Età evolutiva

Scelte educative che favoriscono l’autoregolazione

L’autoregolazione emotiva e comportamentale di un bambino con Deficit di Attenzione/Iperattività è un processo complesso che richiede un notevole impegno e pazienza da parte dei genitori, insegnanti e operatori che hanno a che fare con lui. L’analisi dei comportamenti disturbanti, l’anticipazione delle situazioni di rischio, le regole familiari e scolastiche, la routine e la gestione delle informazioni di ritorno del comportamento sono parte di una procedura sistematica che se applicata con costanza e precisione aumenta la probabilità di diminuire comportamenti dirompenti a favore di quelli desiderati.

In poche parole l’ambiente circostante dovrà fornire ordine e struttura alla confusione che caratterizza l’aspetto cognitivo, emotivo e comportamentale di un bambino con ADHD.

Fondamentale per un intervento efficace sul rapporto educativo genitore/figlio è la formulazione di ipotesi da parte dei genitori riguardo ai meccanismi sottesi ai comportamenti del bambino, la comprensione delle emozioni che questi suscitano e il peso che possono avere sulle relazioni interpersonali. Fornire un’attribuzione errata al comportamento del bambino, che non tenga in considerazione le caratteristiche del disturbo, può avere ripercussioni negative sugli interventi degli adulti nel modificare i comportamenti negativi.

Vantaggi di un ambiente prevedibile

Nella maggior parte dei casi i bambini con ADHD non hanno ben chiaro il rapporto tra azione e conseguenza, non assumono un comportamento perché questo lo porta a raggiungere un certo obiettivo ma semplicemente perché in quel momento gli va di fare cosi. La capacità do prevedere le conseguenze del proprio agire può essere supportata dall’adulto offrendo informazioni di ritorno al loro comportamento. In questi casi è necessario informarli su come si sono comportati e offrire routines quotidiane.

Uso dei rinforzi per le azioni corrette

Al termine di ogni comportamento si verificano delle conseguenze che possono essere gradevoli o non. Se una persona, comportandosi in una maniera ottiene una gratificazione è altamente probabile che manifesti anche in futuro quel comportamento.

ESEMPIO: se un bambino ha imparato che facendo i capricci ottiene quello che desidera, sarà molto probabile che manifesti questo tipo di comportamento ogni volta che vorrà ottenere qualcosa. In questo caso, il comportamento “FARE I CAPRICCI” è rinforzato dalla conseguenza positiva di quello che ottiene conseguentemente.

Un rinforzo quindi, è qualsiasi evento, oggetto o comportamento che favorisce la ricomparsa di un comportamento.

Nell’esempio citato, l’utilizzo del rinforzo viene usato in maniera disfunzionale rispetto all’obiettivo “diminuire i capricci”. È possibile sviluppare un sistema di rinforzi, in collaborazione con il bambino, che favoriscano l’instaurarsi di comportamenti funzionali nei suoi vari contesti di vita.


Vio C., Marzocchi G., Offredi F., (1999), Il bambino con Deficit di Attenzione/Iperattività, Erikson, Trento

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Psicologo, Psicoterapeuta dell'età evolutiva specializzato nei disturbi del comportamento. Mi occupo della valutazione, diagnosi e riabilitazione di bambini con disturbi del comportamento e delle famiglie che hanno difficoltà a gestire i propri figli con diagnosi di ADHD e disturbi del comportamento esternalizzante in generale.

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