Età evolutiva

ADHD: Adattare le procedure di apprendimento e insegnamento (parte seconda)

La partecipazione dell’alunno con ADHD alla routine scolastica è resa complicata da 3 fattori principali: Il metodo di studio (di cui si è parlato nell’articolo precedente), la gestione delle autonomie e dalla sfera emotiva e relazionale. 

Dopo aver discusso sulle strategie sul metodo di studio per un alunno con Deficit di Attenzione/Iperattività, in questo articolo verranno presentate le modalità per una corretta gestione delle autonomie e dell’aspetto emotivo/relazionale.

GESTIONE DELLE AUTONOMIE

Tra i momenti più critici evidenziati dagli insegnanti in cui è presente nelle classe un alunno con ADHD vengono spesso segnalati tutti quei momenti della giornata in cui si riduce il livello di strutturazione e supervisione dell’adulto. In questi momenti risulta essere efficace da parte dell’insegnare istruire l’alunno sulle procedure con cui gestire autonomamente i diversi momenti della giornata fornendo una strutturazione in grado di creare delle routine alle quali il bambino possa fare riferimento per svolgere quanto richiesto. Uno strumento utile a questo scopo è la creazione di elenchi operativi ai quali aderire per una corretta esecuzione dei compiti richiesti. Il primo passo, per automatizzare questi comportamenti, consiste nella creazione di una check-list in cui il bambino e l’adulto (insegnante o genitore) concordano insieme i passi da seguire per completare un compito. Solo successivamente si potrà passare ad un uso più autonomo dello strumento per arrivare infine all’eliminazione dell’aiuto da parte dell’adulto. Questo sistema permette di automatizzare comportamenti complessi suddividendoli in passi facilmente osservabili dal bambino.

EMOZIONI E RELAZIONI

Un’altra area in cui un alunno con ADHD sperimenta spesso enormi difficoltà risiede nell’essere in grado di gestire le proprie emozioni e le ripercussioni che questo ha nella creazione di relazioni amicali stabili e soddisfacenti. In molte circostanze, un alunno con tali difficoltà, tende ad essere isolato dai compagni vivendo tale esclusione con frustrazione.

Per ridurre il rischio di “isolamento” del bambino con problemi comportamentali può essere di aiuto la promozione di alcune abilità che possono essere in seguito utilizzate dall’alunno stesso:

  • AUTOCONSAPEVOLEZZA: significa essere in grado di percepire una serie di segnali fisiologici e comportamentali che precedono un comportamento disfunzionale;
  • CONSAPEVOLEZZA NEL CONTESTO: essere in grado di identificare le situazioni ambientali che possono far insorgere comportamenti disregolati nel bambino. L’identificazione può permettere all’adulto che è con il bambino di evitare o fornire un supporto adeguato per affrontarle;
  • FLESSIBILITÀ RELAZIONALE: consiste nella capacità di immaginare diverse modalità per affrontare situazioni spiacevoli.

Tutti gli interventi citati possono coinvolgere l’intero gruppo classe. Il coinvolgimento di tutti gli allievi permette un migliore processo di inclusione dei bambini con disturbi comportamentali, obiettivo fondamentale da raggiungere per gli insegnanti che gestiscono una classe con uno o più elementi con ADHD.


Fedeli D., Vio C., (2015), ADHD, iperattività e disattenzione a scuola, Giunti O.S., Firenze

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Psicologo, Psicoterapeuta dell'età evolutiva specializzato nei disturbi del comportamento. Mi occupo della valutazione, diagnosi e riabilitazione di bambini con disturbi del comportamento e delle famiglie che hanno difficoltà a gestire i propri figli con diagnosi di ADHD e disturbi del comportamento esternalizzante in generale.

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