I bambini sperimentano le caratteristiche più globali delle varie modalità sensoriali combinate che si presentano nei modelli percettivi. Fanno ciò tramite un processo di percezione amodale: percepiscono in ogni modalità sensoriale le qualità amodali di ogni forma di comportamento umano espressivo; sono capaci di rappresentarle astrattamente e poi di trasferirle in altre modalità. Questi meccanismi testimoniano la capacità emergente di cogliere il senso del processo e dei suoi prodotti: attribuire ordine agli stimoli ed avere consapevolezza delle caratteristiche di forme, intensità e modelli temporali. Oltre alla creazione dell’ordine percettivo, anche i cambiamenti di stato d’elevata tensione, come uno stato distonico legato ad un bisogno fisiologico, possono produrre un senso di un Sé emergente. In questo caso, il senso del Sè è caratterizzato da maggiore passività, da una sensazione affettiva dolorosa e da discontinuità percettiva. Queste condizioni spingono il neonato a ripristinare lo stato precedente e la ricettività percettiva. Il sonno interviene sulla continuità dell’emergenza del Sé, con l’ipotesi che ristabilisca il senso del Sé che riemerge.

Durante questo periodo, l’essere attivo e creare ordine sorgono entrambi da livelli di consapevolezza assenti o amorfi: si ha un senso elementare del Sé, che sta appunto emergendo ora dall’esperienza del neonato. Esso contiene scarsa esperienza d’integrazione, visto che gli stati di eccitazione cambiano; tale funzione è in gran parte svolta ancora dalla madre con le sue cure. Il neonato non è però totalmente passivo, perché in caso di lieve agitazione può alleviare il disagio tramite la sua attività esplorativa.

Il neonato può sperimentare anche un senso di rapporto sociale: se la persona che accudisce il bambino risponde in modo sintonico (considerando anche le risposte transmodali), egli sperimenta una particolare risposta affettiva: “l’affetto vitale”. Tale risposta è legata a tutte le esperienze d’incremento e decremento (ad esempio, il crescere della fame ed il sentirsi sazio), sia legate a sé, sia a partire dalle attività della persona che lo accudisce. Le cure della madre vengono vissute come scambio affettivo: a volte come affetti categoriali (es. gioia), a volte come affetti vitali, a volte come entrambi. Il bambino può astrarre qualità affettive generali dalla relazione con l’altro utilizzando sempre processi amodali. In questo modo i bambini diventano gradualmente capaci di identificare costellazioni invarianti di sé e degli altri: l’origine del senso del Sé è accompagnata dall’emergere del senso dell’altro.

Tra i due e i sei mesi di vita del bambino si forma il nucleo basilare del senso del Sè, su cui verranno a costituirsi gli altri sensi del Sè. Il bambino comincia in altre parole a sperimentarsi come entità separata dagli altri. Questo è appunto il senso di un Sè nucleare. Esso nasce grazie a quattro elementi: il senso di avere un Sè agente, un Sé coeso, un senso di continuità e di possedere una propria affettività. Tutti e quattro questi elementi si formano nei primi sei mesi di vita.

Il senso del Sè agente necessita della presenza nel bambino del senso di volizione e, cioè, di essere l’autore delle sue azioni. Tramite schemi mentali motori egli può mettere in atto con successo alcuni comportamenti e tale sensazione di vittoria contribuisce al mantenimento del senso di volizione. Verso i due-tre mesi, l’attività motoria del bambino non è più solo riflessa e il bambino diventa consapevole, tramite i suoi insuccessi, dell’esistenza di schemi motori. Inoltre, il feedback propriocettivo della muscolatura fa da rinforzo al movimento eseguito. Questi segnali non vengono ricevuti dal bambino quando sono gli altri a muoversi, perciò egli è capace di distinguere il dal non Sé già precocemente. Nei momenti in cui il bambino interagisce con gli altri, infatti, otterrà un rinforzo variabile, non costante come quello che ottiene quando è lui a muoversi. I bambini, per elaborare le esperienze, ricercano gli elementi che non cambiano, ma che rimangono costanti. Un evento è costituito proprio da tutti quei suoi aspetti che non cambiano mai. Quando, perciò, devono riconoscere il loro Sé agente, i bambini individueranno i tratti costanti della volizione, del feedback propriocettivo e di un programma di rinforzo.

Non esiste per Stern una fase della vita dove il bambino è fuso con la madre. Il senso di coesione posseduto dal bambino precocemente gli impedisce di confondere il dal non Sé. Ad esempio, qualsiasi cosa si muova come entità compatta rispetto ad uno sfondo fisso verrà considerata dal bimbo un’unità singola. Egli possiede, infatti, un senso di coesione del movimento, oltre ad un senso di coesione degli schemi temporali, che gli permette di percepire una persona come coesa quando parla e contemporaneamente muove le mani, le braccia, o altro, secondo un ritmo che si accorda con il discorso. Egli possiede anche il senso della corrispondenza dell’intensità: può usufruire della capacità di trasferimento trasmodale (trasferire un input da una modalità sensitiva ad un’altra) che lo aiuta a differenziare un oggetto dall’altro.

Per quanto riguarda il senso di continuità, questa richiede l’uso della memoria evocativa. La capacità di rievocare per indizi sembra essere presente già a tre mesi per quanto riguarda la memoria motoria, e forse anche per altri campi. E’ probabile, quindi, che il senso di continuità del Sé sia in via di formazione già durante questo periodo.

Il senso del Sé affettivo nasce grazie al fatto che gli affetti rappresentano l’elemento più stabile del comportamento umano: basti pensare alle espressioni fisiognomiche delle emozioni. Il feedback proveniente dalla muscolatura facciale non si modifica con la crescita: in questo modo il bambino può percepire la costanza dei propri sentimenti, costanza che contribuisce al senso di continuità del Sé.

Il senso del Sé soggettivo nasce tra i nove e i dodici mesi, quando il bambino compie un salto maturazionale nel campo motorio, mnemonico, percettivo, ecc. Egli diventa consapevole di avere un contenuto della mente e riconosce tale caratteristica anche negli altri. Si rende conto, inoltre, che questi due contenuti possono essere sovrapposti, ossia condivisi, oppure no. Il bambino a nove mesi ha, infatti, capacità di decentramento. Nasce il senso della reciprocità: per il bambino ora due persone possono avere in comune l’oggetto dell’attenzione, che è diventato un contenuto della mente. Si forma anche l’inter-intenzionalità verso i nove-dieci mesi: il bambino manifesta le sue intenzioni ed è consapevole che gli altri le comprendono. Egli é cosciente del fatto che l’altro può avere uno stato affettivo simile o diverso dal suo: ad esempio, è capace di utilizzare l’emozionalità altrui per regolare la propria. Si parla perciò di inter-affettività.

In questo periodo, quindi, i bambini hanno una “teoria delle menti separate” e sono capaci d’intersoggettività. Le madri se ne rendono conto e, infatti, sono usuali nell’avere comportamenti di “quasi imitazione” di quanto fatto dal bambino per fargli comprendere che sanno esattamente ciò che lui prova. Ad esempio, se il bambino sorride, la madre può rispondere con un’espressione vocale che presenta lo stesso andamento, ritmo, del sorriso del bambino, che prima ha una fase crescente e poi una decrescente. L’imitazione fedele, invece, testimonierebbe solo che la madre sa ciò che il bambino ha fatto, non ciò che sente.

Verso i quindici-diciotto mesi di vita nasce il senso del Sè verbale. Esso comincia con la capacità di simbolizzazione e di oggettivazione di se stesso. Ad esempio, il bambino si riconosce allo specchio, usa i pronomi “me”, “io” e accede al gioco simbolico. Nascono quindi capacità autoriflessive.

Verso i tre anni si forma il senso del Sè narrativo. Il bambino è capace di narrare, di dire chi è, che cosa gli accade, che cosa fa e perché lo fa. I precedenti sensi del Sé fanno da sfondo al senso del Sé verbale, ma non cessano mai di essere operanti. Tutti rimangono attivi per l’intera vita in modo interdipendente, influenzati dall’esperienza e quindi costantemente ampliati ed elaborati.

L’esistenza di un Sé è stata indagata anche a livello della vita endouterina. Si parla del Sè oggettivo, come l’insieme di funzioni mentali di un “essere psichico” allo stato iniziale e indifferenziato (tali attività sono pertanto da considerarsi proto-funzioni o funzioni allo stato nascente). Durante la gestazione, il rapporto tra madre e bambino potrebbe sembrare di tipo simbiotico, con l’assenza di una vera e propria relazione a causa della mancanza di separazione. In realtà, tra i due partners esiste un’interazione dominata da un’attività motoria e sensoriale (Ottaviano, 2000) e caratterizzata da una forma, da un’intensità, da un tempo e da una capacità di integrare queste informazioni per dare loro un significato. Nasce in questo modo un’esperienza per il feto che aiuta l’organizzazione e lo sviluppo delle funzioni mentali più complesse.

 


Stern, D. N. (1985). Il mondo interpersonale del bambino. Tr. it. Torino: Bollati Boringhieri (1987).

Ottaviano, S. & Ottaviano, C. (2000). Prima e dopo la nascita. Dalle origini al 2° anno di vita. Roma: Verduci ed.

 

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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