Relazioni

Il lato nascosto della solitudine: perché stare da soli può farci bene

La solitudine è una condizione che il più delle volte ci spaventa. Ciononostante stare soli può farci molto bene.

Nel precedente articolo abbiamo visto perché stare da soli a volte può farci paura. Tuttavia la solitudine è una condizione che ci appartiene e che non possiamo evitare.

E se questo fosse, in realtà, un vantaggio?

Per capire se la solitudine può avere un ruolo positivo nelle nostre vite è innanzitutto importante chiarire un aspetto: stare soli non vuol dire sentirsi soli.

Scrive Josè Saramago:

“La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi…”

Queste bellissime parole possono aiutarci a capire perché possiamo trascorrere molto tempo da soli senza per questo sentirci soli o, al contrario, avvertire un sentimento di nostalgia e tristezza legato alla solitudine anche in mezzo ad una folla di persone più o meno intime. Quando ci sentiamo soli non è tanto l’assenza dell’altro a farci soffrire ma l’assenza di noi stessi, poiché non riusciamo a godere della nostra compagnia. Talvolta quando siamo soli ci trascuriamo, ci critichiamo o non prestiamo ascolto ai nostri bisogni. Ecco che ci lasciamo soli e svuotati di noi stessi. È in questo vuoto che l’assenza dell’altro diventa fondamentale e la sua ricerca degli altri rappresenta per noi l’unica strategia possibile per sentirci nuovamente riempiti. Lungi dal pensare che esista o sia augurabile una non aver bisogno di nessuno, possiamo riflettere su come non riuscire a stare da soli possa precluderci le numerose possibilità che nella solitudine sono custodite.

Perché, in effetti, dovremmo ritagliarci dei momenti di solitudine?

È un spazio di ascolto. Quando siamo in compagnia di altri soddisfiamo un nostro bisogno, quello di essere in relazione, ma allo stesso tempo ci concentriamo sull’esterno: ci creiamo una immagine dell’altro e di come l’altro ci percepisce in base alle nostre aspettative ed esperienze relazionali. Quando siamo in compagnia solo di noi stessi, nonostante questi continuino ad abitare i nostri pensieri, tutto ciò che è dentro di noi (le paure, i desideri sopiti, i bisogni) hanno la possibilità di emergere con maggiore chiarezza. Ecco che l’incontro con noi stessi diventa una possibilità concreta di conoscerci in modo più autentico e sostenerci se ci mettiamo in ascolto amorevole di noi. “Come stai? Sei felice? Di cosa hai bisogno? Cosa desideri e cosa ti fa paura?” sono domande che in effetti possiamo porci quando siamo da soli.

Rinforza la nostra autostima. Soprattutto se siamo spaventati dallo stare da soli, perché pensiamo di non avere le capacità per essere autonomi, svolgere delle attività da soli ci permette di verificare questa convinzione per scoprire, magari, di essere più forti ed indipendenti di quanto pensiamo.

Stimola creatività. Quando siamo soli il nostro cervello si riposa e abbiamo maggiori possibilità di avere intuizioni creative. Uno studio sulla creatività, ad esempio, ha dimostrato che gli adolescenti incapaci di stare da soli hanno minori possibilità di diventare creativi.

Ci aiuta nelle relazioni. È quando diventiamo capaci di godere della nostra compagnia che siamo effettivamente in grado di nutrirci di quella degli altri. Sino a che le persone che ci circondano rappresenteranno per noi esclusivamente uno strumento per riempire un vuoto che sta solo a noi colmare, allora l’altro sarà solo un manichino su cui appiccicare i nostri bisogni di accudimento più che una persona reale con sue proprie caratteristiche. E sfido chiunque a sentirsi soddisfatto della compagnia di un manichino!

In conclusione, la solitudine è molto di più di quel mesto e triste paesaggio che spesso ci viene alla mente quando ci immaginiamo soli e può essere per noi un terreno fertile in cui coltivare aspetti di noi che aspettano solo di sbocciare.

 

Larson, R., & Csikszentmihalyi, M. (1978). Experiential correlates of time alone in adolescence. Journal of Personality46(4), 677-693.

Morpurgo, E. (Ed.). (1995). La solitudine. Forme di un sentimento. Saggi psicologici e psicoanalitici (Vol. 113). FrancoAngeli.

 

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dr.ssa Angela Barlotti

Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnosi. Si occupa di disturbi psicologici in adolescenza ed età adulta e disturbi psichiatrici. Effettua valutazioni di personalità mediante colloquio clinico e batteria di test psicologici, con stesura di un profilo diagnostico utile ai fini clinici e legali.

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