Età evolutiva

Non dimentichiamo l’importanza dei papà

Grazie alle trasformazioni socio-economiche verificatesi negli ultimi anni si è avuto un cambiamento del ruolo paterno: l’uomo risulta molto più coinvolto che nel passato nell’allevamento e nella cura dei figli. Sempre più spesso la madre lavora e il padre tende a trascorrere parte del suo tempo libero interagendo e giocando con il bambino. Si è verificato perciò un cambiamento dei ruoli genitoriali tradizionali (dove la donna era vista solo come madre-moglie e l’uomo come colui che lavorava e portava soldi a casa), con un diverso modo di porsi nei riguardi dei figli e soprattutto di gestire il mondo dell’affettività da parte di entrambi i sessi (Francescato, 1998; Francescato et al., 2001). L’uomo, quanto la donna, è in grado di occuparsi dell’accudimento dei figli e di sviluppare un attaccamento nei loro confronti.

Alcuni studiosi ritengono, inoltre, che vi sia un’interdipendenza tra la qualità della relazione di coppia e la relazione genitore-bambino, visto che la sensibilità nei confronti dei figli è strettamente correlata alla soddisfazione coniugale. Una relazione di coppia solida prima e durante il periodo postpartum rende più facile l’adattamento al nuovo ruolo di genitori. Il legame di coppia non soddisfa solo i bisogni emotivi dei coniugi, ma garantisce anche un coinvolgimento genitoriale ottimale. Risulta che i padri più spontaneamente coinvolti nell’allevamento dei figli e con maggiori interazioni di gioco verso i bambini sono quelli con un rapporto matrimoniale soddisfacente e con una profonda comunicazione con il coniuge. Si è potuta riscontare la stessa relazione anche nel rapporto madre-figlio.

Si può osservare, invece, un modello di distanziamento o ritiro nei padri non felicemente sposati ed un ipercoinvolgimento nella cura dei figli di madri con matrimoni non soddisfacenti.

La presenza del padre ha perciò effetti indiretti positivi sullo sviluppo del bambino. Il padre, in virtù della sua relazione con la madre, fornisce supporto sociale tramite l’empatia e l’incoraggiamento verso la compagna, atteggiamenti che le comunicano di essere capita e di essere in grado di fare un buon lavoro come genitore. La madre si può sentire in tal modo sicura ed amata. Questi aspetti vanno ad influenzare il suo senso di competenza ed autostima, i quali si rifletteranno automaticamente nella relazione con il figlio: maggiore coerenza emotiva, risposte contingenti, calore e piacere nella funzione genitoriale. Il risultato finale è la formazione di un attaccamento sicuro tra madre e bambino.

Sembra che i partners riducano le fonti di stress che la madre sperimenta nella sua vita, o che aumentino la sua abilità nell’affrontare in maniera efficace tali stress.

Tra gli effetti diretti del contatto del padre con il bambino abbiamo quelli derivanti dal modo in cui egli permette l’espressione dell’autonomia. Dal secondo anno di vita i bambini sono più consapevoli della loro differenziazione dai genitori ed esprimono ciò tramite il rifiuto. Sia le madri che i padri regolano il modo in cui il bambino impara a bilanciare i suoi bisogni e desideri con quelli altrui, aiutando perciò il piccolo a crearsi una propria autonomia nel contesto sociale.

Quando sono in contatto con i figli, i padri li impegnano soprattutto nel gioco. La qualità dell’interazione risulta perciò differente rispetto a quella delle madri, le quali svolgono maggiori attività di cura (oltre che di gioco). Tali attività paterne sono caratterizzate da movimento fisico ed associate all’aumento dell’attenzione/vigilanza (arousal) dei bambini. Ad esempio, sono giochi che comportano il movimento degli arti, slanci e sollevamenti, e quando il bambino è più grande, la lotta e attività motorie grossolane. Con le bambine il gioco è sempre di tipo fisico, ma meno violento (ad esempio, “fare cavalluccio”). Poiché il gioco fisico rende vigili e attenti, i padri possono avere l’opportunità di aiutare i loro figli ad imparare a modulare l’arousal. Oppure, fallendo, possono contribuire ai problemi di regolazione emozionale.

I bambini sottoposti ad attività fisiche svilupperanno un maggiore piacere ed interesse nelle stesse quando saranno più grandi, cosa che contribuirà ad una maggiore accettazione da parte del gruppo dei pari, dove il gioco fisico è molto usato. Sembra, infine, che l’esperienza dell’occuparsi dei propri bambini piccoli modifichi il comportamento dei padri oltre quello dei figli, forse aumentando il loro senso di efficacia nell’interazione e i loro sentimenti di attaccamento ai loro bambini.

Un ultimo importante effetto del padre sullo sviluppo del bambino è quello sull’attaccamento del piccolo. I modelli d’attaccamento che derivano dalla teoria di Bowlby sono legati a schemi di causalità di tipo lineare: il comportamento materno durante il primo anno di vita del bambino influenzerà la qualità del legame di attaccamento (Ainsworth, et al., 1978) e da queste prime esperienze deriveranno i modelli operativi interni che indirizzeranno il modo di porsi nelle relazioni successive. I figli tenderanno, poi, ad utilizzare uno stile di accudimento analogo a quello utilizzato dalla loro figura di accudimento nel momento in cui diventeranno genitori, testimoniando quindi una trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento (Main, et al., 1985).

La qualità della relazione con la madre rappresenta perciò un fattore di rischio per lo sviluppo del bambino nel caso in cui ci siano carenze nello stile di accudimento da lei utilizzato. Si possono sviluppare varie forme d’attaccamento non ottimale nel bambino che possono portare allo sviluppo di sintomi psicopatologici futuri.

Il peso deterministico della relazione con la madre coinvolge circa il 75% dei soggetti studiati, o anche meno. Per gli altri soggetti, gli esiti non sono quelli che potrebbero essere previsti sulla base degli modelli mentali dell’attaccamento delle loro figure di accudimento.

Si è perciò prospettato un modello multifattoriale che riconduce il rischio non solo alla relazione madre-bambino, ma al modo in cui un cumulo di situazioni avverse finiscono per incidere sulla qualità di quella relazione, o sulle caratteristiche di altre relazioni che il piccolo instaura con persone che per lui si pongono come figure di attaccamento.

Le caratteristiche dei membri della coppia influenzano sia la loro relazione reciproca, ma anche le altre in cui ciascuno è coinvolto separatamente, soprattutto quella di genitore-figlio. In questo modo, circolarmente, la qualità della relazione di coppia può portare ad una trasformazione dei modelli operativi interni dei due coniugi (Attili, 2001).

In questa prospettiva il padre, in assenza o in sostituzione di una madre poco presente, o per qualsiasi altro motivo, può porsi come figura di attaccamento principale ed essere così determinante nella formazione del Sè del bambino, influenzando con la propria rappresentazione i Modelli Operativi Interni del figlio.

Lì dove la figura di attaccamento principale è la madre, il padre può essere scelto dal bambino come altra figura di attaccamento e quindi, nel caso in cui questo padre abbia modelli operativi interni sicuri, potrebbe supplire ad eventuali carenze presenti nella relazione madre-bambino. Il padre potrebbe avere, quindi, una funzione di protezione rispetto alla qualità del legame di attaccamento del bambino con la sua figura di attaccamento principale (la madre).

La Attili sottolinea, però, che il vero potere del padre sullo sviluppo del bambino è il suo potersi porre come fattore di trasformazione dei modelli operativi interni di attaccamento della moglie: egli, quindi, può influenzare sia la relazione di coppia, che trasformare la relazione madre-bambino. Analogamente, la genitorialità del padre può essere influenzata dalle caratteristiche della moglie o della partner, e dalla qualità della relazione che ha con essa.

Un padre che ha un modello d’attaccamento sicuro può rendere meno insicura una eventuale compagna con attaccamento insicuro ed influenzare le risposte di lei al bambino. Un padre insicuro, con una moglie sicura rispetto alla storia dei suoi attaccamenti, potrebbe essere meno negativo e ostile con il proprio figlio. Secondo questo modello, lo sviluppo del bambino dipende da un dialogo circolare con influenzamento reciproco tra madre, padre e bambino.

Perciò, lì dove non è possibile per un bambino usufruire dell’attaccamento sicuro di entrambi i genitore, condizione ottimale per l’acquisizione di modelli operativi interni sicuri, la sicurezza nell’attaccamento di almeno un genitore diventa un potente fattore di protezione per la creazione di un contesto che garantisca il funzionamento relazionale della famiglia e per lo sviluppo della competenza sociale.

 


Ainsworth, M. D., Blear, M., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of attachment. A psychological study of strange situation. Hillsdale NJ: Erlbaum.

Attili, G. (2001). Il padre come contesto di attaccamento nello sviluppo del bambino. In: Andolfi, M. Il padre ritrovato. Alla ricerca di nuove dimensioni paterne in una prospettiva sistemico-relazionale. Milano: Franco Angeli.

Francescato, (1998). Amore e potere. La rivoluzione dei sessi nella coppia e nella società. Milano: Arnoldo Mondadori.

Francescato, D., Spaltro, M. A., Locatelli, M., Prosperi, P. (2001). Il cambiamento del ruolo paterno attraverso storie di nonni, padri e figli. In: Andolfi, M. Il padre ritrovato. Alla ricerca di nuove dimensioni paterne in una prospettiva sistemico-relazionale. Milano: Franco Angeli.

Main, M., Kaplan, K. & Cassidy, J. (1985). La sicurezza nella prima infanzia, nella seconda e nell’età adulta: il livello rappresentazionale. Tr. it. in: Riva Crugnola, C. (a cura di). Lo sviluppo affettivo del bambino. Tra psicoanalisi e psicologia evolutiva. Milano: Raffaello Cortina.

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Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali o corsi di Baby Massage.

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