Psicologi

Transfert, controtransfert e Analisi Transazionale

Nel corso del tempo i concetti di transfert e controtransfert, fenomeni da cui non si può prescindere all’interno del setting terapeutico, sono stati analizzati e osservati da vari autori appartenenti a modelli teorici diversi. In questa sede si farà riferimento in particolare alla cornice teorica dell’Analisi Transazionale.

Nel setting individuale il terapeuta e il cliente possono rivivere insieme (transfert e controtransfert) i conflitti infantili all’origine dei disturbi attuali del paziente. Attraverso il rivissuto, insieme all’analisi e all’interpretazione che ne vengono fatte, si può giungere a quello che è per Berne l’obiettivo della psicoterapia: restituire alla neopsiche quel controllo che in precedenza era dell’archeopsiche (Novellino, 2001).

Nel descrivere le diverse teorizzazioni, ci si soffermerà su due autori in particolare.

Mellor (1980) introduce una visione evolutiva dell’impasse, con tre tipologie diverse legate a tre fasi di fissazione, e la descrizione di tre tipi di impasse transferali. L’impasse di 1° tipo si instaura tra il quarto e l’ottavo anno di età, il cliente proietterà il proprio G2, e si avrà quindi un transfert cognitivo in quanto G2 contiene messaggi di copione trasmessi per via verbale e quindi con la partecipazione di processi cognitivi di A2;  l’impasse di 2° tipo si instaura tra il secondo e il quarto anno di vita, il cliente proietterà il proprio G1 che contiene messaggi di copione trasmessi per via emotiva (ingiunzioni) e quindi si parlerà di transfert affettivo, e implica il funzionamento prelogico di A1; nell’impasse di 3° tipo, che si instaura durante il primo anno di vita, il paziente proietterà il proprio G0 che contiene messaggi di copione trasmessi attraverso il controllo dei processi fisiologici e quindi implicanti il funzionamento di A0. In questo caso si parla di transfert somatico. Nell’impasse transferale il cliente vivrà come egosintonico il polo B dell’impasse (B0, B1, B2) e ripeterà le convinzioni e le decisioni di copione, mentre proietterà sul terapeuta il polo G (G0, G1, G2) attribuendogli le limitazioni sofferte durante il protocollo di copione. Il cliente rimetterà in atto la relazione simbiotica originale e nel qui ed ora della relazione terapeutica potrà rielaborare la contaminazione alla base delle sue difficoltà attuali.

Una sistematizzazione delle dinamiche di transfert e controtransfert è stata presentata dalla Clarkson (1991a, 1991b, 1992). L’autrice distingue il transfert in: complementare (il paziente proietta il proprio G sul terapeuta – il G o B del proprio genitore reale o fantasticato – cercando di instaurare una simbiosi complementare), concordante (il cliente tenta di identificarsi con il terapeuta proiettando il proprio B). Entrambi possono avere aspetti distruttivi quando il transfert porta all’acting-out e a giochi di 3° grado, o facilitanti quando il cliente proietta sul terapeuta ciò che è stato efficace e positivo in passato. Il controtransfert è distinto in: reattivo complementare (il terapeuta risponde come se fosse il G del paziente) e reattivo concordante (risponde in modo sintonico all’esperienza del paziente, sperimentando le esperienze che lui ha evitato o risuonando empaticamente col suo vissuto, es. B-B). Entrambi possono avere risvolti distruttivi se portano a una contro-identificazione proiettiva agita inconsapevolmente dal terapeuta, o facilitanti se il terapeuta reagisce con emozioni legate a vissuti arcaici positivi del cliente. L’autrice parla anche di un controtransfert proattivo, che consiste nel transfert del terapeuta sul paziente a partire dai propri conflitti irrisolti. Anche questo viene distinto in complementare (il terapeuta completa le proiezioni di G e B da parte del cliente rispondendo però in base al proprio passato) o concordante (il terapeuta sperimenta le esperienze del cliente in base al proprio passato, a partire dal proprio bisogno di identificazione). Gli aspetti distruttivi si hanno quando può danneggiare il benessere del cliente. L’unico aspetto facilitante può essere considerato il fatto che il terapeuta può scegliere i clienti con cui lavorare in base al proprio passato. Viene identificato anche un controtransfert reattivo da parte del cliente, quando reagisce influenzato dall’identificazione proiettiva attivata dal terapeuta e reagisce quindi in base al passato del terapeuta. Si divide in reattivo complementare, in cui il cliente risponde completando la proiezione del terapeuta, come G o B in base alla storia del terapeuta, e reattivo concordante quando il cliente si identifica con il B negato del terapeuta oppure risuona empaticamente con il suo vissuto. Anche in questi casi ci possono essere risvolti dannosi (es. acting-out basato sulla patologia del terapeuta) o facilitanti se il cliente risponde in modo naturale con sentimenti di apprezzamento e stima. Transfert e controtransfert, quindi, sono interdipendenti e legati da una relazione circolare.

L’autrice propone il concetto di processo parallelo, per dire che il campo della relazione terapeutica si rispecchia nel processo di supervisione, in quanto spesso il terapeuta si comporta in supervisione nello stesso modo in cui fa il paziente in terapia. A sua volta il cliente può rispondere al materiale indotto dal terapeuta partendo da un processo di identificazione proiettiva avviato dal supervisore.

Per altri approfondimenti del concetto di transfert e controtransfert si suggerisce il contributo di Erskine che aggiunge il concetto di gestalt fissa, il modello di Kahler sulle sequenze del dialogo interno come strumento di diagnosi dell’impasse transferale e il modello di Moiso sul transfert scisso legato al disturbo di personalità narcisista e borderline.


Clarkson, P. (1991a). Through the looking glass: explorations of transference and countertransference. Transactional Analysis Journal, 21, 2, pp. 99-107.

Clarkson, P. (1991b). Further through the looking glass: explorations of transference and countertransference and parallel process in TA psychoterapy and supervision. Transactional Analysis Journal, 21, 3, pp. 174-183.

Clarkson, P. (1992). The interpersonal field in TA. Transactional Analysis Journal,22, 2, pp. 89-94.

Mellor, K. (1980). Impasses: a developmental and structural under standing.  Transactional Analysis Journal,9, 3, pp. 213-221.

Novellino, M. (2001). L’approccio clinico all’analisi transazionale. Epistemologia, metodologia e psicopatologia clinica. Milano, FrancoAngeli.

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dr.ssa Marilena Celani

Psicologa, psicoterapeuta per adulti ed età evolutiva, psicodiagnosta, terapeuta E.M.D.R., consulente in Mediazione Familiare e insegnante di Baby Massage. Mi occupo di disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, elaborazione di esperienze traumatiche, problematicità nella relazione genitori e figli, sostegno in fasi di cambiamento del ciclo di vita, intervento in situazioni di separazione e divorzio. Lavoro nelle scuole per la formazione degli insegnanti, la gestione delle dinamiche del gruppo classe, la presenza di alunni diversamente abili, l'intervento su situazioni di emarginazione, fenomeni di bullismo o difficoltà relazionali di altro tipo. Mi occupo di gruppi di psicoeducazione per bambini e adolescenti, training sulle competenze genitoriali e corsi di Baby Massage.

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