Relazioni

Essere una squadra o andare avanti da soli

L’unione fa la forza.

Oggi si va sempre più nella direzione del Team Working, o almeno questa è la corrente. Chi fa davvero un lavoro di squadra, non vive grandi problemi con il singolo. Vediamo perché.

Fare un lavoro di squadra ed essere una squadra che funzioni è un’abilità che si acquisisce, per tanto se non si sta bene in un gruppo di lavoro, forse è meglio andare avanti da soli ed emergere, per dare spazio a se stessi, valorizzandosi nel modo migliore e raggiungere un proprio equilibrio.

Il gruppo di lavoro come una squadra di calcio
Nel mondo del calcio è importante coordinarsi con gli altri per poter fare gol. Quando si vince il risultato è di tutti, non solo di chi ha fatto centro. Quel giocatore non sarebbe arrivato in rete, se qualcuno non gli avesse passato la palla nel momento giusto.
È così anche in qualsiasi lavoro che necessita di un gruppo, e alle volte anche tra il lavoro dei singoli professionisti, perché se la rete sociale” ti supporta, è la rete stessa che ti spinge in alto.

Lavorare in gruppo aiuta ad ottenere risultati migliori, perché più capacità messe insieme moltiplicano le risorse, e il sostegno reciproco che ne deriva aiuta a superare i momenti di impasse che potrebbero nascere per il singolo.
Proviamo a vedere, ad esempio, quali sono alcune delle caratteristiche presenti in una squadra di calcio:

  • ruoli definiti
  • collaborazione
  • obiettivo comune
  • senso di appartenenza alla stessa squadra.

Si evince come siano caratteristiche adattabili a qualsiasi gruppo.

Cosa è il Team Building
È quell’insieme di attività che portano un gruppo di lavoro a sviluppare caratteristiche e risultare una squadra vincente.
Partiamo dal capire cosa è un gruppo.

Kurt Lewin (1948) lo definisce “come una totalità dinamica basata sull’interdipendenza invece che sulla somiglianza”. Infatti all’interno di un gruppo di lavoro esistono caratteristiche e specificità differenti che messe insieme (interdipendenza) amplificano le risorse e i risultati.
Sempre Lewin parla di due tipi di interdipendenza: i. del destino e i. del compito.

  1. Interdipendenza del destino: qualsiasi insieme di individui può diventare un gruppo se le circostanze ambientali danno la sensazione di vivere la medesima situazione; si crea un senso di coesione perché si condivide un destino in quel momento;
  2. Interdipendenza del compito: un gruppo che ha un obiettivo da raggiungere e i compiti di ognuno sono fondamentali per la riuscita di tutti.

L’interdipendenza in quest’ultimo caso sarà positiva nel caso di successo del gruppo e favorirà un senso di cooperazione e coesione; negativa quando il successo di un singolo costituirà l’insuccesso di un altro o degli altri membri, favorendo la competizione (pensiamo ad esempio al gruppo di lavoro in cui dei singoli ricevono incentivi o promozioni).

Nel Team Building si lavora per risultare tutti vincenti con lo scopo di migliorarsi. E per lavorare bene sono necessarie competenze sociali (saper negoziare, mediare, comunicare) e personali (ascolto attivo, empatia, interesse).
Sono strumenti che si acquisiscono con l’esercizio, la competenza e l’esperienza.

Sono fondamentali nei gruppi di lavoro ma, come dicevamo all’inizio, anche nei gruppi in senso ampio. Quando all’interno di un gruppo sociale si vive un senso di appartenenza, un obiettivo comune e ognuno vive il proprio ruolo, vengono meno conflitti e ognuno vive sereno la propria situazione.


BIBLIOGRAFIA
K. Lewin (1948). Resolving social conflicts: selected papers on group dynamics, Harper & Row.
D. Malaguti (2007). Fare squadra. Psicologia dei gruppi di lavoro, Il Mulino.
G. P. Quaglino, S. Casagrande, A. Castellano (1992). Gruppo di lavoro, lavoro di gruppo, R. Cortina.

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Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale. Lunga esperienza nel campo delle disabilità. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Aree di intervento Relazionale.

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