Relazioni

Esser coppia ed essere genitori: impegno difficile, ma non impossibilie!

Negli ultimi anni si assiste ad un aumento del desiderio di maternità nella donna “attempata”, come la definisce la medicina. È chiaro che il riferimento è dovuto al pattern biologico, perché in realtà l’età preferibile per una maternità si collocherebbe intorno ai vent’anni, periodo in cui la donna è nel pieno delle forze, della salute e in grado di star dietro ai ritmi dei piccoli.

Oggi si assiste ad un “ritardo” biologico per mille fattori, uno tra tutti la possibilità di essere autonomi economicamente, anche se non si tratta solo di questo. Un tempo le donne avevano un unico ruolo, quello di madre. Con l’inizio del femminismo, dell’emancipazione poi e la conquista della parità dei diritti, la donna si è trasformata via via in un individuo dai mille impegni e compiti, andando di paripasso con la società che corre.

Oggi la donna ha voglia di dimostrare, per prima a se stessa, che non è da meno all’uomo in nulla. E per conquistare buone posizioni, tende a “rimandare” quei momenti di vita che può rimandare.
Ma, a differenza dell’uomo, possiede un orologio biologico, altrimenti detto “periodo fertile”, che ha un termine previsto intorno ai 45/50 anni. Ed ecco che purtroppo oggi, nella maggior parte delle donne, alla soglia dei 40, si inizia a pensare al “mettere su famiglia”… a volte ad ogni costo.

Mi piace riflettere sul post-arrivo di queste creature, giunte in maniera naturale o meno, che ad un certo punto ci sono e fanno parte della famiglia. Molte donne vivono un momento di crisi, perché non si sentono adeguate, non sanno ben distinguere le prime necessità dei figli, non si sentono all’altezza del compito appena preso. Altre invece mettono tutte le loro energie nell’accudimento, prevenendo a volte le stesse necessità del neonato o del bambino, e non dando loro la possibilità di imparare dalle piccole esperienze di richiesta che qualcosa si può ottenere e qualcosa no.

Cosa accade nella coppia?

Il più delle volte durante il primo anno di vita di un bambino, o dell’ingresso in famiglia di un figlio, il papà ricopre un ruolo molto defilato, sopratutto con i neonati, perché esistono le cure primarie (allattamento, cambio pannolini, scarsità di sonno e nuovi ritmi sonno-veglia) che stravolgono i ritmi familiari.

Alle volte questo ruolo “marginale” persiste per un po’ di tempo fino a non concedere più alla coppia nessuno spazio “solo per la coppia”.

Alle volte, dopo il primo anno, ci sono uomini che prendono il posto delle mamme, quasi interamente (ad esempio nel caso di madri che si sentono inadeguate), e accade la medesima situazione.. viene a mancare uno spazio per la coppia.

È vero che i figli cambiano la vita, ed è vero che bisogna avere sopratutto oggi un attenzione maggiore nella crescita e nella educazione dei figli, ma l’essere coppia è un impegno che ci si è presi prima dell’arrivo del figlio e come tale va portato avanti con lo stesso valore che si dava prima.

 

Si può sicuramente affermare che l’arrivo di un figlio crea una “crisi”, se a questo concetto diamo il valore di “cambiamento”, ma esiste anche un tempo per riassestarsi, in cui la coppia ha bisogno di ritrovarsi. Dedicarsi anche un momento definito a settimana può essere molto utile, mentre altre volte non è sufficiente.
Ecco allora che chiedere aiuto in questi casi può essere una soluzione: non è un segno di debolezza, ma un atto d’amore per sé e per la propria famiglia. Non sono casi sporadici, è una situazione figlia dei tempi in cui la terapia di coppia può essere una carta vincente!

 

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Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale. Lunga esperienza nel campo delle disabilità. Conduce gruppi e seminari rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Aree di intervento Relazionale.

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