Psicopatologia

Il Disturbo d’Ansia Sociale nell’età evolutiva

Dall’analisi effettuata nell’articolo precedente, abbiamo delineato il Disturbo d’Ansia Sociale individuando quali sono le situazioni che sostengono la difficoltà (basate sulla perfomance o sull’interazione) e qual è il modo in cui la persona si attiva (a livello fisiologico, cognitivo, comportamentale ed emotivo).

Poichè il Disturbo d’Ansia Sociale ha un’età di insorgenza compresa tra gli 8 e i 15 anni, oggi approfondiremo ciò che accade nell’età evolutiva.

Una doverosa premessa: per poter parlare di Disturbo d’Ansia Sociale è necessario che la durata del disturbo sia di almento 6 mesi. Questo permette, soprattutto nei bambini, di discriminare eventuali difficoltà transitorie legate ad eventi specifici. Altro elemento discriminante è che, nei bambini, i vissuti emotivi di ansia e preoccupazione non riguardino solo le interazioni con gli adulti ma che coinvolgano le esperienze con i coetanei. Ricordiamoci come la connotazione dei vissuti emotivi sia di eccessiva ansia e paura: a volte si può correre l’errore di considerare il vissuto emotivo come pertinente poichè si individua un pericolo reale (ad esempio, esperienza spiacevole in classe).

Come si sviluppa? Nelle storie di bambini con Disturbo d’Ansia Sociale, possiamo ritrovare due storie. La prima in cui è presente un evento scatenante, legato ad una situazione stressante o umiliante, in cui il bambino sperimenta pericolo, agitazione e imbarazzo. Nella seconda è presente uno sviluppo lento ed insidioso, in cui il bambino, con tante micro esperienze negative, si costruisce un’idea di sè come inadeguato e dell’Altro come pericoloso. Spesso in bambini con Disturbo d’Ansia Sociale possiamo ritrovare altre difficoltà, come il mutismo selettivo.

Come gestire la difficoltà in famiglia? L’Istituto Beck fornisce un utile vademecum in cui individua alcuni utili suggerimenti indirizzati a bambini con Disturbo d’Ansia Sociale:

  • Spiegare cos’è l’ansia. Avere informazioni tranquillizza! Si può spiegare che l’ansia è una normale reazione del nostro corpo quando ci sentiamo in pericolo.
  • Ascoltare e cercare di comprendere ciò che il bambino prova. Immedesimarvi in vostro figlio può aiutare voi nel comprenderlo di più e lui a sentirsi capito.
  • Ricordare gli esiti delle precedenti esperienze: “Ti ricordi come quella volta hai affrontato la situazione ed è andata bene?”
  • Incoraggiatelo e sostenetelo nell’essere autonomo. Non fate per lui! Seppure con l’intento di proteggerlo rischiate di stimolare il pensiero “Se mamma e papà lo fanno per me allora vuol dire che io non sono capace?”
  • Incoraggiatelo a non cercare rassicurazioni. Quando il bambino si sente agitato, non aiutiamolo a scappare via da quello che sente, anzi: sentirsi agitati può capitare a tutti e lui può farcela. Il messaggio da passare è che “noi ci fidiamo di te! Ce la puoi fare!”
  • Favorite le uscite. Incoraggiatelo e sostenetelo nel’accrescere il suo senso di competenza.
  • Festeggiate i successi. Ogni piccolo miglioramento va lodato. Questo permetterà al bambino di concentrarsi sui successi e meno sulle difficoltà.

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American Psychiatric Association (2013a). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM5). Washington, D.C.: APA (trad. it.: DSM5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

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dr.ssa Laura Chirico

Psicologa, Psicoterapeuta, CTU del Tribunale Ordinario di Tivoli. Lavoro con l'età evolutiva (disturbi del neurosviluppo e psichiatrici) e con gli adulti, occupandomi prevaletemente di disturbi di personalità e disturbi dell'umore. "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" (M. Proust)

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